giovedì 23 agosto 2007

Orche e Delfini



Ogni anno nei parchi marini orche e delfini saltano nell'aria per un pugno di pesce, vengono cavalcati da noi umani per soddisfare i nostri capricci. Si insinua che gli animali non attuerebbero in questo modo se non fossero contenti. Ma dietro a tutto ciò c'e' solamente tanta sofferenza.
Questi cetacei vengono catturati e messi in cattività privandoli della loro vita e della loro famiglia.
I delfini nuotano con la loro famiglia composta in genere da una decina di elementi.
Quindi una volta catturati il trauma più grande è rappresentato dalla separazione della propria famiglia per poi essere rinchiusi in un parco marino.
Catturare una sola orca o delfino significa danneggiare un intero gruppo.

Per poterli catturare si spingono questi gruppi fino a portarli in acque poco profonde per essere poi circondati dalle reti e sollevati fin sopra alla barca. Gli esemplari non desiderati vengono ributtati in acqua provocandogli traumi fisici e psichici irreversibili che possono portare alla morte o, nel caso di esemplari che aspettano cuccioli, ad abortare.
Le orche, inoltre, una volta che un membro della famiglia viene catturato, possono inseguire la barca per molti chilometri cercando di salvarlo.


In un solo giorno questi esseri in mare aperto possono percorrere molte miglia, una volta catturati sono messi in vasche che risultano essere prigioni. In mare possono stare sott'acqua all'incirca mezzora e passano solo il 10 o 20% sulla superfice. Le vasche dei parchi marini invece sono poco profonde e passano la metà del tempo in superficie.
I delfini nuotano usando un sistema localizzatore che attua come un sonar. Fanno rimbalzare le onde verso altri oggetti per determinare la densità, la dimensione e la localizzazione. Nelle vasche dei parchi marini non possono scappare dai rumori dei tanti visitanti i quali con le loro vibrazioni possono attraversare il cemento per arrivare fino all'acqua facendo disperare questi esseri a volte portandoli fino alla pazzia.
In queste vasche devono respirare e bere l'acqua della propria urina e escremento insieme a quello di altri animali. Le vasche sono pulite con cloro e altre sostanze chimiche le quali irritano gli occhi causando con il tempo diversi problemi agli occhi e alla pelle.




Il sistema di insegnamento a volte può risultare duro: i delfini e le orche vengono isolati per lunghi periodi senza mangiare quando si negano ad attuare contro la loro volontà, torturandoli psicologicamente.

La vita di un delfino libero varia dai 25 ai 50 anni. In un parco marino più della metà dei delfini muoiono prima dei due anni di vita. Il promedio dei sopravviventi è di 10 anni di vita.
Il promedio di vita dell'orca in libertà varia dai 50 ai 60 anni mentre le femmine possono vivere fino ai 90 anni pero in cattività possono vivere anch'esse al massimo una decina di anni. Con l'indice di mortalità molto alto e con il poco successo di accoppiamento in cattività i parchi marini continuano a catturare mammiferi marini costantemente per sopperire gli animali morti.


I delfinari non mostrano il comportamento naturale di questi esseri, privandoli della loro libertà, della loro famiglia, di saltare tra le onde del mare e stabilire il loro territorio naturale.


Fortunatamente sempre più gente si è data conto che le orche, i delfini e altri cetacei non devono rimanere in cattività proprio per queste ragioni.
Canada, non autorizza la cattura e l'esportazione. In Brasile è propibito usare mammiferi per intrattenere le persone. Israele ha proibito importare i delfini da usare nei parchi mentre in alcuni stati americani come quelli della Carolina del Sud ha chiuso delfinari e non permette l'apertura di questi luoghi.

domenica 19 agosto 2007

Il canto dalle infinite voci



Sempre li per essere ascoltato e ad ascoltarmi con la sua forza vitale: il mare.

Al mare dedico le mie stagioni e le mie passioni, un amico confidenziale.

Il suo suono si impadronisce sempre dei miei pensieri piú intimi ed é inutile che io mi nascondi di fronte a questa forza.

Il suo odore scaturisce ancestrali connessioni cosi come vederlo unirsi all’orizzonte con i suoi colori immensi.

É un ritorno alle origini al cerchio della vita, un unificarsi di strati naturali all’interno della mia mente ed é incredibile provare tutto ció con un elemento naturale.

L’acqua creatrice e generatrice di vita e di morte impera in questo ambiente simbolo di prosperitá e di speranza.

