giovedì 22 novembre 2007

La Milpa

La milpa è una parola di origine náhuatl che significa "campo recentemente pulito". È un agrosistema diffuso in Messico che permette di coltivare perlomeno 3 specie di vegetali differenti utilizzando spazi di diverse dimensioni sfruttando porzioni di terra che possono essere compresi in diversi sistemi tra i quali selve, foreste e a lato di fiumi. Nella coltivazione della milpa il mais è la pianta principale, insieme vengono in genere coltivati fagioli e zucche


La pianta dei fagioli arricchisce la terra di nitrogeno mentre le zucche, che si attorcigliano sulla pianta del mais, estendendosi ostacolano il passo a qualsiasi altra pianta (a parte quelle inserite) che possa interferire nella milpa. Ci possono essere anche altre tipi di piante nella milpa tra le quali il peperoncino. Le milpas usano meno insetticidi e fertilizzante rispetto a una coltivazione tradizionale.

Sono meno suscettibili alle diverse malattie e plaghe. Danno una maggiore diversità di prodotto (cereali, legumi, frutti) e durante il processo di coltivazione possono offrire diversi tipi di alimenti come ad esempio il mais dal quale si può estrarre la canna di mais, le pannocchie con i suoi semi e i funghi commestibili che nascono dentro le pannocchie chiamati Huitlacoches. Nelle stagioni delle piogge abbonda una erba ricca di vitamina A chiamata Quelites. Il mais inoltre viene dato agli animali i quali in cambio danno materia organica per fertilizzare la milpa. Questa stretta collaborazione crea cosi un circolo di interdipendenze regolato dai ritmi della natura il quale ha creato all'interno delle comunità una visione cosmologica e sacra. La milpa racchiude 5000 anni di storia di questo paese. Richiede lo sforzo di tutta la comunità per essere coltivata assumendo un valore socio-culturale molto sentito nelle zone rurali.

Le feste legate alla milpa sono vissute come momento di congregazione in diverse comunità e relazionate con il ciclo della coltivazione. Una tra le più importanti feste qui in Messico che si dedica alla milpa è quella della Guelaguetza nello stato di Oaxaca (in lingua Zapoteca Guelaguetza significa: "tortilla della milpa dei Zapotechi" Guela = milpa, guet = tortilla, za = zapoteca).


Cosa impedisce lo sviluppo come concetto di coltivazione nel mondo la milpa? La sua bassa produttività. In un ettaro di terra può produrre al massimo una tonnellata di mais. Troppo poco rispetto alle nostre necessità considerando il fatto che il mais, insieme al grano e alla soia, è uno degli alimenti più prodotti e consumati sul nostro pianeta.

10 commenti:

  1. Molto interessante questo articolo, come tutti del resto.
    Una specie di consociazione molto spinta quindi.
    Penso che ormai sia però molto difficile attuare questo tipo di coltura, non solo per la bassa resa come giustamente dici tu, ma anche per la forte manodopera richiesta per la sua attuazione. é evidente che una raccolta meccanizzata, e pressochè impossibile, in presenza di colture e di frutti cosi diversi.
    Bob.

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  2. Si, immagina quanto manodopera occorrerebbe per una simile piantagione considerando i fabbisogni mondiali. Il declino di questa tecnica purtroppo è dovuto anche per questa causa.

    Con questo tuo commento mi è venuta in mente una cosa relazionata con il costo del lavoro: quanto ci costerebbe fare l'impollinazione dei fiori a noi umani se scomparissero dalla terra gli insetti che si occupano di farlo gratuitamente? Una domanda su cui meditare al di là dei fiori e degli insetti.

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  3. Già è vero, è che ultimamente ho preso ad odiare gli insetti, dopo le tre morsicate che mi sono beccato in faccia da un calabrone giallo; meno male che non sono allergico, ma che male!!!
    Bob

