venerdì 12 gennaio 2007

L'ipotesi Gaia


L'ipotesi Gaia è una teoria formulata per la prima volta dallo scienziato inglese James Lovelock nel 1979 in "Gaia. A New Look at Life on earth."

L'ipotesi Gaia, che altro non è che il nome del pianeta vivente, si basa sul fatto che che i mari, l'atmosfera, la crosta terrestre e tutte le altre componenti geofisiche del nostro pianeta si mantengano in condizioni idonee alla presenza della vita proprio grazie al comportamento degli organismi viventi che lo compongono.

L’attuale visione delle società moderne è legata ad un'interpretazione meccanica della natura e dell'evoluzione: la natura è feroce e spietata e la selezione naturale è basata sulla competizione. Il mondo (l'universo), è una macchina che l'umanità, massima espressione dell'evoluzione, ha il compito di utilizzare come meglio crede agendo sugli ingranaggi.

La Teoria di Gaia, mostra invece che la competizione non è l'aspetto principale della natura e sviluppa una concezione del mondo collettivista.
Non descrive più il mondo come una "macchina", ma come "sistema complesso" in cui le relazioni fra le varie parti sono inestricabili.
Nei sistemi complessi, le caratteristiche osservabili emergono inaspettatamente e non sono prevedibili studiandone separatemente le singole parti (riduzionismo meccanicista).
La biologia moderna, non parla più di evoluzione di una specie, ma di "coevoluzione" degli ecosistemi. Ecco quindi che la competizione perde di importanza a favore di una rete di relazioni che è più appropriato definire "collaborative".

In questo secolo il mondo ci è crollato addosso: l'uomo non è il figlio di un dio, non è il fine ultimo dell'evoluzione e non è il padrone né il "timoniere" del mondo. L'uomo è solo una delle moltissime specie che popolano il pianeta.
Non è la più importante, non sarà l'ultima. L'umanità non è "circondata" dalla natura, ma è parte integrante di essa. Adesso il nostro riferimento deve essere l'intero sistema.
Non possiamo più chiederci cos'è utile per gli uomini, la domanda deve essere: cosa è utile per il sistema? Se il sistema funziona, i vantaggi saranno anche nostri.

Solo rinunciando al ruolo attuale delle società moderne possiamo comprendere meglio la realtà. Lo sviluppo di una cultura sistemica è infatti la condizione per modificare il nostro stile di vita (con conseguente diminuzione dei consumi inutili), per la diffusione di una mentalità di pace e per il rispetto delle altre forme di vita, che attualmente consideriamo solamente risorse di esclusivo valore economico.

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