venerdì 21 dicembre 2007

La notte più lunga

Ovvero il Solstizio Invernale, oggi, 21 Dicembre.

Una volta lo si festeggiava accendendo un fuoco ora lo si fà accendendo le luci e lo si chiama Natale per celebrare la nascita di Gesù 4 giorni dopo.

Dal 20 al 24 dicembre sembra che il Sole, nel suo moto apparente, si fermi (Solstitium significa “Sole fermo”): è quindi il momento del massimo declino dell’Astro. Il 24 sembra riprendere il suo cammino, ogni giorno un pò più verso l’alto fino al Solstizio Estivo. Una notte magica.

La stessa magia che ha unito tante popolazioni in festeggiamenti e celebrazioni durante la nostra storia:

3.600 anni fà veniva festeggiata in Persia la nascita di Mitra, figlio del Sole. In Egitto si ricordava la nascita di Osiride e di suo figlio Horo. In Babilonia si festeggiava il dio Tammuz, unico figlio della dea Istar rappresentata con il bimbo in braccio e con una aureola di dodici stelle attorno alla testa: l’icona della madre con il figlio neonato risale alla notte dei tempi ed ha sempre simboleggiato la Madre Terra che produce i suoi frutti. In Messico si festeggiava la nascita del dio Quetzalcoatl e nello Yucatan quella del dio Bacab. Anche il dio azteco Huitzilopoctli vede la luce durante questo periodo, mentre gli scandinavi festeggiavano la nascita del dio Freyr (celebrazione legata alla festa dello Yule). In Grecia nasceva Dionisio ed in Siria Adone.

Quello che unisce tutte queste celebrazioni è la speranza di un nuovo cammino fatto di prosperità, amore, salute. Un nuovo cammino che si incomincia a intraprendere insieme al sole che, dopo una apparente fermata, rincomincia a muoversi. Una festività insita nel nostro inconscio collettivo e che si perpetua anno dopo anno, millenio dopo millenio, di generazione in generazione, fatto di sogni, speranze e ritmi naturali che assumono vari nomi, simboli e tradizioni.

Io, d'altro canto, 12 mesi fà iniziai proprio durante questo periodo, un nuovo cammino scrivendo sulle pagine di questo blog dove ho potuto descrivere e trascrivere pensieri che ho colto intorno e dentro di me.

Auguro un Buon Solstizio a tutti Voi. Sostituite la parola Solstizio a seconda delle vostre credenze e tradizioni che tanto ci accomunano come uomini.

giovedì 20 dicembre 2007

La rivolta dei Lakota


Riporto di seguito l'articolo preso da Peace Reporter:


"Gli indiani Sioux Lakota dicono basta. Dopo 150 anni dalla firma dei trattati fra la popolazione nativa e il governo degli Stati Uniti, i capi della gloriosa tribù hanno deciso di “non essere più cittadini Usa”. Il motivo? Il governo di Washington nel corso degli anni, dicono i capi tribù, non ha rispettato i trattati e ha fatto di tutto per “rubare la nostra cultura, le nostre terre e la nostra capacità di mantenere il nostro stile di vita”. Dunque, hanno aggiunto, le firme apposte sui trattati “non sono altro “che parole senza senso su carta priva di valore” e per questo non avrebbero validità.
Inoltre, fa sapere Russel Means, attivista nativo appartenente ai Sioux Lakota, “non siamo più cittadini Usa e tutti coloro che vivono nell'area dei cinque Stati del nostro territorio sono liberi di unirsi a noi”. E sono previste anche delle novità. Chi deciderà di rinunciare alla nazionalità Usa otterrà una nuova patente di guida e un nuovo passaporto. Anche in materia fiscale, la nuova identità statale che potrebbe nascere preannuncia novità. Infatti, i cittadini che aderiranno al “nuovo Stato” non pagheranno tasse. La tribù dei Sioux Lakota è una delle più gloriose del paese. Nel 1876 sconfissero con a capo Toro Seduto le truppe del generale Custer nella famosa battaglia di Little Big Horn."


Questo ulteriore atto da parte di un gruppo dei Lakota dimostra che la ferita è ancora aperta.

Il governo Statunitense potrà sostentare ed arricchire tutte le culture native che si trovano sul territorio ma mai potrà restituire la loro identità, la loro dignità e i loro luoghi. Non si possono cancellare le deportazioni nelle riserve e i vari genocidi perpetuati nei loro confronti. Il passato non si dimentica: il presente è il suo testimone. I discendenti di questi popoli attualmente sono poveri. Poveri di un’identità che si rifletteva in un territorio e di una cultura basata su determinati principi lontani dal pensiero del cosidetto uomo occidentale, ma di cui ora devono fare i conti con una integrazione forzosa e difficile. L'alcolismo, il diabete, il suicidio sono solo alcuni degli effetti di questa perdità d'identità fisica e morale. Mi si potrà dire che questo sia uno dei tanti processi crudeli ed inevitabili del nostro cammino, che la vita è sempre in evoluzione e che le guerre e le conquiste hanno fatto sempre parte della nostra storia con i propri vinti e i propri vincitori, però sono convinto che per ogni cultura che si estingua una parte di noi se ne và e questo mi dispiace perchè ogni popolo ha qualcosa da insegnare per poterci arricchire. È necessario sfatare il fatto che il governo Americano (e non solo...) abbia questi principi di rispetto.

lunedì 17 dicembre 2007

¡Que desmadre!

Fiera Internazionale di Queretaro, ultimo giorno, domenica, una marea di persone. La fiera è davvero grande sinceramente non me l'aspettavo cosí. Qualche foto per rendere l'idea.



sabato 15 dicembre 2007

Scarpe

Mi rendo conto vedendo i posts di questo blog che ho parlato davvero poco della mia passione per la corsa che ormai mi segue da diversi anni. Oggi ho voglia di parlare delle mie scarpe con le quali vado a correre. Fondamentali e peculari per i diversi tipi di movimento e terreni considerando le qualità tecniche che ognuna di esse racchiude. Sono le mie compagne di ritmo. Quel ritmo che tanto mi piace e che ospita situazioni e luoghi.

Nessun interesse a fare pubblicità gratuita ma solo voglia di compartire le mie abitudini con ciò che calzo in questi giorni mentre corro. Poi se possono essere di aiuto le prossime informazioni ancora meglio.


Inizio da lei, la ultima arrivata, la Saucony Pro Grid 5


Finalmente si può trovare questa marca anche qui in Messico; la mia favorita per quanto riguarda la buona calzabilità. L'unica pecca è che si consumano rapidamente. Comprate da pochissimi giorni spero che mi daranno tante soddisfazioni.

Nike Air Trail Pegasus +


Attualmente è la scarpa che utilizzo di più (lo si nota da come sono impolverate vero?) È adatta per percorrere viottoli di campagna, sentieri dei boschi, montagne, aride dune dei deserti, greti dei torrenti... insomma ovunque. Leggere ma con un aspetto indistruttibile. Hanno un buon ammortizzamento per evitare lesioni alle articolazioni, una ottima flessibilità e aderenza.

Due paia di scarpe ultraleggere: le Saucony Grid Type A e le Adidas CC Rotterdam IV.





Molto simili nelle caratteristiche e anche nei colori. C'e' gente che fà maratone con queste scarpe reattive ma io preferisco usarle in tratti non superiori ai 10 km considerando la loro leggerezza e la poca protezione delle suole in confronto alle scarpe descritte prima. Le uso più che altro in Italia sul tratto del lungomare pianeggiante del mio paese.

Le prossime scarpe non sono proprio per correre ma le ho volute inserire perchè sono quelle con cui faccio trekking e con cui ho percorso altitudini superiori ai 2500 metri qui in Messico: le sorprendenti New Balance 642 GM




Nonostante abbiano macinato chilometri sembrano ancora nuove... incredibile.

Queste sono le 5 paia di scarpe che stò utilizzando da un anno a questa parte, compagne di corse e di camminate.

Non sò voi ma quando due vecchie scarpe arrivano al loro limite, guardandole io penso sempre a dove mi hanno portato, penso alle emozioni che ho vissuto indossandole. Emozioni fatte di sofferenze e gioie... un insieme di storie e luoghi racchiusi tra due lacci.
Le marche e il logo sono relativi.


Alla fine quello che rimane è l'intensità di ciò che si è vissuto: un brivido che non ha né un nome né forma.

venerdì 14 dicembre 2007

Dale, dale, dale...