Il divenire in perpetuo movimento.

giovedì 16 agosto 2007

Mazunte e le Tartarughe


A sud del Messico si trova lo stato di Oaxaca: uno stato ricco di cultura, flora e fauna.
Sulla sua costa, a pochi chilometri da Puerto Escondido, c'e' un piccolo pueblo chiamato Mazunte.
Mazunte mi ha sempre affascinato fin dalla mia prima visita. La strada principale è appena asfaltata, non esistono hotels ma Cabañas dove si dorme su amache con la compagnia dell'oceano pacifico. Si respira pace e tranquillità una dimensione particolare che ho provato in pochi luoghi lontano dalle aree urbane delle zone hotelere più famose. Immerso totalmente nella vegetazione, Mazunte conserva un meraviglioso santuario e museo delle tartarughe le quali vengono a depositare le uova su queste spiagge. Chiunque può essere partecipe alla schiusa delle uova risultando un' esperienza straordinaria e unica.


"Conoscere per conservare" è il detto del Centro Mexicano de la Tortuga (CMT), dove un gruppo di persone contribuisce ad aiutare le tartarughe marine di Oaxaca con l'obiettivo di informare e fare prendere coscienza ai visitanti dell'importanza di mantenere l'equilibrio tra l'uomo e la natura sempre più distanti tra loro e non intesi come parte integrante.



Delle 11 specie di tartarughe marine che abitano il pianeta, 10 di loro arrivono sulle spiagge messicane per deporre le proprie uovo sulla sabbia. Da Marzo a Novembre
ogni anno queste spiagge solitarie si convertono in un santuario per la vita e la propagazione di queste creature. Nel 1997 sono state contate l'arrivo di 900.000 tartarughe sulla spiaggia "La Escobilla" di Mazunte. Nello stesso anno 60.000 persone sono riuscite ad entrare in contatto con centinaia di tartarughe e il loro affascinante mondo passando così da turisti a persone con una coscienza più profonda in merito e amanti del medio ambiente. Gli studiosi del CMT sono convinti che quando non conosciamo qualcosa direttamente a volte non ha nessun significato per noi e pertanto non è nostro interesse conservare. Per questo rendere partecipe la gente è la miglior arma perchè la vita di queste tartarughe si rispetti. Sensibilizzando.

Mazunte anticamente era chiamata Maxontetia, nella lingua Náhuatl si compone da Ma, imperativo, xon, che indica una forma di supplica, e tetia, deponere le uova, è come dire: “Perfavore deponi le tue uova!”




Nei secoli scorsi poche famiglie vivevano a Mazunte dovuto al fatto dell'inacessibilità del posto. Fino a qualche decennio fà l'attività principale della popolazione si basava sulla caccia e sulla lavorazione delle tartarughe. Con il passare degli anni e con il pericolo d'estinzione di questi rettili nel 1990 si è provveduti alla salvaguardia delle tartarughe. Gli abitanti a quel punto ripiegarono sull'industria del legname e incominciarono a disboscare in modo indiscriminato le foreste circostanti. Fù cosi che, su pressione della Ecosolar (un gruppo ambientalista di Città del Messico) si autoproclamò Mazunte riserva ecologica nell'intento di tutelare l'ambiente e allo stesso tempo creare un modello economico sostenibile. Il ruolo chiave è stato svolto dal turismo incoraggiato anche dal CMT che fù inaugurato nel 1994.

A Mazunte finalmente possono tranquillamente arrivare a depositare le uova le tartarughe Prieta, Laúd, Carey e la Golfina, quest'utlima è la specie più attiva su queste spiagge.

Per chi decide di fare un viaggio particolare in Messico, Mazunte rappresenta una valida alternativa. Si può contribuire aiutando il centro CTM anche come volontario. Una esperienza di vita indimenticabile.


Per maggiori informazioni: Centro Mexicano de la Tortuga

Indirizzo:

Kilómetro 10, carretera Puerto Ángel - San Antonio
Mazunte, Sta. María Tonameca
Oaxaca
México
70902
email: contacto@centromexicanodelatortuga.org
Tel. 958-58-43376

Informazione addizionale: Apartado Postal Num 16. Puerto Ángel, Oaxaca, C.P. 70902 México

Approfondimenti sullo stato Messicano di Oaxaca: 1 (Español)

Approfondimenti su Ecosolar: 1 (Español)

mercoledì 15 agosto 2007

Il ritorno del Lupo

Un bel documentario datato 1991 proposto da Arcoiris.tv.

Alcuni studiosi sugli Appennini incominciarono fin dai primi anni 70 a raccogliere informazioni riguardante il lupo che vive in queste zone. Un reportage che parla della sua storia, della sua evoluzione e dei suoi problemi attuali, in un habitat per lui sempre più stile. Un documentario di circa 50 minuti raccontato in maniera semplice ma molto esaudiente.



