mercoledì 24 dicembre 2008

Siempre hay algo más que a simple vista no se ve

La cosa che mi piace di più quando faccio esercizio fisico è la spiritualità nel realizzarlo in un ambiente naturale. Allo stare all'aria aperta sono capace di connettermi con l'ambiente in maniera molto più spontanea e facile. Riesco a stabilire una comunicazione con il mio essere, riesco ad ascoltare il mio corpo e le mie emozioni in modo molto più chiaro, riconoscendo i propi limiti e la propria verità ma sopratutto riesco a connettermi con tutto quello che mi circonda.

Credo moltissimo negli elementi: il mare ha la sua forza, il vento un'altra, così come le montagne e i fiumi. Ed è bellissimo saperli distinguere ed assimilarli in quello scambio incessante di interdipendenze. La vita ci insegna tante cose. Sempre c'e' qualcosa che a una prima semplice occhiata non si riesce a vedere.

L'altro giorno ho ascoltato per telefono un mio caro amico che ha partecipato alla maratona di New York lo scorso novembre. Mi ha detto, con una emozione ancora molto viva, che di tutte le maratone che ha fatto è stata proprio questa della grande mela a piacergli di più. Mi ha anche invitato a fare questa esperienza ma sinceramente l'asfalto e il contesto di correre in una città non mi attirano in questo momento.
Sono un corridore solitario che considera il movimento come un mezzo che mi permette di scarnire gli elementi della vita fino a portarli tutti allo stesso livello come devono essere per poter farne parte in maniera molto più profonda e coscienziosa in un atto spontaneo come quello della corsa. Correre in spazi aperti è quello di cui ho bisogno.
A volte poi penso che competere in una gara non fà più per me. Il mio "misurare" va oltre al numero di pettorale e oltre a queste prove. Senza ombra di dubbio avranno le loro emozioni, ma già le conosco, già ho partecipato a questi tipi di attività in passato. Percezioni che cambiano.

Ora sono silenzioso e alla perenne riscoperta di elementi che ogni volta mi stupiscono come fosse la prima.
La simbiosi che provo e con la quale partecipo in un certo senso, perdendomi nei tragitti che giorno per giorno improvviso, la riesco ad assimilare in quella quiete che sento lontano dalle folle, dai cronometri e dalle città.

In questi giorni freddi dove il sole è apparentemente statico e le notti sono più lunghe, in questi giorni cosi introspettivi, mi sento carico di emozioni e voglia di incominciare ancora una volta, un altro ciclo ricco di sensazioni che solo la madre terra riesce ad offrirmi insieme alla mia disponibilità, grazie anche al dono dell'atto del muoversi.

Quell'auspicio nel ritrovarsi ancora una volta esseri divini & mortali e celebrare il tutto con quel senso di sacralità percepibile in ogni istante, lo rivolgo anche a tutti voi...

Con un grande sorriso auguro buone feste a tutti!

martedì 16 dicembre 2008

Per chi pensa sia solamente una cosa del passato...




"Il documentario “Unrepentant: Kevin Annett and Canada’s Genocide” descrive la storia personale di Kevin Annett quando, nelle veste di reverendo, si è scontrato con la Chiesa Unita per il suo interessamento ai fatti accaduti nelle scuole residenziali canadesi e il genocidio commesso dai responsabili religiosi di queste scuole, dove centinaia di migliaia di bambini Nativi sono stati rinchiusi, dopo essere stati rapiti alle famiglie, e costretti a parlare solo inglese, a dimenticare la propria cultura e a professare la religione cristiana.
Qui hanno subito violenze fisiche e sessuali, elettroshock, sterilizzazioni e, in molti casi, la morte.

Il film ha ricevuto numerosi premi, al New York Independent Film and Video Festival nel 2006 e come miglior documentario al Los Angeles Independent Film Festival nel marzo 2007.


Questa versione sottotitolata in italiano è frutto di un lavoro di numerose persone, in primo luogo Kevin Annett, Nativi Americani.it, Stefania Pontone, Cristina Merlo, Vittorio Delle Fratte e la White Tara Production."

Riferimenti e ringraziamenti:
Nativiamericani.it
Arcoiris

Approfondimenti:
Hidden From History

mercoledì 10 dicembre 2008

Migrazioni Dicembrine

Messico è un paese con molte ricchezze e con una delle biodiversità più grandi del mondo. Questo si deve soprattutto alla sua posizione geografica la quale favorisce una serie di habitats che permettono di fare proliferare varie forme di vita.
Per questo motivo nelle acque Messicane si possono incontrare gruppi temporali o permanenti di 39 specie di cetacei. Tra questi gruppi ovviamente c'e' la balena.


Delle 11 specie presenti su questo pianeta, 8 si possono trovare qui in Messico: la Balena Azzurra, la Balena Grigia, la Megattera qui chiamata "Ballena Jorobada", la Balenottera Comune, la Balenottera di Eden, la Balenottera Boreale, la Balenottera Rostrata e la Balena Franca Nordatlantica.

Queste balene si trovano in varie zone del Messico ma la loro massima concentrazione si trova nella zona del Golfo della California, in alcune baie con acque ricche di Krill, il loro cibo preferito. Ma anche baie dove le acque profonde aiutano le madri nei loro movimenti durante il concepimento dei loro piccoli e con poco moto ondoso il quale consente di avere una respirazione cadenzata durante il parto.
In questo periodo molte di queste specie arrivano in Messico dalle fredde acque nordiche per riposarsi e riprodursi.
In Messico tutte le balene sono protette e molte, come ad esempio la Megattera, grazie a questo tipo di precauzione durante il periodo della riproduzione, sono fuori pericolo di estinzione.
La Balena Grigia compie la più grande migrazione tra tutti i mammiferi presenti sulla terra: 20.000 km.
In Baja California la stagione del Whale watching inizia ufficialmente in questo mese di Dicembre per poi concludersi a metà di Aprile, mese in cui le balene fanno ritorno nei mari nordici.
Molte sono le infrastrutture con permesso ufficiale che organizzano escursioni in barca per potersi avvicinare con tutto il rispetto a queste meravigliose creature.
Il periodo migliore per per vedere le madri con i loro cuccioli nelle lagune della Baja California va da Febbraio ai primi giorni di Aprile. Negli ultimi giorni del loro soggiorno in queste acque, i cuccioli sono ormai abbastanza grandi e forti da sottrarsi al controllo delle madri. Per questo può succedere che un cucciolo curioso si avvicini a una barca (Panga) per farsi accarezzare il muso, offrendo ai visitatori l'occasione di fare un incontro ravvicinato.