"Dale, dale, dale, no pierdas el tino, porque si lo pierdes, pierdes el camino. Dale, dale, dale, no pierdas el tino, mide la distancia que hay en el camino. Dale, dale, dale, no pierdas el tino, porque si lo pierdes, pierdes el camino. Dale, dale, dale, dale y no le dio, quiten le el palo porque sigo yo"

Si dice che in Messico ci sia una festa per ogni giorno dell'anno tra le varie città e i vari paesi. La stragrande maggior parte sono feste legate alla religione e conservano un folklore e un calore umano particolare.

Dicembre è il mese della Virgen de Guadalupe, della Navidad (Natale) sinonimo de Las Posadas.


Prima dell'arrivo degli spagnoli in Messico, nel periodo che andava dal 7 al 26 di Dicembre, si celebrava una tra le principali feste: quella dedicata al Dio della guerra Huitzilopochtli. Per questa ragione e approffitando delle coincidenze delle date i primi evangelizzatori sostituirono il Dio preispanico con Giuseppe e Maria per mantenere così la celebrazione ma con carratteristiche cristiane-cattoliche.


Si suppone che la tradizione delle Posadas si originò nel poblado di San Agustin Acolman al nord-ovest di Città del Messico. Posada tradotto in Italiano significa alloggio. In pratica è una festa che ripercorre i giorni in cui Maria e Giuseppe cercavano e chiedevano alloggio prima della nascita di Gesù. Durante il cammino si crede che abbiano chiesto alloggio in diversi punti, 9 simbolicamente, prima di raggiungere la grotta di Betlemme.



Per questo motivo Las Posadas sono 9 celebrazioni che iniziano il 16 e terminano il 24 di questo mese, una per ogni giorno, celebrate in 9 case, 9 famiglie differenti. Si forma come una sorta di pellegrinazione all'interno del quartiere o delle famiglie dove tra rosari e canti si chiede posada in differenti case. Simbolicamente all'inizio i pellegrini vengono rifiutati ma una volta riconosciuti Maria e Giuseppe vengono fatti entrare per poter festeggiare tutti insieme l'evento.
E qui incomincia la fiesta! Si beve Ponche (una buonissima bevanda ottenuta facendo bollire vari tipi di frutta stagionale... niente alcol ma se uno vuole... ho visto gente allungarla con un pò di tequila)
A seconda della tradizione e della zona si mangiano diversi antojitos ovvero stuzzichini (ma sono dei piatti veri e propri) come i pambazos,




tamales,





buñuelos,


sopes,


pozole
e altri manicaretti.... panza mia fatti capanna!!!!!!!


Nella celebrazione c'è anche la Piñata (Pignatta).



Originaria dalla Cina si dice che Marco Polo l'abbia portata in europa e gli Spagnoli in Latino America. In Messico ha assunto colori, forme e significato particolari. Costruita di coccio o cartapesta, rappresenta la lotta tra il bene e il male. Basicamente è a forma di stella ed è costituita da 7 punte che rappresentano i 7 peccati capitali. È vistosa e multicolore per simbolizzare le tentazioni e i peccati. A turno gli invitati bendati devono cercare di romperla con un bastone. Restare con gli occhi bendati simbolizza la fede che non ha bisogna di vedere per credere. I dolci che cadono dopo la rottura della piñata simboleggiano invece la grazia ricevuta e il perdono dei peccati. Mentre si cerca di rompere la piñata, che appesa alcune persone fanno dondolare per rendere più difficile il bersaglio, si canta il ritornello che ho inserito all'inizio di questo post... una vera gioia per i bimbi ricompensati dai dolci.

Io intanto con la scusa della tradizione continuo a parlare di mangiare. Siamo sotto Natale è ammissibile, poi... va beh... la cucina Messicana è una delle mie favorite... non sò se si era capito. È ammissibile tutto l'anno dai.

lunedì 10 dicembre 2007

Saliscendi

Oggi proprio non avevo nessuna voglia di fare niente. Questa mattina io e Perla abbiamo accompagnato alla Terminal de autobuses una nostra amica che ha trascorso qualche giorno qui con noi. Abbiamo poi fatto qualche ora tra i vari negozietti nel centro di Queretaro. Ritornato a casa voglia di correre.. zero. Verso le 5 del pomeriggio però mi sono deciso a tentare perlomeno di fare un'oretta visto e considerato che da quando ho incominciato questa storia del cambio della casa, cioè all'incirca due mesi fà, la qualità della mia corsa è un pò scesa: stò correndo 2-3 volte alla settimana per una mezzoretta o 45 minuti. Oggi, stranamente, visto la svogliatezza con cui ho iniziato la giornata, sono riuscito a correre abbastanza da ritenermi molto soddisfatto tra i vari saliscendi delle montagne che si trovano nei dintorni con una altezza variabile tra i 1800 e 1900 metri di altitudine. Finalmente un segnale serio, un impulso che mi era mancato da un pò di mesi a questa parte che mi spinge a desiderare qualcosa di più concreto per l'anno nuovo che si stà approssimando. Non mi piace in ogni modo proiettarmi nel futuro con un impegno specifico da quando ho lasciato il triathlon qualche anno fà. Ora affronto la corsa senza fare troppi progetti agonistici, preparazioni estenuanti o ripetute assurde per migliorare una prestazione che alla soglia dei miei 40 anni trovano poco spazio. L'approcio della corsa è sensibilizzato dal godersi il panorama e tutto ciò che circonda, da quel lasciarsi andare che provoca sempre quello stato di benessere. È sempre una soddisfazione poi vedere quanto ho corso: una, due, tre quattro montagne! Quello che rimane è il cammino che ho fatto e non il tempo con cui l'ho percorso. Scalate e discese fatte con fatica accompagnate sempre da quella adrenalina che mi proietta in qualche luogo remoto che si confonde tra mente e corpo senza quella fretta dettata da un cronometro. È tanto che non faccio una gara agonistica per questi motivi ma c'e' una città a me molto cara alla quale è legato anche un evento sportivo che si rinnova ogni anno nel mese di Ottobre: Venezia e la sua maratona. Ho sempre rimandato, vuoi per gli infortuni, vuoi perchè non coincidevano i mesi Italiani di vacanza ma adesso che si approssima il nuovo anno penso: 10 mesi... chissà...

martedì 4 dicembre 2007

Vacas, gallos y diversion


È iniziata qui in Queretaro lo scorso 30 di novembre e proseguirà fino al 16 dicembre la Feria Internacional de Queretaro 2007, una esposizione vera e propria del bestiame nata inizialmente per dare modo di esporre i propri capi di allevamento con l'obiettivo di migliorarne la qualità. Un appuntamento molto importante considerando che tutti ne parlano in questa città.

Questa fiera, nata nel 1923, rappresenta un ulteriore testimonianza riguardante la storia dell'allevamento Queretano, un patrimonio culturale che si rinnova ogni anno. Una occasione insomma che riunisce e che serve a gratificare il lavoro, la dedicazione, lo sforzo e l'amore che generazioni di allevatori hanno plasmato in questo territorio; per questo, per festeggiare, sono anche presenti in tutte questi tipi di fiere (conosciute nella repubblica Messicana come Palenques) anche altri eventi come ad esempio concerti, stands gastronomici dove si può mangiare davvero con pochi pesos, bancarelle di artigianato, luna park e poi ancora la Pelea de Gallos (un combattimento tra due galli di una razza specifica a cui vengono messe delle lame sulle zampe per poter inferire sull'avversario) e le corride con tori. Quest'ultime due tradizioni non le condivido perchè le ritengo ingiuste e crudeli nei confronti di questi animali: già ci offrono le loro carni non vedo proprio perchè dobbiamo prendercene gioco. In ogni modo riconosco l'importanza di questo appuntamento per la storia e lo sviluppo dell'allevamento in questo territorio.

domenica 25 novembre 2007

Chapulines


Quando andai la prima volta in Oaxaca, visitando il mercato Benito Juarez, mi saltarono all'occhio delle canaste piene di animaletti rossi tostati. Vedendoli da lontano mi sembravano gamberetti.
Avvicinandomi però alle canaste capii che erano ben altra cosa che molluschi di mare: erano Chapulines. Il Chapulin non è altro che un grillo fiero rappresentate della gastronomia Oaxaqueña. 
Si preparano fin dall'epoca preispanica bollendoli per poi essere tostati su di un Comal, un disco di metallo o di terracotta. Per un Italiano come me, abituato a ben altra gastronomia, devo dire che la mia prima impressione fù di diffidenza ma anche di curiosità.


Quella curiosità che mi ha portato ad approfondire la conoscenza su certe usanze culinarie messicane e sull'uso non solo gastronomico degli insetti.