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Realizzato da Jost Geppert


Fotografia: Maurizio Felli


Produzione: Paneikon in associazione con: RAITRE


Anno: 1991

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Premi Ricevuti


Festival Internazionale del Cinema Naturalistico Trofeo "Stambecco d'Oro" 1991: Primo premio Trofeo "Stambecco d'Oro";


I Giovani e la Natura "Rassegna del Film Naturalistico dal Mondo Livorno (Progetto Natura) 1991: Premio "I Giovani e la Natura" per il miglior film; M.I.P. Medikinale Internation Parma " Prix Leonardo" 1993: Summa cum Laude - Excellent Film Finalist della Giuria;


Natura doc. Mostra Italiana del Documentario Naturalistico 1993: Primo premio Selezione Estero Complimenti della Giuria.

venerdì 10 agosto 2007

Il Muro della Vergogna




Il muro di Berlino caddè 18 anni fà, il muro Statunitense è attualmente in piedi. La linea che divide Messico e Stati Uniti d'America è segnalata da un muro di metallo di più di 5000 km, controllato da sistemi elettronici e da militari con autorità e pregiudizi razziali.

Un muro è una sconfitta, uno strumento che racchiude pregiudizi, razzismo, incapacità di confrontarsi in maniera civile e
intollerante verso altre culture e la propria.

Rompere le barriere



Memoria Corta



Considerando che parlano da sole... altre immagini: 1 (Español)

martedì 7 agosto 2007

Los Aluxes


Nella cultura Maya c'e' un mito che parla degli Aluxes piccoli spiriti protettori delle Milpas (campi creati nella selva), delle foreste e delle montagne.
Si narrano differenti storie su di loro.
Si crede fossero creati da ancestrali misteriosi, i quali mescolando,
k'at (terracotta) con sangue di animali forti agili e audaci formavano piccole statuine le quali venivano lasciate all'interno del bosco sotto un' albero. A queste piccole statue veniva offerto del cibo Han-li cool (cibo delle montagne) e acqua fresca. Con il passare del tempo questi pupazzetti sparivano misteriosamente acquistando la loro reale vita.
Si narra anche che gli Aluxes fossero abituati a portarsi con se bambini trovati nel bosco nella Ca-cab (casa degli Aluxes) per poter insegnargli cose sopranaturali da mettere in pratica nelle proprie comunità. Quando i bambini crescevano gli Aluxes li riconducevano al luogo dove li avevano incontrati convertendoli in Hmen.
Gli Hmenes sono persone particolari che conoscono tante cose della natura e del proprio luogo, sanno parlare la lingua maya molto bene e molto più veloce di qualsiasi altra persona della comunità. Partecipano al rito dell'Han-li cool e sono uomini medicina che aiutano le persone malate e bisognose.

Creature dalle piccole dimensioni fanno parte dei miti di molte culture sparse in tutto il mondo: l'Irlanda ha i relativi Leprechauns.

Gnomi, Trolls, Gremlins, Folletti
sono conosciuti un pò in tutta Europa, in Giappone i Kodama (piccoli spiriti che manifestano lo stato di benessere della foresta)

Esseri che si assomigliano e che appaiono nella quotidianità come elementi mitici e leggendari che si sono perpetuati attraverso la tradizione orale, la letteratura e nei nostri giorni con colorate immagini del piccolo e grande schermo.

Approfondimenti: 1 (Español)


sabato 4 agosto 2007

¡Alebrijes!


Si racconta che gli Alebrijes siano arrivati a noi da un sogno rivelatore di Pedro Linares López (1906-1992) mentre era in coma nel suo letto all'età di trenta anni. In questo sogno Pedro camminava spensierato in un luogo strano e sconosciuto: un bosco pieno di rocce, animali ed alberi. Tutti questi elementi ad un certo punto si convertirono in esseri mai visti prima. Un asino con ali di farfalla, un gallo con corna di toro, un leone con testa di aquila e tutti insieme gridavano una sola parola: ¡Alebrijes!

Le voci erano così forti che Pedro non potè stare più in quel luogo e cosi incominciò a camminare su di una strada acciotolata dove incontrò una persona cui chiese quale fosse la direzione per uscire da quel bosco. L'uomo gli disse che non doveva stare in quel posto ancora e gli indicò la direzione per ritornare a casa. Pedro incominciò a camminare fino ad arrivare ad una piccola finestra e oltrepassandola si sveglio dal coma.

Quando Pedro si recuperò dalla malattia si ricordò del sogno ed era desideroso che la sua famiglia e le persone potessero conoscere gli esseri incontrati in quel luogo strano. E cosi incominciò a modellare con Papel Maché (carta pesta) queste strane creature dipingendole con colori allegri, accesi e vibranti tali come li ricordava.

Oggi gli Alebrijes sono conosciuti grazie a Pedro Linares López (nelle 3 foto precendenti) in tutta la Repubblica Messicana e non solo, diventando uno dei patrimoni culturali che caratterizzano questa nazione.
Un artigianato folklorico unico e minuzioso che, con i suoi colori e forme, rappresenta lo spirito di un paese visionario.

Nello stato di Oaxaca, Messico vengono realizzati Alebrijes in legno dagli artigiani locali.



Approfondimenti: 1 (Español), 2 (Español), 3 (Español) e 4 (English)