Guerrero Negro (Laguna Ojo de Liebre o Scammon's Lagoon), Laguna San Ignacio e Bahia Magdalena, sono i migliori siti di Whale watching. Questi luoghi sono situati in Baja California Sur ma si possono avvistare balene anche in altri stati Messicani come Baja California Norte, Jalisco e Nayarit, tutte sull'oceano Pacifico.

Nella Mappa sottostante ho segnato le maggiori rotte delle balene nella zona Nord-Ovest del Messico. Cliccando sulle linee colorate del percorso si possono conoscere le specie di balene che compiono quella specifica rotta. Nei segnaposto verdi, cliccandoci sopra, invece sono specificati i migliori posti di Whale watching


Visualizzazione ingrandita della mappa

Sul versante opposto, ovvero nell'oceano Atlantico, ci sono molte meno balene in quanto la concetrazione di krill non è la stessa della costa del Pacifico. Inoltre le caratteristiche oceanografiche e la temperatura dell'acqua non sono favorevoli per queste specie.

martedì 11 novembre 2008

La Catrina

Di tutti i personaggi che la cultura messicana contempla tra i più rappresentativi, se ne distingue uno molto caratteristico in questo mese che accompagnano i festeggiamenti di questa nazione in onore ai morti.

Il suo nome è Catrina, vestita con abiti eleganti e sgargianti cappelli. Le piace giocare con la vita e in un certo modo è sempre presente nelle feste dove i morti ritornano alla vita.

Questa elegante signora in ossa è la rappresentazione di una classe privilegiata che dominò in Messico tra la fine del XIXº e il principio del XXº secolo, durante la dittatura di Porfirio Díaz.


Il nome Catrina proviene dalla parola "Catrin", sinonimo di elegante, distinto, ben vestito, fino, sfisticato e altri aggettivi con i quali il popolo denominava la classe privilegiata di questa epoca.

Nel pomeriggio, infatti, le signore di alta società passeggiavano nel Paseo de Alameda di Citta del Messico, sempre molto eleganti, con cappello ed un ombrello.
La catrina è la compagna del Catrin e con questo connubio è rimasta intatta fino ai nostri giorni.

Le rappresentazioni di poesia popolare e di illustrazioni furono iniziati da Manuel Manilla e proseguiti da José Guadalupe Posada che riusci a creare un mondo fanastico tramite questo personaggio che rappresentavano la commedia umana.

Le opere di quest'ultimo artista riuscirono ad essere così popolari che Diego Rivera lo ritrasse nel celebre murale "Un domingo en Alameda" insieme alla sua Catrina.

Attualmente la Catrina è ricordata in mille modi. La sua immagine la ritroviamo tra i dolci, tra i cioccolati che si usano mangiare in questi giorni. Oppure in disegni o in sculture che possono essere fatte in diversi modi: terracotta, ceramica, legno e carta pesta sono i materiali più usati. Può essere rappresentata in diversi situazioni della vita quotidiana. Una forma allegorica che immortala attimi di questa vita terrena prima dell'imminente morte. Con il suo sorriso, i suoi colori, la sua eleganza, ci invita a cogliere l'attimo per vivere in pieno la nostra vita. La sua doppia identità è un modo di ricordarci chi siamo e dove andiamo.

Il seguente video, "Hasta los Huesos", è l'omaggio fatto dall'artista René Castillo a questa celebre figura.

Una delle tante rappresentazioni che testimonia ancora la presenza di questa figura nel folclore Messicano.

mercoledì 5 novembre 2008

La Mariposa Monarca

Questa mattina i lucernai della mia casa proiettavano sulle pareti e il pavimento strane piccole ombre in movimento. Con curiosità mi sono affacciato dalla finestra. Con stupore mi accorgo che sono farfalle. Centinaia di farfalle che viaggiano in direzione sud. Sono le farfalle Monarca. Le riconosco dai colori caratteristici delle loro ali. Che emozione vederle passare.
Silenziose, instancabili, enigmatiche.


Arrivano dalla regione dei Grandi Laghi degli Stati Uniti e del Canada, dove ogni estate nascono quattro generazioni di farfalle monarca. Di queste la quarta, che a prima vista assomiglia alle precedenti, è speciale. L'istinto gli ordina di non accoppiarsi ma di accomulare energia alimentandosi di nettare. Questa generazione vive almeno 8 volte in più rispetto a quella precedente. In questo modo potranno completare la migrazione più lunga compiuta su questo pianeta da un insetto.


Valendosi anche dell'aiuto del vento, possono percorrere almeno 120 km al giorno. Scappano dal freddo del nord e navigano in un luogo dove stavano i loro antenati.

5 miliardi di farfalle viaggiano in direzione sud fino al Messico percorrendo 4 mila chilometri. Solo una di cada 5 farfalle sopravviverà ai pericoli di una migrazione cosi lunga ma sono cosi numerose che 1 miliardo di farfalle termineranno il viaggio per passare l'inverno nel bosco che rassicurerà la loro sopravvivenza fino all'arrivo della primavera: il santuario della Mariposa Monarca nello stato di Michoacán, Messico.


Come un essere cosi fragile e piccolo è capace di attraversare tutto un continente per arrivare in un luogo in cui mai è stato, rimane uno dei misteri più grandi della natura. L'arrivo della farfalla monarca ha anche un significato mistico per la popolazione locale. Il loro arrivo coincide con la festa messicana del Día de Muertos. La gente del posto crede che lo spirito delle persone care morte ritornino a casa sulle ali di queste creature. Le farfalle passeranno l'inverno immobili su alberi in uno stato di letargo. In primavera rinizierà un'altra migrazione al nord contraddistinta dall'accoppiamento il quale farà portare dalle femmine le uova fertilizzate e il segreto di come una distante generazione futura ritornerà ad incontrare il suo rifugio invernale, completando cosi uno dei viaggi più misteriosi e belli della terra.


* Il Santuario della Mariposa Monarca ha una tale importanza ecologica da essere stato dichiarato Reserva de la Biosfera, il che gli conferisce, almeno in teoria, un certo grado di tutela.

