venerdì 10 novembre 2017

Cacciatori, messaggeri e guerrieri: la corsa nelle culture native americane

Nell’era precolombiana, prima della introduzione del cavallo da parte degli spagnoli nel XIVº secolo, camminare e correre facevano parte della vita quotidiana praticamente tra tutte le popolazioni native del continente americano.
Dall’Alaska alla Terra del Fuoco la corsa è stata un modo per spostarsi rapidamente nei vasti territori che caraterizzavano queste terre.
La grande maggioranza delle culture native erano nomadi, molto delle quali cacciatrici di persistenza e la corsa era una fattore essenziale così come nelle culture sedentarie come ad esempio quella Azteca.
Esistono poche informazioni in proporzione alla vastità di popolazioni che abitavano questi luoghi pero per alcune culture è stato possibile avere una idea dell’importanza della corsa nelle varie culture amerinde, attraverso usi e costumi tramandati fino ai nostri giorni, articoli scritti successivamente all’arrivo degli europei ed alcune foto.
Corridore Taos Pueblo. New Mexico.
1914. Foto di Carl Moon.
Senza cavalli, utilizzando solo cani come animali da traino, i nativi americani erano condizionati a percorrere grandi distanze a piedi fin da un'età precoce.

Gli Apache per esempio, famosi per la loro tenacità, da adolescenti dovevano intraprendere una lunga corsa su aspri terreni trasportando sulla schiena un pesante carico durante 48 ore senza riposare. Una dura prova iniziatica che serviva per le uscite di caccia di persistenza che potevano durare anche fino a due settimane.
Un Apache adulto poteva percorrere tra gli ottanta e centoventi chilometri al giorno.
Articolo del “The New York Times”, Marzo 1885

Altri cacciatori di persistenza che abitavano nelle vicinanze dei territori Apache sono i Rarámuri che abitano ancora oggi nelle zone del Messico settentrionale tra le montagne della Barranca del Cobre e di cui abbiamo ampliamente trattato negli articoli precedenti.
Donne Rarámuri durante la corsa della Ariweta.

Nella cultura Hopi, come in molte culture Pueblos, la corsa ha sia una importanza pratica che cerimoniale.
Si credeva che gli antenati e gli animali insegnarono alla razza umana a correre, e che le corse degli spiriti ancestrali contribuirono allo sviluppo e alla organizazzione del mondo.
Durante le cerimonie come la danza del serpente o della canasta, le corse avevano un significato sacro. Ancora oggi gli Hopi continuano a correre nelle loro cerimonie propiziando piogge per le loro coltivazioni.
Corridori Hopi, 1902. Foto di Jesse H. Bratley
Cerimonia Hopi della Danza dei Serpenti. 1899-1900. Foto di Summer W. Matteson.


Corridori Acoma Pueblo, New Mexico. 1909. Fonte: New York Public Library.

Gara durante il St. Geronimo Day. Taos Pueblo, New Mexico. 1884-1892. Foto di W.A. White.

Tra le tradizioni Navajo esiste un rito di passaggio per le ragazze che dall’età della pubertà passano all’età adulta tramite la celebrazione della “Kinaalda”. Durante il rito le ragazze apprendono che l'universo deve essere tenuto in ordine. Imparono a prendersi cura della terra e tutto ciò che vive in essa. La terra è la madre di tutta la vita. Fornisce un riparo, nutrimento e produce la vita. Tra i tanti rituali che fanno parte della Kinaalda c’è anche quello dedicato alla corsa. I Navajo credono che la vita e il movimento sono valori essenziali. La ragazza correndo esprime la visione del mondo.

Ragazza Navajo durante la celebrazione delle Kinaalda

In tutto il continente americano esistevano reti commerciali molto vaste utilizzati da commercianti e messaggeri. I primi coloni europei documentarono fin da subito queste reti di intercambio tra le varie tribù per esplorare il territorio americano.
Nel nord-est in quella che sarebbe diventata New York, la confederazione Irochese era tenuta insieme dai loro messaggeri che potevano percorrere correndo in tre giorni 380 chilometri portando messaggi di importanza anche politica. I corridori Irochesi trasportavano nello loro rotte cinturoni chiamati “Wampum” fatti con pezzi di conchiglia che oltre ad avere un significato decorativo nei loro simboli c’erano anche codificati messaggi di accordi, inviti a riunioni o assemblee, risoluzioni di conflitti, morte o nomina di un leader o qualsiasi altro messaggio che doveva essere recapitato a una tribù vicina. I corridori avevano la missione di fare arrivare questi messaggi a volte di vitale importanza per la sopravvivenza come per esempio chiedere aiuto durante un attacco nemico.