Gli studi dell'Istituto di Biologia della UNAM, indicano che una terza parte degli insetti conosciuti sono commestibili. L'organismo di un insetto rappresenta un 60-70% di proteine paragonabile alla carne di mucca, di maiale e di pollo. (100 gr di carne di mucca contiene tra il 54 e il 57% di proteine, per la stessa quantità di chapulines le proteine variano dal 62 al 75%. Sono facili da digerire. I grassi contenuti sono di quelli buoni, beneficiari per il nostro organismo. Contengono minerali quali sodio, potassio, calcio, zinco, ferro e magnesio oltre che vitamina A, C e D oltre ad avere una discreta porzione di calorie sufficenti per far compiere le differenti funzioni organiche dell'uomo.



Durante la storia dell'umanità gli insetti hanno fatto parte della dieta di moltissime etnie sparse nel mondo e in Messico; questa usanza è riuscita ad arrivare fino ai nostri giorni.



A seguito una breve lista degli insetti più famosi usati nella gastronomia di alcuni stati Messicani:



I famosi Chapulines, conosciuti anche come Saltamontes

Gusanos (Vermi) della pianta del Mesquite

Gusanos della pianta del Maguey (agave)

Jumiles de Morelos (insetti appartenenti alla famiglia dei Rincoti Eterotteri)

Chicatanas o Cuatalatas (specie di formiche)

Cigarras (conosciuti in Italia come Cicadidi)

Escamoles (larve della formica Liometropum Apiculatum)



Oltre che essere commestibili gli insetti hanno avuto anche altri usi.
La cocciniglia, ad esempio, produce l'acido carminico per difendersi dai suoi predatori. Da questo acido estratto dal corpo o dalle uova dell'insetto si può ottenere un colorante naturale: il carminio noto anche come rosso cocciniglia.
Con questo pregiato colorante si tingono i tessuti. Famosi sono i coloratissimi tappeti di Teotitlan del Valle, sempre nello stato di Oaxaca, il cui colore rosso proviene tradizionalmente da questo insetto.



Nelle culture preispainiche come la Zapoteca, la Mixteca e la Maya venivano usati insetti per controllare malattie digestive, respiratorie, ossee, nervose e della circolazione oltre che avere un uso antibiotico e battericida.


Un giorno lontano da quella mia prima visita al mercato Benito Juarez di Oaxaca, provai il famoso chapulin. Era di un tipo che cresce e si alimenta tra le piante di rosmarino; croccante, aveva un sapore molto attinente a questa pianta. Con una buona dose di salsa guacamole riuscii a superare incuriosito quel pregiudizio fatto di disgusto e mangiarmi un Taco di chapulines... uno solo... con tutto il rispetto e la consapevolezza del suo valore nutrizionale...

giovedì 22 novembre 2007

La Milpa

La milpa è una parola di origine náhuatl che significa "campo recentemente pulito". È un agrosistema diffuso in Messico che permette di coltivare perlomeno 3 specie di vegetali differenti utilizzando spazi di diverse dimensioni sfruttando porzioni di terra che possono essere compresi in diversi sistemi tra i quali selve, foreste e a lato di fiumi. Nella coltivazione della milpa il mais è la pianta principale, insieme vengono in genere coltivati fagioli e zucche


La pianta dei fagioli arricchisce la terra di nitrogeno mentre le zucche, che si attorcigliano sulla pianta del mais, estendendosi ostacolano il passo a qualsiasi altra pianta (a parte quelle inserite) che possa interferire nella milpa. Ci possono essere anche altre tipi di piante nella milpa tra le quali il peperoncino. Le milpas usano meno insetticidi e fertilizzante rispetto a una coltivazione tradizionale.

Sono meno suscettibili alle diverse malattie e plaghe. Danno una maggiore diversità di prodotto (cereali, legumi, frutti) e durante il processo di coltivazione possono offrire diversi tipi di alimenti come ad esempio il mais dal quale si può estrarre la canna di mais, le pannocchie con i suoi semi e i funghi commestibili che nascono dentro le pannocchie chiamati Huitlacoches. Nelle stagioni delle piogge abbonda una erba ricca di vitamina A chiamata Quelites. Il mais inoltre viene dato agli animali i quali in cambio danno materia organica per fertilizzare la milpa. Questa stretta collaborazione crea cosi un circolo di interdipendenze regolato dai ritmi della natura il quale ha creato all'interno delle comunità una visione cosmologica e sacra. La milpa racchiude 5000 anni di storia di questo paese. Richiede lo sforzo di tutta la comunità per essere coltivata assumendo un valore socio-culturale molto sentito nelle zone rurali.

Le feste legate alla milpa sono vissute come momento di congregazione in diverse comunità e relazionate con il ciclo della coltivazione. Una tra le più importanti feste qui in Messico che si dedica alla milpa è quella della Guelaguetza nello stato di Oaxaca (in lingua Zapoteca Guelaguetza significa: "tortilla della milpa dei Zapotechi" Guela = milpa, guet = tortilla, za = zapoteca).


Cosa impedisce lo sviluppo come concetto di coltivazione nel mondo la milpa? La sua bassa produttività. In un ettaro di terra può produrre al massimo una tonnellata di mais. Troppo poco rispetto alle nostre necessità considerando il fatto che il mais, insieme al grano e alla soia, è uno degli alimenti più prodotti e consumati sul nostro pianeta.

domenica 18 novembre 2007

Man & Whole

Come ogni mattina leggendo le notizie sparse per la rete, apprendo dal sito dell'ansa che, secondo gli attivisiti di Greenpeace, una spedizione di baleniere è partita per cacciare questi cetacei con l'intento di abbattarne perlomeno 1000.

Il Giappone considera la caccia alle balene una tradizione ma l'ha abbandonata secondo l'accordo internazionale nel 1986. L'anno seguente ha riniziato la caccia giustificando le missioni come ricerche scientifiche. Con queste nuove spedizioni in blocco si accentua il volere riaprire la caccia a tutti gli effetti da parte del governo Giapponese.

La notizia mi ha fatto tornare in mente un video, Man and Whole, che da alcune settimane circola sugli schermi di alcuni canali televisivi qui in Messico. È stato prodotto e diretto dal regista Giapponese Koji Yamamura (nominato all'Academy Award nel 2003 con il lungometraggio animato "Mt. Head").

Il video rappresenta il rapporto che hanno in genere i Giapponesi con questi enormi mammiferi e l'attitudine che si dovrebbe invece prendere ora per poterli salvare dall'estinzione.



Il cortometraggio sarà presente alla prossima esposizione cinematografica I Castelli Animati che si terrà dal 28 di Novembre al 2 Dicembre 2007 a Cinecittà, Roma.

venerdì 16 novembre 2007

L'Autunno e le Stagioni


Qui, nelle zone centrali del Messico, a parte i 2-3 mesi "freddi" che si presentano nel periodo invernale, il clima è sempre caldo. Un caldo che io chiamo Primaverile. Si passa dai 10 gradi notturni (si dorme benissimo) ai 28/30 gradi giornalieri (nelle ore di punta si fà sentire il sole). Sono un amante del caldo e quindi non mi posso lamentare di questo clima. Maglietta corta tutto l'anno con bermuda e infradito.