Tuttavia il disboscamento illegale, che interessa fino al 60% della riserva, ha severemante danneggiato l'habitat delle farfalle: è difficile cambiare le tradizioni e impedire agli allevatori locali di tagliare la preziosa legna, piantare granturco e portare il bestiame a pascolare sul terreno utilizzato dalle farfalle.

Alcune organizzazioni stanno tentando di dissuaderli da queste pratiche, offrendo alle comunità locali incentivi per proteggere le loro foreste.

Per ulteriori informazioni ed eventualmente dare il proprio contributo a questa causa si possono consultare i seguenti siti:

http://www.michoacanmonarchs.org/

http://www.wwf.org.mx/wwfmex/esp_mm.php

lunedì 27 ottobre 2008

Corsa e curiosità

Non ho misurato per lungo tempo i tempi per chilometro che faccio di corsa. Oggi però per curiosità ho tracciato un percorso virtuale su google earth per vedere dall'alto ciò che faccio e mi sono accorto che in 2 ore di corsa sono arrivato a fare 20 km scalando 3 montagne di cui 2 abbastanza impegnative. Il resto del percorso è tutto un massacrante saliscendi. Questo sicuramente pregiudica la velocità ma mi accorgo però che i 4'20'' che facevo per chilometro una decina di anni fà sul lungomare del mio paese sono solo un ricordo contro i 6'00'' attuali.
Sono più che soddisfatto di queste prestazioni anche se nettamente inferiori per quanto riguardano la velocità. Tempi che cambiano e filosofie di movimento diverse.

Un'altra curiosità sono gli animali che incontro sul mio cammino: cavalli, mucche, pecore che pascolano liberamente tra i prati. Quando si accorgono del mio passaggio incominciano a guardarmi con una espressione di curiosità come per dire: ma questo qui da dove esce? E poi gli insetti... c'e' un ragno che tesse sempre una grande ragnatela tra due alberi. Ci sono cascato per ben 3 volte nella sua trappola in quanto il percorso in quel tratto è completamente in discesa su pietra e devo fare attenzione a dove metto i piedi scordandomi così della ragnatela che, immancabilmente si è appiccicata sul mio petto. Ora per non rompere più le scatole al ragnetto ed evitare di trovarmelo sul corpo, ho deciso di scendere da un altro versante. Altri insetti sono le formiche rosse che con le loro interminabili colonne attraversano il cammino in diversi punti. Essendo colonne disciplinate non c'e' nessun problema: con un pò di coordinazione si riescono a saltare senza disturbarle. Ho problemi in questi ultimi periodi invece con le cavallette. C'e' ne sono davvero tante, di tutti i tipi, colori e forme. Penso siano cosi numerose per il periodo appena passato del raccolto. Loro, si, sono imprevedibili: spiccano salti scordinatissimi al momento del mio passaggio, per finire a volte contro le mie gambe o contro il mio corpo, rischiando cosi di essere schiacciate. Poi c'e' il gruppo delle oche, una ventina, simpaticissime. Si trovano vicino al lago. Ogni volta che passo è tutto un starnazzare. C'e' anche un gruppo di aironi sul laghetto ancora in piena della lagartija. Bellissimi vederli in volo. Tra qualche settimana, dovrebbero arrivare anche i pellicani che vengono a svernare qui.

Questi sono i miei compagni di corsa che quotidianamente incontro quasi fosse un appuntamento. Una corsa apparentemente solitaria e piena di curiosità.

martedì 7 ottobre 2008

Columbus Day


Il 12 di ottobre si festeggierà, come di consuetudine, il Columbus day ovvero il giorno dell'arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo nell'anno 1492.

Mi domando: come si può festeggiare un olocausto? Come si può commemorare il giorno che ha dato il via al genocidio di migliaia di etnie che si trovavano nell'attuale America?

Colombo rappresenta l'arrivo dei colonizzatori e il loro sterminio perpetuato contro le popolazioni indigene, patrimoni universali ed unici, che popolavano l'intero continente, dall'attuale Alaska fino alla Terra del Fuoco.

Genocidi, annientamento culturale, deportazioni, malattie, lavori forzati, schiavitù, torture, inquisizioni, discriminazioni: questi sono solo alcuni aspetti di ciò che è avvenuto dopo la fatidica data del 12 ottobre 1492.

Gli Italoamericani sentono molto questa festività e sono particolarmente orgogliosi del fatto che sia stato Cristoforo Colombo, un navigatore italiano (?) a "scoprire" (?) questo continente.

Più che un orgoglio, dal mio punto di vista, è una vera umiliazione per i discendenti di questi popoli.

Nativiamericani.it si è fatta portavoce per raccogliere firme in una petizione on line che contrasta questa inutile ed irrispettosa celebrazione.

La petizione è indirizzata all'ANCI (Associazione dei Comuni Italiani), ai presidenti delle regioni italiane e alle associazioni italoamericane coinvolte.

Petizione sul Columbus Day

Inoltre a Genova, il giorno 13 aprile 2008, si è costituito un comitato chiamato "Comitato 11 Ottobre" formato da gruppi ed associazioni che da molti anni si battono per il diritto all’autodeterminazione dei popoli indigeni di tutto il pianeta con lo scopo di diffondere la conoscenza di una storia diversa da quella scritta dai vincitori e promuovere iniziative di supporto a tutte le rivendicazioni che oggi, faticosamente, i popoli nativi portano avanti.


Nei giorni 11 e 12 ottobre si svolgerà a Genova eVENTI NATIVI. Un'occasione per lanciare una campagna per richiedere al Parlamento italiano l’istituzione di una Giornata della memoria del genocidio dei popoli indigeni in corrispondenza dell’11 Ottobre. Una serie di eventi caratterizzeranno queste due giornate.

Clicca qui per scaricare in formato pdf il programma di eVENTI NATIVI.

domenica 5 ottobre 2008

Passaparola

Tempo fà, grazie al blog di Paola, venni a conoscenza di questo video.

The story of stuff, la storia delle cose, è un documentario-web narrato da Annie Leonard che, con l'aiuto di animazioni, spiega in maniera molto semplice ed essenziale il circolo di vita delle cose e dei servizi di cui siamo sempre più legati, mettendo in risalto i problemi che il consumismo provoca sulle persone e sui sistemi ambientali.

