lunedì 5 novembre 2007

I problemi più duri del nostro Pianeta


Tre sarebbero le cause che maggiormente mettono in pericolo la vita sul nostro pianeta: il riscaldamento climatico, il progressivo aumento delle specie in via d’estinzione e la rapida crescita della popolazione. Ad affermarlo è l'ultimo allarmante studio presentato lo scorso 25 di Ottobre dalle United Nations Environment Programme (Unep), l'organismo delle Nazione Unite che ha sede a Nairobi e che si occupa della tutela ambientale.


Le attività umane ormai condizionano fortemente il clima della Terra e gli ecosistemi. Consumiamo più di quello che produciamo.
La situazione si aggraverebbe ancora di più se la popolazione umana raggiungerà gli 8 miliardi di abitanti nel 2050. Negli ultimi venti anni, la popolazione mondiale infatti è aumentata di 1,7 miliardi di persone, passando da 5 a 6,7 miliardi di abitanti. La popolazione umana adesso è così numerosa che l'ammontare delle risorse di cui ha bisogna per sopravvivere è superiore a quelle che la Terra riesce a produrre. Consumiamo 1,3 volte le risorse del pianeta. Consumando inevitabilmente produciamo anche una grandissima quantità di rifuti a danno del nostro ecosistema. Entro il 2050 ci servirà un secondo pianeta Terra come già documentato dal WWF nel Living Planet Reporter 2006



Consumiamo il 70% di acqua a disposizione per irrigare i nostri campi. Per poter irrigare nel 2050 con la crescita di popolazione stimata si avrà bisogno del doppio della nostro fabbisogno attuale considerando il fatto che il consumo dell'acqua è aumentato il 50% nelle popolazioni in via di sviluppo e un 18% nelle popolazioni sottosviluppate.



La qualità dell'acqua stà peggiorando per la contaminazione di microbi e altre sostanze patogene. L'acqua inquinata è la maggiore causa di morte a livello mondiale.



I cambi nella bioversità attuale sono sempre più rapidi. Le specie si stanno estinguendo con maggior ritmo. Più del 30% degli anfibi, il 23% dei mammiferi e il 12% di volatili sono in pericolo di estinzione. L'introduzione di specie esotiche è un problema in aumento: possono sconvolgere e dominare ecosistemi autoctoni.

Per soddisfare il nostro sempre più crescente fabbisogno alimentare dovremmo conseguire un' agricoltura più intensiva utilizzando sempre più prodotti chimici, più energia, più acqua, coltivazioni con rendite più efficenti a discapito della biodiversità.



In Africa il degrado della terra inclusa la desertificazione costituiscono una minaccia.



In Asia la qualità dell'aria nelle grandi città, la mancanza di acqua dolce, il degrado degli ecosistemi, l'uso della terra per la coltivazione e l'aumento dei rifiuti tra cui il traffico illegale di residui elettronici e pericolosi costituiscono una nuova sfida.


In Europa l'aumento dei nuclei famigliari stà provocando una produzione e consumo non più sostenibile con un maggiore uso di energia, il problema del trasporto nelle città con il conseguente problema della qualità dell'aria. Anche qui perdità di bioversità e un utilizzo sempre più aggressivo della terra e acqua.



In America Latina e Caraibi si affrontano problemi quali la crescita urbana, insicurezza, povertà e forte urbanizazzione in determinate aree. Nell'America del nord i problemi sono relazionati all'eccesivo fabbisogno di energia e dell'utilizzo di veicoli sempre più grandi.



Le regioni Polari incominciano a sentire gli effetti del cambio climatico: La sicurezza alimentare e la salute della popolazione sono in pericolo dovuti all'aumento di mercurio e degli agenti contaminanti persistenti nel medio ambiente.



E il nostro futuro?


Il futuro reale è determinato maggiormente dalle decisioni che gli individui, le società e i governi prendono ora: il nostro futuro comune dipende dalle decisione che prendiamo oggi non domani nè in qualche altro momento.



La tecnologia può aiutarci a ridurre la vulnerabilità delle persone davanti alle tensioni ambientali pero è necessario correggere il paradigma per quanto concerne il suo sviluppo.



La unica forma per affrontare il problema è quella di non mettere il medio ambiente in un secondo luogo ma nel centro delle nostre priorità: un medio ambiente per lo sviluppo e non uno sviluppo per il deterioramento del medio ambiente.


Riferimento: 1 e 2

3 commenti:

  1. Questo argomento mi sta molto a cuore. Il problema è che sto perdendo definitivamente la fiducia in chi governa questo mondo, che sembra molto più preoccupato del suo guadagno imminente senza pensare al futuro.
    Ovviamente spero di sbagliarmi!
    Comunque, anche se serve a poco (ma poco è sempre meglio di niente) nel mio piccolo cerco di 'consumare' il meno possibile!

    RispondiElimina
  2. Grazie Paola per il tuo commento.

    È quel piccolo fare nel nostro microcosmo che tu chiami "poco" che fà la differenza. Ognuno di noi, governi compresi, dovrebbe apportare qualcosa di positivo per preservare il nostro pianeta.
    Sommato al macrocosmo composto da miliardi di persone quel "poco" si trasformerebbe in "tanto".
    L'indifferenza mi lascia perplesso come te.

    RispondiElimina
  3. "...quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano, ma se non ci fosse quella goccia all'oceano mancherebbe" (Madre Teresa)

    RispondiElimina