Ma... se c'e' una cosa di cui a volte ho nostalgia sono le stagioni. Le stagioni e tutto quello che portano con sè: cambi, profumi, colori, emozioni. Nel periodo in cui ho vissuto sulla costa Adriatica ricordo sempre l'arrivo della primavera. Era una emozione particolare quasi indescrivibile ma che posso ridurre a una parola: risveglio. E lo si percepiva ovunque questo risveglio allegro. Gli alberi ritornavano verdi e l'odore dei fiori che sbocciavano sui propri rami si poteva percepire ovunque, il togliersi il maglione per potersi mettere qualcosa di più comodo e leggero era un proprio passaggio di consegne, un benvenuto al nuovo periodo. L'arrivo delle rondini e le giornate che si allungavano preannunciavano l'estate. L'estate era sinonimo di divertimento, svago, vacanze, sole e mare. Anche se ho sempre lavorato nel periodo estivo in Italia, vivendo in un luogo di mare, era come se fossi in vacanza 3 mesi all'anno. Memorabili le nottate sulla spiaggia con gli amici intorno a un falò a contare le stelle e tanto altro. Feste, tradizioni, sagre venivano accentuate durante questo periodo per fare conoscere la propria cultura e il proprio territorio ai visitanti. Il periodo che mi piaceva di più era la fine di agosto quando la marea di turisti ritornava a casa dopo aver passato le ferie. Il paese si svuotava lentamente lasciando un atmosfera malinconica però serena, tranquilla, rasserenante, la quiete dopo la tempesta, l'aria si faceva più fresca e passeggiando sul bagnasciuga della spiaggia potevo avere un contatto con me stesso e con quello che mi circondava molto più intimo, più lento. L'odore del mare si faceva più forte per riacquistare la sua dignità cui i turisti avevano cercato di sottrargli. Un periodo particolare, di percezione e di riflessione che si prolungava fino alla fine di Ottobre. Ottobre i primi freddi, le foglie cadute rendevano gli alberi nudi dopo aver passato le diverse sfumature alcune davano sul rossiccio altre sul giallognolo colorando così colline intere. La pioggia portava nei boschi un profumo particolare di humos. Scrivendolo tuttora ne sento l'odore! Le castagne e il vino novello inducevano a stare riuniti nelle case con la famiglia o con gli amici per potersi preparare al freddo inverno. L'inverno per me è sempre stato un periodo di preparazione, di progetti rivolti a tempi più miti un vero periodo transitorio. Sotto il periodo Natalizio andavo con la mia famiglia a trovare parenti a Milano insieme ai regali che ci scambiavamo era come se fosse un ritorno alla fanciullezza. Milano è la città dove sono nato e dove ho vissuto la prima parte della mia vita. La connessione con questa città si rinnovava sempre sotto il periodo natalizio, con il suo grigiore, il suo freddo, il suo traffico, i suoi negozi insomma il suo tran-tran. La città in genere non mi piace ma Milano conserva i miei primi 10 anni di vita. Capodanno e carnevale sono invece state festività di cui non ho mai provato qualcosa di speciale. Inverno era anche la neve che cadeva sulle montagne adiacenti al luogo di mare in cui ho vissuto fino a 6 anni fà. Dalla finestra di casa si poteva apprezzare il Gran Sasso e la sua cima innevata. A volte andavo a sciare insieme agli amici sulle piste che si trovavano sulle montagne tra Marche, Abruzzi e Umbria. Raramente nevicava anche sulla spiaggia creando un scenario lunare contrastato dal mare. La neve durava poche ore. Era questione di cogliere quell'attimo fuggente. Il caminetto e l'odore della legna che ardeva è un altro particolare che associo all'inverno. Le stagioni, situazioni davvero uniche che definisono e caratterizzano la nostra vita. Ora quando torno in Italia mi accorgo che le cose sono un pò cambiate. D'estate si muore dal caldo e d'inverno dal freddo con temperature differenti e altalenanti, di rondini se ne vedono di meno, l'odore del caminetto è sparito, la neve scarseggia e sopratutto non ho più il fisico per fare falò fino alle 7-8 di mattina per poi andare a prendere cornetto e cappuccino al bar insieme agli amici. 

martedì 13 novembre 2007

Libreria Virtuale


Ho trovato in giro per la rete il sito di aNobii utile per catalogare e personalizzare le proprie letture e poterle condividere con altre persone.

Mi sono fatto la mia piccola libreria virtuale catalogando libri che ho letto recentemente e altri un pò meno. Molti libri che ho letto in passato sono rimasti in Italia dimenticandomi così molti titoli. Con il tempo aggiornerò la libreria magari durante il mio prossimo viaggio in Italia.

giovedì 8 novembre 2007

Piramidi

La più grossa del mondo non è quella egizia ma è quella di Tepanapa a Cholula nello stato di Puebla, Mexico.


Nel 1300 raggiungeva i 65 metri di altezza e i lati della sua base sommavano 450 metri di lunghezza superando 3 volte la piramide di Cheope in Egitto. Ormai però è ricoperta da vegetazione e assomiglia più a una montagnola erbosa che a una piramide e sulla sua sommita gli spagnoli costruirono la chiesa di Nuestra Señora de los Remedios.

Nel 1519 gli aztechi avevano organizzato una imboscata a Cholula (all'epoca di circa 100.000 abitanti) contro Cortez ma, quest'ultimo, avvisato dai suoi alleati Tlaxaltechi fu il primo a colpire.

Cortez fece voto di costruire una chiesa per ogni giorno dell'anno ma attualmente a Cholula ci sono 39 chiese in una cittadina di appena 24.000 abitanti.
Un altra versione della storia dice che Cortez fece costruire una chiesa sopra ogni tempio pagano.

lunedì 5 novembre 2007

I problemi più duri del nostro Pianeta


Tre sarebbero le cause che maggiormente mettono in pericolo la vita sul nostro pianeta: il riscaldamento climatico, il progressivo aumento delle specie in via d’estinzione e la rapida crescita della popolazione. Ad affermarlo è l'ultimo allarmante studio presentato lo scorso 25 di Ottobre dalle United Nations Environment Programme (Unep), l'organismo delle Nazione Unite che ha sede a Nairobi e che si occupa della tutela ambientale.


Le attività umane ormai condizionano fortemente il clima della Terra e gli ecosistemi. Consumiamo più di quello che produciamo.
La situazione si aggraverebbe ancora di più se la popolazione umana raggiungerà gli 8 miliardi di abitanti nel 2050. Negli ultimi venti anni, la popolazione mondiale infatti è aumentata di 1,7 miliardi di persone, passando da 5 a 6,7 miliardi di abitanti. La popolazione umana adesso è così numerosa che l'ammontare delle risorse di cui ha bisogna per sopravvivere è superiore a quelle che la Terra riesce a produrre. Consumiamo 1,3 volte le risorse del pianeta. Consumando inevitabilmente produciamo anche una grandissima quantità di rifuti a danno del nostro ecosistema. Entro il 2050 ci servirà un secondo pianeta Terra come già documentato dal WWF nel Living Planet Reporter 2006



Consumiamo il 70% di acqua a disposizione per irrigare i nostri campi. Per poter irrigare nel 2050 con la crescita di popolazione stimata si avrà bisogno del doppio della nostro fabbisogno attuale considerando il fatto che il consumo dell'acqua è aumentato il 50% nelle popolazioni in via di sviluppo e un 18% nelle popolazioni sottosviluppate.



La qualità dell'acqua stà peggiorando per la contaminazione di microbi e altre sostanze patogene. L'acqua inquinata è la maggiore causa di morte a livello mondiale.



I cambi nella bioversità attuale sono sempre più rapidi. Le specie si stanno estinguendo con maggior ritmo. Più del 30% degli anfibi, il 23% dei mammiferi e il 12% di volatili sono in pericolo di estinzione. L'introduzione di specie esotiche è un problema in aumento: possono sconvolgere e dominare ecosistemi autoctoni.

Per soddisfare il nostro sempre più crescente fabbisogno alimentare dovremmo conseguire un' agricoltura più intensiva utilizzando sempre più prodotti chimici, più energia, più acqua, coltivazioni con rendite più efficenti a discapito della biodiversità.



In Africa il degrado della terra inclusa la desertificazione costituiscono una minaccia.



In Asia la qualità dell'aria nelle grandi città, la mancanza di acqua dolce, il degrado degli ecosistemi, l'uso della terra per la coltivazione e l'aumento dei rifiuti tra cui il traffico illegale di residui elettronici e pericolosi costituiscono una nuova sfida.


In Europa l'aumento dei nuclei famigliari stà provocando una produzione e consumo non più sostenibile con un maggiore uso di energia, il problema del trasporto nelle città con il conseguente problema della qualità dell'aria. Anche qui perdità di bioversità e un utilizzo sempre più aggressivo della terra e acqua.



In America Latina e Caraibi si affrontano problemi quali la crescita urbana, insicurezza, povertà e forte urbanizazzione in determinate aree. Nell'America del nord i problemi sono relazionati all'eccesivo fabbisogno di energia e dell'utilizzo di veicoli sempre più grandi.



Le regioni Polari incominciano a sentire gli effetti del cambio climatico: La sicurezza alimentare e la salute della popolazione sono in pericolo dovuti all'aumento di mercurio e degli agenti contaminanti persistenti nel medio ambiente.



E il nostro futuro?


Il futuro reale è determinato maggiormente dalle decisioni che gli individui, le società e i governi prendono ora: il nostro futuro comune dipende dalle decisione che prendiamo oggi non domani nè in qualche altro momento.



La tecnologia può aiutarci a ridurre la vulnerabilità delle persone davanti alle tensioni ambientali pero è necessario correggere il paradigma per quanto concerne il suo sviluppo.



La unica forma per affrontare il problema è quella di non mettere il medio ambiente in un secondo luogo ma nel centro delle nostre priorità: un medio ambiente per lo sviluppo e non uno sviluppo per il deterioramento del medio ambiente.


Riferimento: 1 e 2

domenica 4 novembre 2007

Tenochtitlan



Tenochtitlan l'attuale Città del Messico era una città che sorgeva su di un vasto lago. Fondata nel 1325 era considerata una delle città più grandi e potente di quell'epoca. Con circa 500.000 abitanti era la capitale dell'impero Azteca.
Quando nel XVI secolo gli spagnoli arrivarono a Tenochtitlan distrussero piramidi, centri cerimoniali e altre edificazioni e utilizzarono le stesse pietre per costruire la stragrande maggioranza delle chiese e centri istituzionali dell'attuale città. Ne è esempio il centro storico e la sua cattedrale costruita sopra la città azteca: sotto di essa c'e' una intera civiltà sepolta.