Il filmato è stato visto da più di 4 milioni di utenti web in giro per il mondo.

Lo ritengo molto interessante, chiaro ed essenziale nella sua semplicità.

Per questo motivo approfitto di postarlo qui sul mio blog con la speranza di farlo conoscere ad altre persone. Io intanto ringrazio molto Paola.



Approfondimenti: The Story of Stuff

domenica 21 settembre 2008

Equinoccio

Domani 22 di settembre alle ore 15.44 entrerà l' equinozio autunnale.

La parola Equinozio (notte uguale) deriva dal Latino aequinoctiu(m), comparativo di aequus 'uguale' e nox, noctis 'notte'.

Il giorno e la notte hanno la stessa durata.

Il sole sorge all'esatto est e tramonta all'esatto ovest ed è posizionato direttamente sopra l'Equatore della terra.

Molte saranno le celebrazioni qui in Messico.

Le più suggestive, secondo il mio punto di vista, sono quelle che si svolgono sulla penisola dello Yucatan, dove in varie zone, si possono assistere ai cosidetti fenomeni "archeoastronomici".


Nella mappa sottostante ne ho inseriti 4 di questi luoghi.

Quattro affascinanti siti archeologici che durante questo periodo, per la particolare posizione del sole, si trasformano in qualcosa di molto profondo, animato, prodigioso e sublime, grazie a quella combinazione ed equilibrio che l'uomo è riuscito a formare tra sole, ombra ed architettura.



Il più famoso di questi luoghi è certamente quello di Chichen-Itzá.

Patrimonio dell'umanità è, dal Luglio del 2007, riconosciuta come una delle nuove sette meraviglie del mondo.

Durante gli equinozi di primavera e autunno, il sole del mattino e del pomeriggio proietta sulla scalinata nord della piramide di Kukulcán (nome Maya di Quetzalcoatl), un'ombra a forma di serpente che rappresenterebbe appunto la divinità di Kukulkán e il suo arrivo sulla terra.


Ombra proiettata sulla piramide di Kukulkán di Chichen-Itzá

Un fenomeno simile lo si può osservare anche nella piramide di Kukulcán però di Mayapán a circa 50 km a sud-est di Mérida. Una piramide dalle dimensioni più piccole rispetto a quella di Chichen-Itzá. Anche qui l'ombra proiettata è quella del serpente piumato.

Piramide di Kukulcán di Mayapán

Un altro punto di interesse è il sito archeologico di Dzibilchaltún. Il sole durante l'equinozio illumina el "Templo de las siete Muñecas" (tempio delle sette bambole chiamato così perchè nella parte centrale dell'edificio furono trovate 7 bambole di terracotta), posizionandosi esattamente nel centro della porta creando uno spettacolo di luce e ombre sul lato ponente.

Dzibilchaltún: il sole perfettamente posizionato nella porta del Templo de la siete Muñecas
Nelle rovine di Chen-Hó nel Parque Recreativo de Oriente di Merida, il sole dell'equinozio produce 3 effetti in due differenti strutture.

Nella costruzione più grande la facciata si illumina totalmente senza lasciare nessuna ombra.

Inoltre la parete che dà sul lato sud, conta con una sporgenza in pietra dove, al stare in piedi una persona, proietta la sua ombra direttamente verso il pozzo che si trova sul lato orientale.

In un altro edificio si trovano invece le basi che si ipotizza fossero state quelle di una entrata principale. Se si stà in piedi di fronte a questo corridoio, l'ombra è perfettamente centrata, situazione che non occorre il resto dell'anno.

Giochi di ombre a Chen-Hó
Tutte queste strutture e manifestazioni funzionavano quasi sicuramente come orologi cosmici che regolavano la vita. Ritmi e concezioni basati sulla natura.

¡¡¡Feliz Equinoccio de Otoño a todos!!!

venerdì 19 settembre 2008

Adobe: il materiale di costruzione del passato e del futuro


Adobe è un impasto di argilla e sabbia essiccata al sole usato nella costruzione.

Dà circa 9000 anni si usa questa tecnica in diverse parti del mondo. Nel Turkistan si incontrano casa di adobe datate 8000-6000 anni a.c.
Parte del tempio di Ramses II in Egitto fù costruito con mattoni di adobe 3200 anni fà. La piramide del sole di Teotihuacan ha un nucleo di 2 milioni di tonnellate di adobe. La città di Shibam nello Yemen, sfida qualsiasi pregiudizio che esiste contro la costruzione in adobe, con le sue case che possono arrivare fino agli 8 piani con una altezza di quasi 30 metri.
Attualmente un terzo della popolazione vive in casa di adobe per mancanza di risorse
per poter costruire con altri materiali.

Dall'altra parte, nei paesi industrializzati, si è incominciato a considerare questa tecnica per poter costruire strutture naturali ed ecologiche. Sempre più persone accettano l'idea di costruire la propria casa in adobe e con materiali naturali per i molteplici benefici che offre: una casa fatta di terra propone un ambiente di qualità e armonia con la natura e i suoi abitanti.

L'adobe è disponibile in abbondanza e non richiede di processi industriali o componenti chimici per poterlo lavorare. Potendo usare la stessa terra del terreno in cui si vuole costruire la casa, si può fare l'adobe direttamente sul posto, risparmiando così le spese per comprare e trasportare i materiali della costruzione.
L'adobe è termico. Conserva il calore nella stagione fredda e mantiene la casa fresca in tempo di calore. Inoltre è un materiale che regolarizza l'umidità, la quale aiuta a mantenere un clima salutare dentro la casa. L'umidità ha un importanza per le nostre mucose che correttamente funzionanti, fortificano la resistenza contro le malattie respiratorie.