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  4. quanto sei informato andrea!
    i miei hanno ancora una milpa, tale e quale, con le zucchine sotto, i fagioli e il mais, anche chilacas. ma si fa per consumo proprio e perche' ci abbiamo lo spazio, era una cosa che faceva il mio nonno. il mais si raccoglie e alcune pannocchie si mangiano grigliate appena raccolte, questo a fine agosto, meta' settembre, si invita della gente per la "elotada". poi il resto si lascia seccare e si tengono a parte i chicchi del mais per poi avere delle tortillas. le zucchine si raccolgono molto prima, anche le chilacas, che si le lasci seccare diventano "chiles guajillos". dai miei c'e' ancora una signora che viene da loro una volta alla settimana a fare le tortillas a mano. purtroppo in questo mondo siamo in tanti!, questo tipo di coltivazione era molto usata in piccole communita', sono generalmente di gestione famigliare e la produzione e' soltanto per le famiglie che partecipano alla milpa, che in realta' e' una famiglia sola. la emmigrazione alle grandi citta' e all'estero dei contadini messicani e' dramatica, ormai non si trova piu' mano d'opera en la regione "bajio" per gestire grosse coltivazioni di cereali, ortaggi e verdure, tutti sono stati spinti agli stati uniti per i pochissimi soldi che il governo messicano destina alla produzione agricola, ad aprire nuovi mezzi per procurare crediti, irrigazione, etc. attualmente gran parte della campagna messicana cultivabile e' dedicata a mais transgenico e sorgo (un tipo di cereale rosso, molto comune in queretaro). il messico sta spreccando gravemente il suo capitale umano. guarda pure me!!.. cosi' pregiata e sono qua : P
    jaa!... scherzo a parte, quando ero in messico mi sentivo partecipe di qualcosa direttamente, io ed altre persone ci movimentavamo tanto per piani di sviluppo sociale per delle communita' rurali, si trattava soprattuto di creare qualcosa di utile e redditizio per le famiglie, eravamo oltre qualsiasi tendenza o forma di pensiero politico, facevamo molto uso di collegamenti e amicizie con della gente con certi "poteri" (soldi!, che e' quello ci vuole!) che poteva procurarli per i progetti. una ditta qualsiasi, se procura dei soldi in questo modo, ha pure uno sgravamento fiscale, quindi, a loro andava pure bene!. a queretaro, dalle parti di villa corregidora, ci sono dei paesini dove abbiamo lavorato noi, adesso li' hanno allevamenti di pecore per la lana e capre per formaggi. queste attivita' sono gestite da donne e ragazzini con i padri negli stati uniti. il buon formaggio che viene di questo latte si vende al très chic superama a prezzo d'oro e a i produttori tocca una giusta paga per il loro prodotto.
    da quando sono in italia, non so se qualcuno si offende, pero queste cose del "ecosolidale" mi fanno veramente ridere, veramente aiutano a miglirare qualcosa?, quanto di un pezzo di zucchero grezzo di mais, detto "piloncillo" in messico, che a milano si trova a 16 euro il chilo, arriva al produttore??. essere solidali, e' che i piccoli produttori abbiano accesso ai grandi mercati, che abbiano accesso a sapere come amministrare e gestire la loro roba, che abbiano accesso a sapere come venderla, che uno che produce cacao possa venderlo alla nestlé, che uno che ha il mais, glielo posa vendere alla maseca direttamente. estamos jodidos.. sic!

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  5. Direttamente da una Queretana!
    Che bellezza questo tuo commento e che testimonianza! Grazie tanto Diana.

    In effetti i produttori sono i più penalizzati; le politiche economiche e il governo ha impoverito con il corso del tempo qui in Messico una realtà rurale basata su determinati principi e tradizioni.

    Anche a me fà pensare l'ecosolidarietà. Quanti soldi effettivamente arrivano ai campesinos?

    Parlando poi di cultura e artigianato Messicano... esiste un fondo nazionale per promuovere lo sviluppo sociale ed economico degli artigiani chiamato Fonart(http://www.fonart.gob.mx/). Nei negozi Fonart vengono esposti e venduti prodotti artigianali provenienti da tutta la repubblica a prezzi decisamente cari ma con una manifattura decisamente superiore rispetto allo stesso tipo di artigianato che si può comprare nelle strade e nei mercatini del nostro querido Mexico. Io mi domando sempre: questi soldi vanno esclusivamente agli artigiani che si promuovono nei negozi o a tutta la loro comunità?
    Tanti misteri e tante tradizioni che se ne vanno... come dici tu... estamos jodidos...

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  6. Mi piace tanto il tuo blog Andrea!!! Posso metterlo nella lista dei link amici???
    Un abbraccio
    Francesca

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  7. Grazie Francesca, certo che puoi metterlo nella tua lista ;)

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  8. Ma perchè, la nestlè lavora ancora il cacao!?A perte la battuta, penso onestamente che basarsi su queste grosse multinaionali, sia solo un'effimera illusione, perchè appena trovano di meglio o a minor costo, non si fanno il problema di far morire di fame delle persone!
    Meglio poco, ma con vendite il più possibile dirette; dal contadino al consumatore, lasciando stare gli OGM e prelidigendo le culture di nicchia, dai sapori indimenticabili.
    Bob