In questa foto si può vedere la cattedrale dello Zocalo la piazza principale di Città del Messico. In primo piano gli scavi archeologici che hanno riportato alla luce una parte di ciò che gli spagnoli avevano sepolto.

Nella foto successiva una ricostruzione in scala che si trova nel Museo del Templo Mayor di quello che si suppone fosse stata Tenochtitlan prima dell'arrivo degli spagnoli.







Questi metodi di "evangelizzazione" spagnola in nome di un Dio sono stati compiuti non solo a Tenochtitlan ma in tutti i territori da loro conquistati.



Anche la Virgen de Guadalupe ha una storia parallela al suo significato cattolico: questa storia parallela indica che sotto la basilica del Cerro del Tepeyac ci fosse un centro cerimoniale azteca. Alcuni discendenti attualmente il 12 di Dicembre (giorno in cui si festeggia la Vergine di Guadalupe) celebrano le loro credenze in modo differente rispetto ai milioni di pellegrini che ogni anno visitano questo sito per rendere omaggio alla Vergine.

giovedì 1 novembre 2007

Dìa de Muertos


 

Una delle tradizioni più importanti qui in Messico è la commemorazione dei morti. Ogni anno questa tradizione si rinnova per ricordare i propri defunti e valorizzare la propria esistenza. Una Fiesta che lega ai propri ancestri.

La morte è un processo naturale della nostra esistenza e fà paura un pò a tutti sopratutto quando ci tocca da vicino. Nella nostra cultura la morte è una parola quasi impronunciabile: simbolo di disgrazia, paura e dolore.

La celebrazione del Dia de Muertos in Messico ha il proposito di accettare la morte come parte inevitabile della nostra esistenza oltre che tramandare una tradizione millenaria che guarda, più che il morire, quello che ne segue. Ed è proprio su quest'altro mondo che si basano le varie rappresentazioni, usi e tradizioni che si convertono in una cultura simbolica perchè solo cosi è possibile immaginarla.



Anticamente, in Messico, il culto della morte era vincolato con il calendario agricolo preispanico perchè era relazionato con l'inizio della raccolta e cioè i primi giorni del mese di Agosto. Dopo tanti mesi di stenti e sacrifici si poteva finalmente mangiare compartendo con i morti questo nuovo periodo. Le celebrazioni duravano tutto il mese ed era presidiata dalla Dea della morte Mictecacíhuatl. Le celebrazioni erano dedicate ai bambini e alla vita delle persone morte.
Nella cultura Nahuatl si considerava che il destino dell’uomo era morire. Questa condizione era dovuta al fatto che gli Atzechi si consideravano come guerrieri del sole. I riti erano dedicati in gran parte al Sole/Tonatiuh e il suo combattere contro le divinità del male.
Gli Atzechi offrivano sacrifici agli Dei benevoli per le loro retribuzioni tra le quali luce e pioggia per fare crescere la vita.
Il culto della morte era uno degli elementi basici in questa cultura: non era la fine dell’esistenza ma una transizione verso qualcosa di migliore.
Il sacrificio di morte non era considerato una cosa personale ma un bene per la comunità, la continuità della creazione del mondo intero scartando così il concetto di salvazione individuale. I morti scomparivano per ritornare al mondo delle ombre per fondersi con l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra; ritornavano all’essenza che alimenta l’universo. Il sacrificio umano era considerato come un tributo che si pagava agli Dei per tutti i benefici che quest'ultimi offrivano. Quando una persona moriva si organizzavano feste in modo da poter aiutare il suo cammino verso l'altro mondo. I morti venivano quindi sepolti con una serie di oggetti che potevano essere utili in questo viaggio. Avvolti in foglie di palme, gli si metteva anche del mangiare e dell’acqua in modo da potersi cibare durante il cammino.



La celebrazione attuale del Dia de Muertos in Messico ha avuto molte influenze da quelle preispaniche ma anche da quelle Spagnole. Quando i Conquistadores arrivarono in America spostarono la data della celebrazione a principio di Novembre per farla coincidere con le festività cattoliche del giorno dei morti creando cosi l'attuale Dia de Muertos.



Facendo un confronto tra il culto preispánico e la religione cattolica si sostiene che la morte non è la fine naturale della vita ma una fase del ciclo infinito. Vita e morte e resurrezione sono processi che insegna la religione cristiana. Nel concetto preispanico la morte e il suo sacrifico, l’atto di morire, significa accedere al processo che dà la vita. Le due credenze si uniscono in quanto la vita si giustifica e trascende solamente quando si realizza la morte.



Attualmente il disprezzo, la paura e il dolore che si prova verso la morte si unisce alla fede, è come dire che la morte può essere considerata una vendetta alla vita perchè libera da tutte quelle vanità e dal materialismo con le quali si vive per essere ridotti in un mucchio di ossa. Una sorta di stato liberatorio ed è per questo che la morte assume un volto giocoso ed ironico. La morte viene chiamata e rappresentata in diversi modi tra i quali la Calaca, la Huesuda, la Dentona, la Flaca, la Parca.


Catrinas


Nelle rappresentazioni odierne sono presenti teschi su carta colorata da appendere oppure di zucchero o cioccolato, scheletri colorati, pignate o statuine di "Catrina" ovvero figure dove la morte è raffigurata in personaggi della vita reale. Modi scherzosi per intendere la morte come qualcosa che ci accomuna tutti e di cui ne facciamo parte lasciando alle spalle il significato serio e doloroso cui siamo abituati a darle.


Nel mese di novembre partendo dal primo giorno si usa fare altari coloratissimi dove si fà la propria Ofrenda (offerta) ai morti. Su questi altari quindi si possono trovare acqua, cibo, fiori colorati, pan de muerto (dolce messicano tipico di questo periodo), candele, incenso, sale, frutta, pane e altri oggetti che servono a fare stare bene i propri cari o i morti in generale. 


Ofrenda Casa Maria Dolores Olmedo, Mexico City



Il Messico, nel mese di novembre, diventa un luogo di celebrazione. Famose sono le cerimonie che si tengono sul lago di Patzcuaro in particolare quella sull'isola di Janitzio nello stato di Michoacan dalla comunità nativa dei Purepechas ma anche nella vicina Città del Messico in Tláhuac, Xochimilco e Mixquic. Famose sono anche le celebrazioni dei paesi di Istmo de Tehuantepec, Oaxaca e Cuetzalán, Puebla.























martedì 30 ottobre 2007

Moleskine

Copertina nera, angoli arrotondati, taschina interna a soffietto e fettuccia elastica di chiusura: il moleskine è IL Taccuino per eccellenza e come tale mi accompagna sempre nei miei viaggi.

Ho scritto e descritto in esso particolari dei viaggi che ho fatto in questi ultimi 8 anni. Le sue pagine sono piene, oltre che di appunti, anche di bozze, schizzi, annotazioni, petali di fiori e foglie di piante e altre cose che ho inserito tra le sue pagine. Originariamente era prodotto in Francia nel secolo scorso ed è diventato famoso per essere usato anche da diverse persone tra cui Bruce Chatwin, Ernest Hemingway, Vincent Van Gogh e Pablo Picasso.

Attualmente viene prodotto dalla Modo&Modo anche in altri formati oltre che quello classico.

Per rendere omaggio a questo oggetto lo scorso anno si svolse la mostra Detour, dove artisti, tra cui molti Italiani, hanno esposto il proprio moleskine.


In ogni moleskine si possono nascondere molteplici emozioni fatte di parole e disegni.

Approfondimenti: 1, 2 e 3

lunedì 29 ottobre 2007

400 anni


L'essere più vecchio del mondo? Una vongola. Sono gli scienziati dell'Istituto di scienze dell'Oceano della Bangor University, nel Galles a dircelo. Si stima che questa conchiglia abbia tra i 405 e 410 anni di vita contando gli anelli delle valve che nè indicano l'età. Il ritrovamento è stato fatto nelle fredde acque artiche dell'Islanda. Non è la prima volta che si scoprono in questi mari vongole così longevoli; le ultime trovate avevano 220 e 347 anni d'età. È per questo motivo che adesso si stanno facendo degli studi approfonditi per capire come possono vivere questi esseri così a lungo in una ambiente freddo come il mare artico. Si suppone abbiano sviluppato delle difese particolarmenti efficaci che ritardano i processi di invecchiamento.