È anche comprovato che l'adobe assorbe sostanza nocive che si trovano nell'aria. Il legno che viene combinato con l'adobe, resiste maggiormete alle infestazione di funghi e termiti, in quanto assorbe l'umidità del legno, lasciandolo così inabitabile a questi tipi di problemi.
L'adobe permette di lavorare in maniera molto flessibile. Nicchie, aperture e piccole alterazioni delle strutture si possono realizzare con facilità. Infine è 100% riciclabile.

sabato 6 settembre 2008

L'immensità che circondiamo e che ci circonda



Alcuni concetti che mi vengono in mente con questo video:


  • Come è dentro, così è fuori
  • Nascosto e manifesto
  • Siamo tutti relazionati e in relazione
  • Scambio incessante, forza di coesione
  • Energia, movimento, espansione, trasformazione
  • Affinità di strutture
  • Equilibri
  • Illimitatezza
  • L'universale è eterno
  • Sacro cerchio

mercoledì 3 settembre 2008

Itinerari Messicani: Oaxaca


Considerando l'interesse di alcuni di voi riguardante il Messico, con l'aiuto di Google Map ho deciso di postare qualche itinerario che ho compiuto in passato qui in Messico per poter magari essere d'aiuto alle persone che hanno intenzione di visitare questa terra.

Incomincio con lo stato di Oaxaca che poi è lo stato Messicano che più mi ha colpito nei miei vari viaggi che ho compiuto qui in questa splendida repubblica. Un aspro territorio caratterizzato da un paesaggio arido e roccioso ma anche da foreste di pini e clima subtropicale.

Grazie alla popolazione, in gran parte indigena, e alla sua cultura, si deve la bella produzione artigianale e una vita artistica sempre più in espansione.

Oaxaca è anche il nome della città, capitale di questo stato. Fondata in epoca coloniale propone ai viaggiatori tanta storia e luoghi davvero interessanti. Nei suoi dintorni si incontrano le 3 Valles Centrales, quest'ultime caratterizzate da luoghi davvero interessanti e unici come le rovine di Monte Alban, Yagul e Mitla. Oppure Teotitlán del Valle, paese famoso per i suoi tappeti colorati. E poi ancora Hierve el Agua e le sue rupi ricoperte di minerali pietrificati, che le fanno sembrare grandi cascate di ghiaccio. Il mastodontico millenario albero del Tule, forse il più grande al mondo. El pueblo di San Bartolo Coyotepec, famoso per le sue leggerissime ceramiche nere.

Oaxaca è anche la terra del Mezcal, dei funghi allucinogeni di San José Pacifico e del mare. La sua costa propone luoghi straordinari. Puerto Escondido e le lagune adiacenti, Mazunte, Zipolite, Bahia Huatulco né sono la testimonianza.

La mescolanza di zone climatiche temperate e tropicali, conferiscono a questo stato un paesaggio vario e una ricca biodiversità.

Oaxaca ha lasciato in me un segno davvero profondo. Mi emoziono sempre nel ricordarmi la sua terra ed è per questo che la considero e consiglio sempre come una delle principali destinazioni per chi vuole visitare e conoscere il Messico.

Nella cartina che qui sopra ho postato, si può cliccare sui segnaposto azzurrini per avere alcuni dettagli dei luoghi consigliati da visitare, cada uno comprensivo di una piccola foto e di una sintetica informazione. Con i pulsantini + e - all'interno della mappa, si può effettuare lo zoom per avere differenti prospettive della topografia. Per comodità, si può anche vedere la mappa in una dimensione più grande cliccando su Visualizzazione ingrandita della mappa. Lascio a voi, se interessati, l'arduo compito di approfondire i particolari.



Il viaggio si può compiere comodamente in una decina di giorni (i primi 4 nell'entro terra e i restanti sulla costa), magari affittando un'automobile. La strada statale 175 che da Oaxaca conduce alla costa è lunga più o meno 250 km e per percorrerli ci vogliono all'incirca 6 ore di macchina dovute alla serie dei tornanti e saliscendi. Cosa che non deve assolutamente spaventare perchè lungo il cammino gli scenari sono davvero spettacolari e unici: si parte dall'arida zona di Oaxaca città per poi salire sulla sierra madre caratterizzata da fresche montagne ed abeti per poi scendere ed arrivare finalmente sulla costa con il suo clima tropicale. I mesi migliori sono quelli compresi tra Dicembre e Marzo, in modo anche da poter osservare la grande varietà di uccelli che si trovano nelle lagune lungo la costa Oaxaqueña.

sabato 30 agosto 2008

Itinerari Piceni in Bici

Quale migliore periodo in Italia questo di fine estate per respirare un pò di tranquillità e conoscere luoghi in bici?

Il clima è favorevole e la bicicletta è un mezzo che permette, a chi né ha le possibilità e un minimo di allenamento, di godersi il panorama in un modo diverso, molto più profondo e dettagliato. La regione Marche e in particolare la zona dell'ascolano, è un territorio ricco di luoghi molto interessanti che variano dalla costa del mare Adriatico per poi passare alle adiacenti colline tra borghi antichi e vigneti fino a giungere zone montagnose come quelle dei Sibillini, nell'arco di pochi chilometri.

Segnalo il sito Piceno Bike, con un pò di nostalgia, ricordando le scampagnate che in solitario o con gruppi di amici facevo in bicicletta lungo questi percorsi.




Piceno Bike è un progetto che promuove il territorio del Piceno tramite l'uso della bicicletta come mezzo alternativo per viaggiare e conoscere queste zone.

Nelle varie sezioni del sito si possono trovare tantissime informazioni ed iniziative riguardanti questo territorio e scaricare mappe di 30 itinerari di vari livelli di difficoltà. Una sezione è dedicata anche ai Bikes Hotel: alberghi, country house ed agriturismi strutturati per accogliere i cicloturisti.



Non mi resta che augurare Buona Pedalata alle persone interessate a visitare queste zone!















"Montagne e mare, salite e discese, tornanti e rettilinei interminabili, boschi e single track, strade levigate come velluto e le pietraie dei Sibillini. C’è tutto, eppure potrebbe esserci di più. Infinitamente di più... Il Piceno in bici è la giusta dimensione del turismo. Lento. Poetico. Aspro. Prudente. Curioso. Sfrontato. Profumato. Ghiotto. Silenzioso, ma in certi passaggi fragoroso. Rilassante e adrenalinico.
Ci sono la strada e la mountain bike. C’è l’attenzione per le piccole cose e accanto l’immensità di paesaggi possenti quanto dolci."

lunedì 18 agosto 2008

Messico e Nuvole




Lago Cuitzeo, Michoacan



Giornate nuvolose e piovose queste di Agosto-Settembre. Sembra quasi di essere in Autunno. Questi giorni sono molto introspettivi per me ed ho perso un pò di verve nel postare qui sul blog. Io e Perla siamo andati a visitare per qualche giorno, amici che vivono in Morelia nello stato di Michoacan. Porto con me ancora i suoi luoghi come i bellissimi laghi di Cuitzeo, Yuriria e Pátzcuaro che con le loro acque riflettono un cielo infinito carico di nuvole.


