domenica 13 maggio 2007

Tribù minacciate dagli ecologisti e dal turismo

È di oggi un articolo apparso su repubblica nel quale si parla del problema di alcune tribù africane e asiatiche. Per far spazio a riserve o parchi protetti non si tiene conto che le popolazioni native di quei luoghi sono parte integrante dell'ambiente ed essendo dipendenti totalmente dalla loro risorse hanno un profondo rispetto per il medio ambiente.
In tutto il mondo dal 1990 la superficie totale delle terre poste sotto protezione è raddoppiata, raggiungendo il 12% del totale. Fare una stima esatta del numero delle persone coinvolte è impossibile: i calcoli più attendibili vanno da un minimo di cinque a un massimo di diverse dozzine di milioni. Nella sola Africa ci sarebbero 14 milioni di "rifugiati ambientali". Questa divisione tra natura e uomo è figlia di una mentalità dualistica e non complementare un paradosso da parte di queste associazioni ecologiste che vogliono preservare la natura e che escludono una parte essenziale di essa e cioè l'uomo. Si dovrebbero anche preservare questi popoli in quanto ultimi ad avere ancora un contatto diretto con i ritmi naturali.
Altro elemento negativo paradossale è il turismo.
I tour operator trattano i popoli tribali come oggetti esotici di cui godere come di una parte dello scenario e mirano alla creazione di aree naturali cosidette "protette" per attirare il cosidetto eco-turismo.

Nessun commento:

Posta un commento