Riferimento: 1


venerdì 26 ottobre 2007

R/Evolution: comunicabilità digitale...

Come è cambiato il mondo in questi ultimi 15 anni a livello comunicativo e quindi di informazione dopo l'avvento di Internet?


Digital Ethnography è un progetto composto da un gruppo di persone della Kansas State University che si dedicano ad esplorare ed estendere il fenomeno etnografico digitale proponendo discussioni e filmati su come stia cambiando il nostro modo di comunicare.

Di seguito due dei tanti filmati da loro prodotti reperibili oltre che sul loro sito anche su YouTube:


mercoledì 24 ottobre 2007

Piante Terapeutiche

Catalogare le differenti specie di piante sul nostro pianeta è una cosa molto difficile: con un calcolo basico si otterranno un minimo di 250.000 specie di piante di possibile utilizzazione terapeutica. In ogni caso ci sono due testi che ritengo molto completi per quanto riguarda le piante medicinali. Sono in lingua spagnola e sono ritenuti dei testi molto validi e completi, anche se, come ho accennato, è una cosa difficile poter catalogare tutte le specie.

Il primo libro è di Pío Font Quer dal titolo Plantas Medicinales - El Dioscórides renovado. Un testo datato ma pur sempre valido.


Il Testo:
Con oltre 1000 pagine dedicate a piante, funghi, licheni, contiene informazioni sopra 678 specie, 752 figure e 58 mappe di distribuzione geografica delle varie piante.

Ogni pianta descritta dispone di diverse sezioni: nome scientifico, nome popolare, descrizione botanica, composizione dei principi attivi, coltivazione, virtù medicinali, usi e storia.

Il libro è famoso oltre che per la sua esuberante qualità anche per contenere numerose piante con qualità psicoattive come la Cannabis sativa, Papaver somniferum, Amanita muscaria, kat ibérico, belladona, tabaco, beleño, efedra e altre ancora.


Piccola parentesi sull'autore:

Pío Font Quer (Lleida, 1888 - Barcelona, 1964)
Farmacologo, chimico, umanista.
Membro della Real Academia de Ciencias di Barcellona. Presidente dell' Istituto di studi Catalani in materia di scienze. Fondatore e direttore della rivista Cavanillesia (Barcelona, 1923-39), è stato membro della Società botanica di Ginevra e della Real Academia de ciencias de Madrid (1933-39) presidente dell'istituto catalano di storia naturale (1931-32 e 1933-34), fondatore e direttore dell'Istituto Botanico di Barcelona (1916-1939) e vicepresidente del Congresso Internazionale di Botanica di Parigi (1954) e di Edimburgo. Dottorato in Honoris causa alla Università di Montpellier (1959).

Il secondo libro invece è di Berdonces I Serra dal titolo Gran enciclopedia de las plantas medicinales.



Il Testo:
Con 1096 pagine questa enciclopedia raccoglie 612 specie di erbe utili per la salute. Oltre alla denominazione autoctona delle singole piante vengono specificati anche i nomi in latino, scientifico, spagnolo, italiano, tedesco, inglese e francese.
Il testo è ricco di immagini a colori delle specie relazionate. Per ogni pianta si spiega la sua storia, la provenienza, le caratteristiche, i principali componenti e le proprie virtù medicinali e il modo d'uso nei diversi modi di preparazione.


Sull'autore:
Il Dottore Berdonces I Serra è un'autorità in piante medicinali e sulla salute.
Lureato in medicina all'Università Autonoma di Barcellona nel 1979 e Dottorato Cum Laude per la Complutense de Madrid nel 1992, è anche laureato in fitoterapia e piante medicinali nella Università Francese di Montpeller. Inoltre ha seguito corsi di specializazzioni sulla idroterapia e sulla medicina antroposofica.

Prolifico scrittore di articoli sopra la salute e piante medicinali in riviste specializzate.

Attualmente, dopo 17 anni di esperienza come medico primario, dirige il Master di Medicina Naturale nella Università di Barcellona ed è direttore Medico del Curthotel Hipócrates di Sant Feliu de Guíxols, Girona, Spagna.


Per acquistare i testi on line: 1 e 2

sabato 20 ottobre 2007

Dreamkeeper


Un Film del 2003 di 3 ore, originariamente diviso in due puntate, prodotto dal Hallmark Entertainment che ho avuto il piacere di vedere lo scorso anno qui in Messico.

Diretto da Steve Barron, la sceneggiatura è di John Fusco (quest’ultimo adottato da padre nativi ed ha scritto anche le sceneggiature di Young Guns e Spirit) mentre la produzione è di Robert Halmi.

Il film è stato diretto in modo davvero impeccabile dal mio punto di vista. Le immagini hanno ben simulato il mondo spirituale dei nativi.
Gli effetti speciali, la luce, la camera, il movimento e le inquadrature sono straordinariamente curate dando un tocco visionario davvero unico al film.

La storia narra di un giovane Lakota che vive nel Pine Ridge Indian reservation nel South Dakota. Ribelle e moderno con una visione pessimista della vita va cambiando la sua attitudine con ogni racconto narrato da suo nonno in un viaggio quasi obbligato alla All Nations Powwow in Albuquerque, New Mexico fino a ritrovare un identità dignitosa al finale del film. I racconti leggendari sono qualcosa di speciale (mentre li ricordo mi viene la pelle d’oca ).

9 racconti differenti intensissimi che spaziano tra la voce del nonno Pete, i suoni e la magia creata dal regista con le immagini e gli effetti. Troviamo tra l'altro leggende Lakota, Cheyenne, Kiowa, Blackfoot, Chinoock... piene di spiriti della natura, animali parlanti, fantasmi, visioni, valori come quello dell’amicizia, il coraggio e il vero senso della vita che si agita dentro in ogni racconto.
Uno di quei pochi film che ci fà conoscere culture e storie interessantissime in un modo davvero unico e con rispetto.

Il cast:
Eddie Spears (Shane), August Schellenberg (Nonno Pete Chasing Horse), Gil Birmingham (Sam), Scott Grimes (Red Headed Stranger), Sheila Tousey (Janine), Chaske Spencer (Eagle Boy), Gloria Eshkibok (Cave (Ugly) Woman), Kimberly Norris Guerrero (Pretty Woman), Sean Wei Mah (High Horse), Sage (Blue Bird Woman/Mae Little Wounded), Alex Rice (She Crosses the Water), Michael Greyeyes (Thunder Spirit), Griffin Powell-Arcand (Thunder Boy), Scott Grimes (Tehan), Delanna Studi (Talks a Lot), Nathaniel Arcand (Broken Lance), John Trudell (Coyote), Gary Farmer (Iktomi), Geraldine Keams (Iktomi’s Wife), Dakota House (Dirty Belly), Floyd Red Crow Westerman (Chief Iron Spoon), Tantoo Cardinal (Old Pawnee Woman), Teneil Whiskeyjack (Quill Work Girl), Mato (Little Brother), Misty Upham (Columbia River Chief’s Daughter), Saginaw Grant (Old Medicine Man), Lawrence Bayne (Voice of Raven), Travis Dugas (Ekuskini).

Non ho la più pallida idea se è stato trasmesso ne tantomeno se è in vendita il dvd in Italia mi auguro si possa vedere nella programmazione satellitare Italiana di Hallmark Channel.

venerdì 19 ottobre 2007

Travel Writer

Mi piace molto William Least Heat Moon. Nei suoi libri ha descritto in maniera esaudiente i paesaggi visti da prospettive diverse. Molto descrittivo anche nel raccontare personaggi e le loro storie che ha avuto modo di incontrare durante il suo cammino.

Di seguito trascrivo la testimonianza di Kendrick Fritz indiano Hopi che William incontrò sul suo cammino. Il testo è tratto da Strade Blu.


"Le sue linee rappresentano la strada della vita, percorsa da un'individuo attraverso la nascita, la morte e la rinascita. Essenzialmente l'esistenza umana è una serie di viaggi e il simbolo della manifestazione è una specie di mappa, ossia una immagine di quel processo; ma come quasi tutti i simboli Hopi e i suoi riti, riproduce anche gli stadi cosmici attraversati da tutti gli esseri umani. Gli Hopi credono che il genere umano si sia evoluto attraverso 4 mondi....

....Per ogni essere umano, l'obbiettivo più importante è quello di non tagliare i ponti con le cose che gli stanno intorno. Un Hopi sá di appartenere a 2 famiglie: quella da cui nasce e quella di tutte le cose e man mano che invecchia deve avvicinarsi alla famiglia più numerosa.
Nella tradizione Hopi, ognuno cerca di trovare il proprio posto all'interno del tutto. Il cacciatore Hopi quando uccide un animale gli chiede di perdonarlo: solo la vita può nutrire la vita. L'animale lo sà.
La nostra cultura continua a ricordarsi che non siamo solo volontà e pensiero ma anche sabbia e vento e tuono, pioggia e anche le stagioni: tutto. Impari a rispettare tutto perchè sei tutto. Se rispetti te stesso rispetti ogni cosa....