Ora mi godo in silenzio la pioggia che in questo momento stà cadendo.



A presto

domenica 3 agosto 2008

Mata Ortiz e la Zona Archeologica di Paquimé

C'e' un paesino a nord nell'immenso stato di Chihuahua in Messico, famoso in tutto il mondo per la produzione di ceramiche, tecniche e stili decorativi simili a quelli della vecchia civiltà di Paquimé conosciuta anche come la cultura "de las Casas Grandes", che anticamente popolava queste zone: il pueblo di Mata Ortiz.




Juan Quezada, a cui viene attribuito il merito di aver riportato in vita la tradizione ceramista Paquimé, è il più famoso tra i circa 300 artigiani del villaggio.




Le ceramiche di Mata Ortiz sono diventate celebri in tutto il mondo influenzando particolarmente anche l'artigianato del New Mexico.

Pezzi unici pieni di significato, simboli e valore culturale. Io li considero Mantra di terracotta. Danze concentriche di forme e colori.


Quella di Paquimé è stata una civiltà fiorente sviluppatasi nel periodo compreso tra il 900 d.c. e il 1340. Paquimé aveva legami significativi con le culture preispaniche dell'Arizona e New Mexico, nonchè di altre zone del Messico.


Le costruzioni presenti in questa area, conosciuta oltre che come Paquimé, anche come Casas Grandes, sono simili a quelle dei Pueblos del sud-ovest degli Stati Uniti, con le caratteristiche porte a forma di T.



Le travi in legno sostenevano il tetto e i piani superiori (le abitazioni più grandi ne avevano anche tre).

Sebbene tutto quello che rimane oggi sono solamente i muri di queste costruzioni, nel museo adiacente si possono vedere delle ricostruzioni delle case nella loro interezza. Nonostante le fortificazioni, Paquimé subì una invasione presubilmente da parte degli Apache, nel 1340. La città venne saccheggiata e data alle fiamme e i suoi splendidi edifici restarono nell'abbandandono per oltre 600 anni fino al suo restauro incominciato verso la fine degli anni 50 del secolo scorso. I Paquimé erano eccellenti ceramisti, che hanno lasciato come loro testimonianza manufatti in argilla nera e terraglie con vivaci decorazioni geometriche di colore rosso, marrone, nero su sfondo chiaro. Quella stessa tradizione riscoperta da Don Juan Quezada secoli dopo.

La zona archeologica di Paquimé, Casas Grandes è stata dichiarata nel 1998 Patrimonio Culturale della Umanità.

Le foto delle ceramiche sono tratte dal sito Mataortiz.com

venerdì 18 luglio 2008

domenica 13 luglio 2008

Sierra Gorda di Querétaro


La Sierra Gorda è un area montagnosa che si estende tra gli stati Messicani di Querétaro e Guanajuato. Presenta una grande varietà di flora e fauna ed è la più grande estensione boschiva dello stato di Querétaro. Qui si incontra la selva di piante tropicali caducifoglie più al nord del continente americano. L'area conserva una delle ultime aeree boschive mesofile ma anche ginepri e pini.


Questa grande varietà vegetale forma una gigantesca spugna verde che riceve in maniera diretta i venti umidi che soffiano dal Golfo del Messico. L'umidità filtrata dal medio ambiente nel sottosuolo alimenta i manti acquiferi.



Questi danno vita ai fiumi Escanela, Extoraz, Ayutla, Concá y Tancuilín, che formano parte della Valle del Pánuco che beneficiano regioni come San Luis Potosí, Veracruz y Tamaulipas.
I boschi di nebbia che si formano con questa umidità nella parte alta della sierra offrono paesaggi unici.


Con tanta flora a disposizione si è sviluppata una fauna altrettanto ricca e variegata. Nella Sierra Gorda vivono 650 tipi di Farfalle, 580 specie di vertebrati tra cui 323 specie di uccelli, 131 specie di mammiferi, 71 specie di rettili e 23 di anfibi.


In questa zona si possono trovare 6 specie di felini tra i quali puma e giaguari.


Per le sue varie altitudini (che variano dai 300 ai 3000 metri s.l.m.) e le diversità della sua biosfera insomma si possono incontrare incredibilmente nella Sierra Gorda, palme, cactus e pini, orsi neri americani, lontre e pappagalli verdi conosciuti come Guacamaya.

Il passo dell’uomo ha anche lasciato il suo segno.

Fù un regione popolata anticamente da popolazioni precolombiane quali Pames, Jonaces, Otomíes y Huastecos.

Testimonianze del loro passaggio sono i siti archeologici di Ranas, Toluquilla, Quirambal, El Cerrito e Tancama. In tutta la regione si trovano circa 500 siti archeologici.


Durante il periodo di conquista gli spagnoli fondarono le chiese missionarie Francescane di Jalpan, Concá, Landa, Tancoyol e Tilaco, le stesse che per importanza storica e architettonica furono dichiarate nel giugno del 2003 Patrimonio Culturale della Umanità.


In queste meravigliose zone, opera il "Grupo Ecologico Sierra Gorda".


Il Gruppo è nato nel 1987 da una iniziativa di alcuni abitanti del posto preoccupati per il deterioramento delle risorse naturali nella Sierra Gorda Queretana.

Il lavoro ventennale di queste persone, riconosciuto e premiato a livello mondiale in varie occasioni, ha permesso di creare una rete di sostenibilità all’interno delle comunità della zona che collaborano per uno sviluppo regionale basato, non solo nella protezione e nel ripristino delle risorse naturali, la protezione della foresta, dell'acqua, della terra e della bio diversità, ma anche nella partecipazione sociale attiva.

Infatti, il programma di formazione ambientale comunitaria del gruppo ecologico della Sierra Gorda, dà la possibilita ai 20 mila abitanti che vivono in queste aree, di partecipare attivamente al progetto attraverso una strategia basata sulla sostenibilità.