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  9. il vero artigianato messicano e' diventato molto caro e pregiato. una volta erano cose di uso comune, dal qualche anno hanno creato il fonart perche' le cose non andassero dimenticate e perse, i pezzi del fonart sono creati per veri artisti. i negozi fonart piu' che negozi sono musei, gallerie d'arte. attualmente bisogna avere veramente occhio per non sbagliare e portarsi a casa un cesto manufattura messicana e non cinese!!. i mercatini e negozi sono invasi, non riuscivo a crederci quando l'hanno scorso c'erano pure le figurine del presepe fatti dai cinesi!!. pure le stampe della madonna di guadalupe, quella gente e' troppo avanti!, ne avranno spie in tutto il mondo o cosa??...
    a san miguel de allende e a tlaquepaque ci sono dei veri tempi dedicati all'artigianato messicano, una camicetta ricamata costa qualcosa come 250 euro!!!. stiamo parlando di una camicetta in cottone di tradizione "huichol", fatta assolutamente a mano, dal tessuto alla colorazione di ogni filo per fare la matassa con qui si fara' poi il ricamo. e' una cosa praticamente invendibile... chi in europa la comprerebbe secondo voi?, potrebbe essere un pezzo che si venda nei negozi di etnico, tipo i negozi di "altromercato", que addirittura stanno chiudendo perche' i volumi di vendite non sono abbastanza per mantenerli?, sono 250 euro di camicetta eh, non e' nemmeno firmata, ma non e' neanche anonima perche' e' unica e si puo' sapere chi l'ha fatta e se si va oltre, conoscere di persona all'autore.
    con un amico a barcellona si stava studiando la possibilita' di portare camicette piu' semplici, quelle fatte a san miguel de allende, che sono anche in cottone, senza ricami, quelle con le maniche grosse e delle "pence" davanti, queste sono molto comuni, si fanno bianche e rose... perche' il "business" risultassi, ogni una doveva essere venduta a piu' di 120 euro, se vendiamo una ogni mese hehehe.. risultava ridicolo, gia' solo sdoganare un pacco in italia costa piu' di 20 euro, non contiamo con quanto ci mettono a farlo eh, mica ci fosse la droga dentro!, e poi se ci fosse, non la si fa sdoganare, per carita'!, quella entra senza problemi per altri mezzi. tornando alla camicetta, e se poi ne vendi una camicetta ogni tanto, che tristezza!
    ci sono diverse idee per portare avanti i piu' bisognosi. ad alcuni va bene comprare poco pero' di qualita', ma una cosa ovvia e' che soldi chiamano a piu' soldi. un piccolo produttore non si puo' mantenere di vendere 4 uova fresche al giorno, 1 chilo di cacao al mese oppure 10 litri di latte appena mungito alla settimana (le galline, le mucche mangiano anche). insomma, ci vogliono dei mezzi piu' efficaci, secondo me, non basta avere bei desideri e buone intenzioni (altrimenti e' meglio non desiderarli neanche). la gente va educata, tutta, ovunque, solo cosi' impariamo a amministrare, a gestire, a prevedere. il giorno in qui torneremo a scambiare i miei chicchi di mais per i tuoi fagioli, allora sara' un'altra storia.
    la nestlé prende ancora cacao, come lo fa anche la lindt e tante altre aziende europee, il cioccolato al 70% che tanto piace da queste parti e che hanno un marchio cosa hanno secondo voi dentro?, polvere?. il cacao viene comprato come il tabacco, tramite agenzie che concentrano la produzione e la mettono all'asta, che a sua volta compra da altri piccoli produttori a prezzi tristissimi, per questo ormai trovare cioccolato vero e' costoso.
    una volta il tradizionale cioccolato "abuelita" erano cacao e zucchero di canna puri, meno male rimane ancora il "morelia", costa 14 pesos la confezione di 6 pezzi : )
    ti faccio i post "paisano".. scusa, ma e' che veramente ci sono punti di vista molto diversi, e bisogna vedere che gli orizzonti sono vari.
    colpa tua andrea per parlare della milpa : P

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  10. Fà piacere leggere i tuoi commenti/posts paisana :)

    Quando parlavo di mercati artigianali non mi riferivo certamente a quelli cinesi (tematica da non sottovalutare per quanto riguarda l’appiattimento culturale del nostro mondo) ma quelli fatti ancora dalla povera gente del luogo. Oggi ad esempio, scrivendo il post dei Chapulines, mi sono venuti in mente alcuni artigiani che ho avuto modo di conoscere nelle loro case a Teotitlan del Valle, Oaxaca.
    Gente che ancora oggi con i loro telai, tessono tappeti da vendere a pochi pesos tra mille difficoltà. Quelle difficoltà che stanno portando alla scomparsa di intere comunità con le loro usanze e i loro costumi che si sono sviluppati nel corso dei vari secoli.
    Come stiamo vivendo questa estinzione culturale? Verranno sempre più creati prodotti da artisti e non più da umili artigiani ad un mercato rivolto esclusivamente ad appassionati con un determinato potere acquisitivo? A me sembra di capire che si promuove l’albero ma non le sue radici. Si promuovono degli oggetti senza capirne la provenienza, il passato, l’uso e tutto ciò che è legato a loro cioè il territorio che nessun artista o cinese può ricreare.
    Siamo nelle mani della cosidetta globalizzazione guidata da mercati con regole particolari e che non guarda in faccia a nessuno; passa per la milpa, tra i tappeti di Teotitlan del Valle, sulle camice di San Miguel Allende, tuffandosi nella cioccolata per poi andare oltre... non solo in Messico... un “estamos jodidos” a livello mondiale dal mio punto di vista.

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