.... La mia eredità è la tradizione Hopi che è una via dello spirito e lo spirito può andare ovunque. Anzi, per cambiare e manifestarsi, lo spirito deve appunto viaggiare, come succede nelle migrazioni: questo, in fondo, è il succo di tutta la storia."


.... e di viaggiare William ne sá qualcosa visto che nei suoi libri il Viaggio è il soggetto principale. Quel viaggio che lo accompagna nelle strade polverose secondarie americane, nei fiumi e nelle praterie dove all'apparenza tutto è statico e tranquillo.
È il movimento e il correlazionarsi con ciò che lo circonda che lo arricchisce spiritualmente.



Per gli amanti del movimento aggiungo anche di leggere Bruce Chatwin: il suo nomadismo è presente in ogni suo racconto.

lunedì 15 ottobre 2007

Un Giretto


Oggi dopo una settimana passata a mettere a posto la nuova casa mi sono fatto un giretto nel parco adiacente casa mia verso le cinque del pomeriggio. Il posto in cui mi trovo adesso è molto tranquillo e offre tante aree verdi e dista circa una ventina di chilometri dalla città di Queretaro.


Sono attaccato a un piacevole lago, una riserva ecologica, dove vengono a dimorare varie specie di uccelli tra cui fenicotteri, papere, oche e pellicani. Il clima come accennato in un post precedente è primaverile ma durante il giorno devo dire che fà tanto caldo. Non nascondo davvero di essere particolarmente emozionato a vivere in questo posto che mi ha affascinato fin dalla prima volta che lo visitai.


Nei dintorni inoltre ci sono tante belle montagne che in questa epoca offrono colori davvero speciali carichi di un verde acceso visto che la stagione delle piogge è appena passata.

La prossima settimana inizierò a correre tra questi bellissimi scenari...

venerdì 12 ottobre 2007

Traslocando

Una puntata veloce su internet e un messaggio sul blog...


Sono, come si suol dire, in ballo con il trasloco mettendo a posto tutte le cose che io e mia moglie Perla abbiamo impacchettato nei giorni precendenti. Quindi lascio immaginare lo stato di confusione che c'e' in questo momento nella nostra nuova casa ma pian pianino metteremo a posto tutto. Siamo già a un buon punto in ogni modo mancano ancora alcuni dettagli e ritornerò spero a pieno ritmo per postare altri argomenti.

martedì 2 ottobre 2007

Festival Internacional Cervantino


Dal 1972 nella città di Guanajuato, Mexico si tiene il Festival Internacional Cervantino. Una tra le manifestazioni artistiche - culturali più importanti del Latinoamerica.

Originalmente il festival è nato come omaggio a Miguel de Cervantes l'autore del Don Chisciotte della Mancia

Il festival inizialmente era promotore di eventi artistici in lingua castellana ricordando la tradizione teatrale nata nel Teatro universitario di Guanajuato.
Attualmente riunisce eventi di culture e lingue differenti provenienti da tutto il mondo convertendosi in uno spazio di incontro e intercambio.

Durante 19 giorni, dal 3 al 21 di ottobre, il 35º Festival Internacional Cervantino convocherà nella città di Guanajuato, più di 2400 artisti di 27 nazioni dei 5 continenti. Una opportunità straordinaria per poter avvicinarsi e di godere di spettacoli di danza, musica, teatro, arti visuali e cinema.

Fondata nel 1546, dichiarata patrimonio della umanità dall'UNESCO, Guanajuato (Kuanasïuatu, Collina delle Rane in lingua Purepecha) è una splendida cittadina situata nelle zone centrali del Messico. Il teatro Juarez e le università hanno aiutato la sua crescita a livello culturale anche con manifestazioni di questo genere.

Riferimento: 1

sabato 29 settembre 2007

Dagli Appennini... alla Sierra Gorda

In questi giorni io e mia moglie siamo indaffarati con il nostro prossimo cambio che ci porterà in un altro stato Messicano chiamato Queretaro. Uno stato tranquillo con molta vegetazione, ricco di tradizioni e culture. Queretaro si trova nelle zone centrali del Messico ed ha un clima primaverile presente tutto l'anno. Mi rendo conto che in 6 anni sono passato in pratica dagli Appennini e al mare che caratterizzano la zona della costa tra Marche ed Abruzzo, alla Sierra Gorda di Queretaro. Traslocheremo per iniziare un'ulteriore esperienza tra pochi giorni. Ora siamo nella fase de la Empacadera cioè dell'imballaggio e quindi abbiamo poco tempo a disposizione. Spero di essere un pochettino più presente nel web nei prossimi giorni.


Approfondimento sullo stato di Queretaro: 1

venerdì 28 settembre 2007

Free Burma

“In support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the world wear a red shirt on Friday, September 28. Please forward!”


“A sostegno dei nostri amici incredibilmente coraggiosi in Birmania: venerdì 28 settembre indossiamo tutti quanti, in tutto il mondo, una maglietta rossa. Inoltra questo Messaggio!”


http://www.mizzima.com/


mercoledì 19 settembre 2007

La scomparsa delle parole



Il progetto Enduring Voices , condotto dalla National Geographic Society in collaborazione con il Living Tongues Institute for Endangered Languages si stà occupando di preservare le lingue nel mondo tra le varie culture.



Secondo i recenti studi si stima che ogni 14 giorni una lingua muore e dal 2100 più della metà delle 7000 lingue parlate nel mondo attualmente scomprariranno perdendo cosi patrimoni culturali. Una lingua infatti definisce una cultura attraverso la gente che la parla. Molte volte è difficile trovare una traduzione appropriata per poter descrivere situazioni oppure una idea culturale.


Molte lingue native hanno culture orali ricche di storie, canzoni e dati storici che passano da generazione a generazione senza avere una forma scritta. Con l'estinzione della lingua una intera cultura è persa. Molte popolazioni indigene integrate con il mondo naturale hanno profonde conoscenze riguardo le terre in cui vivono, l'ecosistema fatto di animali e piante e in molti casi non ancora documentati dalla scienza.



Studiare le lingue indigene quindi avvantaggia gli sforzi ambientali di conservazione aumentando la nostra comprensione di come gli esseri umani comunicano e memorizzano la conoscenza. Ogni volta che una lingua muore, perdiamo l'occasione di sapere cosa i nostri cervelli possono fare.



Alcuni linguaggi vengono persi gradualmente nelle culture bilingue, a causa del lento imporsi del codice più forte, nella maggior parte dei casi si tratta di lingue parlate solo da nativi e popolazioni indigene la cui cultura è stata cancellata dai colonizzatori. In altri casi come la siberia è il governo ad imporre l'uso dell'idioma nazionale o regionale alle popolazioni che parlano lingue minori. Infine, se si pensa che gli 83 linguaggi più diffusi al di là dei confini nazionali sono parlati dall'80% della popolazione mondiale, si ha un'idea ancora più chiara di quanto siano deboli le lingue non globalizzate. La scomparsa di una lingua e quindi di una cultura ha sempre fatto parte della nostra storia ma il tasso della scomparsa di lingua è accelerata drammaticamente negli ultimi anni.


Ci ritroveremo con un mondo sempre più globalizzato a parlare sempre meno lingue e una concezione del mondo meno variegata perdendo le varie pecularità che ci contraddistinguono.



Riferimento: 1

martedì 18 settembre 2007

Alta Quota


Sierra Gorda de Querétaro, México

Stò scoprendo con gusto il correre in alte quote.

Le esperienze passate nel Triathlon sono ancora fresche ma ora l'approcio è molto più "soft" e "filosofico"... diciamocelo... gli anni passano anche per me!
Darò certamente meno peso ai cronometri e ai tempi perchè in fondo quello che conta è il benessere fisico e mentale e saper assimilare cio che mi circonda.

Mi sono dovuto adeguare a quello che mi offre il territorio Messicano.

Infatti, nella zone centrali in cui mi trovo, la morfologia è caratterizzata da montagne e altitudini elevate ma con temperature sopportabili anzi... se si corre nelle ore di punta diurne il caldo si fà sentire.

Anche se ho iniziato tra parchi e vie asfaltate intorno alla casa, ho avvertito fin dalla mia prima corsa il richiamo delle montagne adiacenti che avvolgono in ogni punto.