Cinturone Wampum

Più a sud del continente, nella civiltà Azteca, esistevano messaggeri che correvano per fare arrivare le notizie il prima possibile.
I Paynanis, o messaggeri del Dio Paynal, la cui definizione etimologica è "corridore veloce" o "piè veloce" avevano il compito di recapitare messaggi.
Consegnavano informazioni urgenti correndo lunghe distanze in breve tempo. Con il sistema di staffetta potevano percorrere fino a 600 chilometri al giorno.

Rappresentazione grafica di un messaggero Paynani

 Messaggeri corridori li troviamo anche in Perù nelle antica civiltà Inca.
Si chiamavano Chaquis e facevano parte del sistema di comunicazione dell’impero. Attraversavando la Cordigliera delle Ande a velocità sostenuta. Utilizzando anch’essi il sistema di staffetta, potevano percorrere enormi distanze in un tempo relativamente corto, circa 300 chilometri al giorno. Un messaggio che partiva da Quito (Ecuador) arrivava a Cuzco (Perù) in solo 5 giorni, coprendo una distanza di 1250 chilometri. I sentieri  non erano semplici in quanto si snodavano tra montagne con alture considerevoli, tra precipizi e ponti fatti di corda che ondeggiavano sospesi su burroni.
Rappresentazione grafica di un messaggero Chasqui.

Sono state descritte in questo articolo solamente alcune culture ma possiamo dire che in tutto il continente americano la corsa è stata fondamentale per secoli, facendo prosperare civiltà, tra deserti ed alte montagne, tra oceani ed immense pianure.

Per maggiori approfondimenti:

Indian Running: Native American History and Tradition, 1987 di Peter Nabokov.

 


martedì 15 aprile 2014

Huasteca Potosina

Un piccolo assaggio della nostra ultima escursione nella Huasteca Potosina visitando la cascata de Tamul.


lunedì 30 dicembre 2013

Resoconto dell'anno

Un anno decisamente strano questo che stà appena passando. Un inizio davvero grande con uscite invernali e primaverili in zone molto belle e poi la frattura del peron che mi ha fermato per 3 mesi si può dire. Ma la vita da giri inaspettati e così con grande spirito d'animo mi sono proposto 2 sfide. La prima sfida riniziare le mie attività entro i 3 mesi dall'incidente e successivamente una sfida ancora più grande: terminare un triathlon di montagna con distanza olimpica (1500 mt di nuoto, 40 km di mountain bike e 10 km di trail running). E così fù anche se fino alla fine di ottobre ero ancora incerto sull'esito di questa sfida. Il 17 di novembre ho così partecipato in una bellissima luogo quale la Laguna de la Media Luna nello stato di San Luis Potosì alla gara riuscendolo a terminare in buonissime condizioni in 3 ore e 17 minuti. Questa esperienza mi ha fatto capire ulteriolmente l'importanza di vivere alla giornata senza mai perdersi d'animo.


lunedì 29 luglio 2013

Incidente nel percorso


Il giorno 11 di maggio sono caduto in bici rompendomi il perone in due parti scomposte. Operazione e piastra con 7 viti.


Nel mese tra i più caldi di queste zone ho fatto la mia convalescenza fermo a letto, immobile,  in compagnia di televisione e ventilatore. Con tanta pazienza sia da parte mia che di mia moglie che amorevolmente non mi ha fatto mancare mai niente. Un dolore vero e proprio non l'ho mai avuto, non ho mai preso infatti antidolorifici ma l'infiammazione ha tardato molto ad abbassarsi, ancora oggi non è al 100% la mia caviglia essendo ancora un pò gonfia però con i giorni si vedono miglioramenti.


Dopo 6 settimane di riposo ho iniziato ad andare con le stampelle e ho fatto terapia in un centro specializzato che tra idroterapia, esercizi, ultrasuono e tens, pian pianino mi ha rimesso in sesto. Dopo due mesi ho iniziato a camminare senza stampelle, una felicità immensa. Essere autonomo è davvero una cosa unica e speciale che a volte dimentichiamo la sua importanza. Poco a poco, iniziando con il nuoto, ho riniziato anche le mie attività che tanto mi sono mancate in queste ultime settimane. Oggi finalmente ho riniziato a pedalare :)