Il Gruppo Ecologico Sierra Gorda ha anche un Blog (Español)

Approfondimenti: Sierragorda (Español)

Le foto inserite sono dell'eccellente connazionale Fulvio Eccardi

lunedì 30 giugno 2008

La struttura che connette

Due sillogismi*

Il classico sillogismo aristotelico che attribuisce l’appartenenza a una determinata classe di individui (nel seguente caso l'uomo Socrate):

Tutti gli uomini sono mortali

Socrate è un uomo

Socrate è mortale


Il secondo sillogismo è quello metaforico di Gregory Bateson:

Tutti gli uomini sono mortali

l'erba è mortale

gli uomini sono erba.


Quest'ultimo, non identifica dei soggetti, ma dei predicati (l'erba è mortale), ossia stabilisce non l'appartenenza a classi ma una affinità di struttura o di organizzazione: il linguaggio della natura.


*tratti dal libro postumo "Dove gli angeli esitano" di Gregory Bateson e della figlia, Mary Catherine Bateson.

sabato 28 giugno 2008

Makuxi

Brasile.

Un drammatico video distribuito dal Consiglio Indigeno di Roraima (CIR) e da Survival mostra le immagini di sicari mercenari mentre attaccano un villaggio di nativi brasiliani Makuxi.

Nonostante i Makuxi vivano in una riserva riconosciuta ufficialmente dal governo federale, alcuni potenti imprenditori agricoli stanno occupando illegalmente il territorio e rifiutano di muoversi. I loro sicari attaccano regolarmente i nativi. Il governo dello stato di Roraima si è appellato alla Corte Suprema del Brasile chiedendo di permettere agli agricoltori di rimanere nell’area indigena. La sentenza è attesa entro il mese prossimo.

Nel video si vedono sicari aprire il fuoco sui Makuxi con i fucili e lanciare bombe artigianali su un gruppo di Makuxi disarmati. Si dice che gli assassini lavorino per Paulo César Quartiero che è anche sindaco della città vicina. Durante l’aggressione, dieci Makuxi sono stati feriti e sei di loro sono bambini.

Quartiero è stato arrestato e successivamente rilasciato. Nella sua fattoria la polizia ha trovato un ampio nascondiglio di armi.

Culture e territori, patrimoni universali, stanno scomparendo soprattutto per propositi economici tra violenze e mafie di tutto il mondo. Ignoranza senza confini.








Fonte: Survival

venerdì 27 giugno 2008

Gregory Bateson

Antropologo, sociologo, naturalista, studioso cibernetico, Bateson è stato uno dei più importanti ricercatori dell'organizzazione sociale di questo secolo. Opponendosi a quegli scienziati che cercavano di ridurre ogni cosa alla pura realtà osservabile, si incaricò di reintrodurre il concetto di Mente, della natura e le sue similitudini, scrivendo due famosi libri: "Verso un'ecologia della Mente" e "Mente e Natura".

Di seguito alcune citazioni prese liberamente dai due libri:

"Ciò che vale per le specie che vivono insieme in un bosco, vale anche per i raggruppamenti e i generi di persone di una società, che similmente si trovano in un difficile equilibrio di dipendenza e competizione. Lo stesso vale anche proprio dentro ciascuno di noi, ove si riscontrano una difficile competizione fisiologica e una interdipendenza tra gli organi, i tessuti, le cellule e così via. Senza questa competizione e interdipendenza non esisteremmo, poichè non possiamo fare a meno di nessuno di questi organi e parti in competizione. Se una delle parti non avesse queste caratteristiche di tendenza all'espansione, essa scomparirebbe e noi con essa. Quindi anche nel corpo abbiamo un elemento di insicurezza. Se si disturba il sistema in modo inopportuno, compaiono le curve esponenziali. In una società accade la stessa cosa. Penso che si debba ritenere che tutti i cambiamenti importanti, fisiologici o sociali, siano in qualche misura uno slittamento del sistema in qualche punto lungo una curva esponenziale. Lo slittamento può andare poco lontano o può andare fino al disastro. Ma, in linea di principio, se ad esempio si uccidono tutti i tordi del bosco, certe componenti dell'equilibrio slitteranno lungo curve esponenziali sino a raggiungere un nuovo punto di assestamento. In tale slittamento è sempre implicito un periodo: la possibilità che qualche variabile, ad esempio la densità demografica, possa raggiungere un valore tale che un ulteriore slittamento sia controllato da fattori che sono intrisecamente dannosi. Se per esempio la popolazione è in ultima istanza regolata dalle risorse alimentari presenti, gli individui che sopravvivono saranno semidenutriti e le risorse alimentari saranno troppo sfruttate, generalmente in modo irreversibile."


"L’ecologia della mente è una scienza che ancora non esiste come corpus organico di teoria o conoscenza. Ma questa scienza in formazione è nondimeno essenziale. Essa sola permette di capire, ricorrendo alle stesse categorie, questioni come la simmetria bilaterale di un animale, la disposizione strutturata delle foglie in una pianta, l’amplificazione successiva della corsa agli armamenti, le pratiche del corteggiamento, la natura del gioco, la grammatica di una frase, il mistero dell’evoluzione biologica, e la crisi in cui oggi si trovano i rapporti tra l’uomo e l’ambiente."


da "Verso una ecologia della mente"



"Miracolo è ciò che un materialista pensa debba accadere per liberarsi dal proprio materialismo"

"Il fiume modella le sponde e le sponde guidano il fiume"