Correre o camminare in montagna aiuta a tonificare i polmoni, il cuore, i muscoli e la mente. In mezzo alle montagne mi sento parte integrante con il tutto.
All'inizio si ha la sensazione di essere completamente soli salendo per i dirupi tra vegetazioni e animali che non si conoscono.

Con il tempo si impara anche a condividere ed accettare/accettarsi per quello che si è realmente e cioè un essere mai solo.
È un modo quindi anche per capire se stessi dove un Non-Limite deve essere scoperto passo dopo passo senza strafare. La montagna esige rispetto, concentrazione ed attenzione per ascoltarla e poter percepire ciò che offre.

Per chi volesse iniziare questa attività fisica-mentale consiglio prima di fare una visita medica per avere una idea sulle proprie condizioni. Una volta che si è certi di non avere problemi di salute si inizia gradatamente magari alternando tratti pianeggianti con tratti che presentano cambi di pendenza e quindi di sforzo e ritmo in modo tale da correre o camminare sempre con impegno costante con muscoli e mente sottocontrollo. Salire rapidamente una montagna, se non si è abituati, comporta delle conseguenze. Il cambio di livello può portare ad accelerazioni della respirazione e del battito cardiaco, mancanza di fiato, nausea, forti giramenti di testa, insomma il classico Mal di Montagna. E' questo il motivo per cui viene sempre consigliato, quando non si è allenati ad altitudini superiori ai 2000 metri, un buon acclimatamento salendo la montagna poco alla volta e soffermandosi.


L'attività fisica non è controindicata ma va fatta con gradualità e criterio.

domenica 16 settembre 2007

Passaggio a Nord Ovest

Come stà cambiando il mondo...


Con lo scioglimento dei ghiacci nell'artico si è aperto l'inacessibile Passaggio a Nord-Ovest, quella rotta che collega l'oceano Atlantico all'oceano Pacifico attraverso il canada settentrionale.




Ora si può navigare in questo passaggio anche nel periodo non estivo.


A testimoniarlo sono le immagini satellitari riprese da Envisat e che l' Esa ha pubblicato on line.





La forte riduzione avvenuta in meno di un anno dei ghiacciai è un campanello d'allarme, un fenomeno che si deve capire al più presto e da tenere in conto per poter capire i prossimi processi causati da questo scioglimento.





Approfondimenti: 1 e 2

sabato 15 settembre 2007

Dichiarazione ONU sui diritti dei Popoli Indigeni

New York - I popoli indigeni di tutto il mondo celebrano l'approvazione da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni. La dichiarazione è stata approvata con maggioranza schiacciante nel corso di una votazione che passerà alla storia.

Il voto costituisce l'epilogo di 22 anni di dibattiti e negoziazioni molto intensi. Australia, Nuova Zelanda, Canada e Stati Uniti hanno votato contro, mentre 143 nazioni si sono espresse a favore. Gli astenuti sono stati 11.

Dal Botswana, il Boscimane Jumanda Gakelebone, esponente dell'organizzazione First People of Kalahari, ha commentato: “Desideriamo dire che siamo veramente molto felici ed emozionati di sapere che è stata adottata la dichiarazione. Il documento riconosce che i governi non ci possono trattare come cittadini di seconda classe e dà protezione ai popoli tribali di tutto il mondo, che non potranno più essere cacciati dalle loro terre come è stato fatto con noi”.

Kiplangat Cheruiyot della tribù keniota degli Ogiek ha aggiunto: “Con l'adozione della dichiarazione le vite dei popoli indigeni miglioreranno perché partiranno dallo stesso status riconosciuto a tutti i cittadini del resto del mondo”.

La dichiarazione riconosce i diritti dei popoli indigeni alla proprietà della loro terra e a vivere come desiderano. Afferma, inoltre, che non possono essere sfrattati dai loro territori senza il loro libero e informato consenso.

Stephen Corry, direttore generale di Survival, si è così espresso: "Poiché la dichiarazione sui popoli indigeni riconosce i loro diritti collettivi, gli standard internazionali di rispetto di questi popoli si innalzeranno, così come è avvenuto con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo circa 60 anni fa. La Dichiarazione stabilisce dei punti di riferimento grazie ai quali sarà più facile misurare e giudicare il trattamento riservato ai popoli indigeni. Speriamo che questo voto segni l'inizio di una nuova era, quella in cui l'abuso dei diritti di questi popoli non sarà più tollerato".

"Negli ultimi anni anche l'Italia ha sostenuto l'adozione della Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni", conclude Francesca Casella, responsabile di Survival Italia. "Ora, la nostra speranza è quella che, coerentemente con l'impegno dimostrato nei confronti di questo tema, il Governo italiano voglia ratificare al più presto la Convenzione ILO 169, necessaria per dare concreti strumenti giuridici alla tutela dei diritti dei popoli indigeni del mondo."

Per maggiori informazioni sulla campagna di Survival per la ratifica della Convenzione ILO 169, clicca qui.


Fonte: Survival International


Dichiarazione ONU sui diritti dei Popoli Indigeni: English e Español

Monterrey Forum Universal de las Culturas 2007


Il giorno 20 di Settembre inizia a Monterrey, Mexico il Forum Universal de las Culturas.

Il forum, appoggiato dall' UNESCO è un appuntamento mondiale dove persone di tutto il mondo si confrontano attraverso il dialogo, esposizioni, ed espressioni culturali cercando soluzioni ai grandi problemi del nostro mondo. Questo evento ha l'obbiettivo di dare voce ai cittadini di tutto il mondo cercando di sensibilizzare i rischi ed i problemi che corrono le nostre società facendoci partecipare attivamente per risolverli attraverso le varie proposte.

Negli 80 giorni che durerà il Forum, si celebreranno differenti attività basate su 4 concetti fondamentali: Diversità Culturali, Sostenibilità, Conoscenza e Pace.
Questi 4 concetti saranno sviluppati in 12 punti:
Pace e spiritualità, Educazione e Conoscenza, Città e Popolazioni, Cultura della Salute e Qualità della Vita, Sviluppo, Governabilità e Partecipazione, Identità e Diversità, Scienza e Tecnologia, Diritti Umani e Giustizia, Comunicazione, Medio Ambiente, Politiche Culturali.

Dialoghi, discussioni, mostre ed esposizioni, danze, poesie, tradizioni culinarie ed altri eventi caratterizzeranno i vari incontri incentrati sul confronto e il rispetto.

Approfondimenti: 1

martedì 11 settembre 2007

Wim Wenders



Che belli i films di Wim Wenders: poetici, visionari, descrittivi dove l'espressione visiva è sempre in connubio con la musica completandosi nel suo stile inconfondibile.

Come dimenticare il road movie Lo Stato delle Cose.
Paris, Texas con Nastassja Kinski: la polverosa storia d'amore raccontata tra le note tex-mex di Ry Cooder in sottofondo. Il Cielo sopra Berlino e poi il suo sequel Cosi lontano, cosi vicino: storie di angeli con grandi desideri terreni. L'omaggio al cinema tra le strade e i suoni di Lisbon Story con musiche dei Madredeus. E poi ancora Fino alla fine del Mondo, un inno al viaggio e al movimento, Al di là delle nuvole diretto insieme a Michelangelo Antonioni, il documentario Buena Vista Social Club nato inizialmente da un disco di Ry Cooder testamento della musica cubana tradizionale, e poi ancora The Million dollar Hotel da un progetto di Bono degli U2 che ha scritto e cantato alcune canzoni che accompagnano il film.


Da sempre Wenders nei suoi viaggi porta con sè la macchina fotografica per poter immortalare i momenti più importanti che incontra nei suoi percorsi. Recentemente ha pubblicato un altro libro fotografico, Immagini dal pianeta terra, dove vengono ritratti paesaggi a volte incontaminati dalla presenza dell'uomo.




In queste immagini Wenders ci mostra luoghi che sono scomparsi o che stanno scomparendo ma con tante storie da raccontare.

Montagne, luoghi desolati come quelli dei motel o stazioni di benzina abbandonati tra strade polverose in mezzo al deserto, passando poi per monasteri giapponesi, tra le strade di Berlino oppure tra foreste e ancora l'Havana, l'Australia e tanti altri luoghi ancora, passando anche per il Ground Zero di New York.

Prospettive panoramiche urbane o naturali che riescono a trasmettere quel senso di vastità che a volte sfugge ad una semplice occhiata immersa e distratta dalla quotidianità e in cui non si comprendono memorie e le nostre storie.


"I luoghi hanno memoria. Ricordano tutto. Il ricordo è inciso nella pietra. È più profondo delle acque più profonde. È come sabbia delle dune, che si sposta di continuo."

Wim Wenders



Approfondimenti: 1 e 2