"Nell'insegnamento di una lingua vi è una confusione che non è mai stata
chiarita. Forse oggi i linguisti di professione sanno come stanno le cose, ma a
scuola si continuano a insegnare sciocchezze: i bambini si sentono dire che il
“sostantivo” è un “nome di persona, di luogo o di cosa”, che il “verbo” è “una
parola che indica un'azione” e così via. Imparano, cioè, in tenera età che una cosa
la si definisce mediante ciò che, si suppone, essa "è" in sè, e non mediante le sue
relazioni con le altre cose. Quasi tutti noi ricordiamo di aver sentito dire che un sostantivo è “un nome di persona, di luogo o di cosa”. E ricordiamo la noia mortale che ci procurava l'analisi grammaticale e logica delle frasi. Oggi tutto ciò andrebbe cambiato: ai bambini si potrebbe dire che un sostantivo è una parola che sta in una certa relazione con un predicato, che un verbo sta in una certa relazione con un sostantivo, il suo soggetto e così via. Alla base della definizione potrebbe stare la relazione, e allora qualunque bambino sarebbe in grado di capire che nella frase “Andare è un verbo” c'è qualcosa che non va.
Ricordo la mia noia quando dovevo analizzare le frasi e la noia, più tardi a
Cambridge, di dover studiare l'anatomia comparata. Così come venivano
insegnate, erano tutt'e due materie di un'irrealtà straziante. "Avrebbero potuto"
dirci qualcosa sulla struttura che connette: che ogni comunicazione ha bisogno di
un contesto, che senza contesto non c'è significato, che i contesti conferiscono
significato perchè‚ c'è una classificazione dei contesti. L'insegnante avrebbe
potuto dimostrare che la crescita e la differenziazione devono essere controllate
dalla comunicazione. Le forme degli animali e delle piante sono trasformazioni di
messaggi. Il linguaggio è di per sè una forma di comunicazione. La struttura
immessa a un'estremità dev'essere in qualche modo rispecchiata come struttura
all'uscita. L'anatomia "deve" contenere qualcosa di analogo alla grammatica,
poichè‚ tutta l'anatomia è una trasformazione di materiale di messaggio, che deve
essere conformato in modo contestuale. E infine, "conformaione contestuale" non è che un sinonimo di "grammatica".

"Quale struttura connette il granchio con l'aragosta, l'orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei noi con l'ameba da una parte e con lo schizofrenico dall'altra?"


da "Mente e Natura"


sabato 21 giugno 2008

Tampiqueña

Oggi, parlando di tartarughe, mi è venuto in mente un incontro inaspettato che feci un pò di tempo fà sulle spiagge di Tampico nel golfo del Messico.

In pieno giorno una tartaruga uscì dall'oceano per venire a depositare le sue uova, ignorando completamente i turisti che si trovavano sulla spiaggia.

Fortunatamente le persone che si occupano di prendersi cura delle uova erano già sul posto (nella prima foto walkie-talkie, maglietta bianca e bermuda arancione).

Mi fece tanta tenerezza ma allo stesso tempo pena:
vederla uscire dall'acqua per venire a depositare le uova tra la gente, mi rese ancor più consapevole che i loro luoghi e spazi stanno diminuendo grazie alla nostra vorace impronta ecologica...

mi sentii in colpa...

giovedì 19 giugno 2008

No Name

Che significato hanno le parole?

Che significato hanno la parola Terra, la parola Cielo o la parola Uomo se non riusciamo a stupirci di fronte alla loro essenza?

Ho voglia di perdere quel senso di spiegazione per poter comprendere meglio.

Cosa c'e' di più emozionante di un bimbo che incomincia a scoprire se stesso e il mondo intorno a se?

Non avendo ancora un linguaggio è libero di essere nel sacro spontaneamente, meravigliandosi di fronte a qualsiasi cosa.

Quella meraviglia indescrivibile che non può essere espressa sotto forma di domanda o di risposta: ogni definizione risulterebbe superflua.

Ho voglia di sentirmi così.

In questo periodo, dove le giornate sono più lunghe e la luna è più grande, ho la necessità di stare in silenzio ad ascoltare i canti dei grilli senza chiamarli per nome...

domenica 8 giugno 2008

Piove

È arrivata la stagione delle piogge? Dicono che sia un pò in ritardo ma da quando vivo qui in Messico le piogge sempre sono arrivate i primi giorni di Giugno per terminare ad Ottobre. Durante questi 5 mesi, tutti i pomeriggi, o quasi, piove. In Agosto e Settembre, la pioggia si fà più insistente e violenta: è il periodo degli uragani sulle coste messicane.

Quando abitavamo a Città del Messico sembrava di essere a Londra durante l'estate. Per questo motivo rifugiavamo nelle soleggianti terre Italiane durante questo periodo.

Oggi qui a Juriquilla ha piovuto e finalmente ha rinfrescato un pochettino. Non pioveva in questo modo da alcuni mesi e incominciavo a chedermi se in questa zona non sarebbero mai arrivate nuvole cariche di pioggia. In questi giorni il caldo si è fatto sentire abbastanza facendoci passare anche notti senza un filo d'aria.

Nello stato di Tabasco (stato messicano che si affaccia sull'atlantico) sembrerebbe invece che abbia piovuto abbastanza provocando, in alcuni luoghi, inondazioni che riportano alla mente quello che è successo l'anno scorso.



Tabasco 2007

giovedì 29 maggio 2008

Usa solo quello che hai bisogno


Campagna realizzada in Denver, Colorado per sensibilizzare il risparmio del consumo dell'acqua. Un ottimo slogan che possiamo applicare ad ogni nostro genere di consumo.
http://useonlywhatyouneed.org/


lunedì 26 maggio 2008

La storia in groppa a un Cavallo


La relazione tra l'uomo e il cavallo è molto antica.

Lo cacciavano gli uomini di Neandertal e i Cromagnon dipingendolo nelle caverne di Lascaux e Altamira. Il cavallo non è un essere inclinato alla addomesticazione.
È un essere nervoso che si spaventa facilmete, si eccita con facilità ed è ha un temperamento molto forte rispetto ad altri animali addomesticabili. Inoltre, quando sente qualcosa sulla sua groppa, sembra impazzire.

Non sembrava all'apparenza un animale che poteva convivere insieme agli uomini per queste sue caratteristiche. Ma qualcosa di meraviglioso avvenne. Gli agricoltori seminomadi delle steppe al nord del Mar Nero, pascolavano cavalli insieme a pecore e mucche.

Qui l'uomo, 5000 anni fá, scoprì tecniche per poter cavalcare questo splendido essere incominciando in tal modo una lunga storia che avrebbe cambiato il mondo.

Incominciando da quelle steppe che si estendevano tra Europa ed Asia in poco tempo, per contatto culturale, imitazione, intercambio o conquista, l'addomesticazione si estese rapidamente dall'Ungheria fino alla Manciuria. Il cacciatore amplificò le capacità del cavallo, il pastore poteva controllare greggi molto piú grandi. La steppa conobbe una trasformazione che portò ad un nuovo modo di vivere.
Susseguirono guerre e saccheggi portarono le tribù ad allearsi in orde creando in questo modo una nuova forma di nomadismo.

Grazie al potere del cavallo, la cultura della steppa conquistò popoli come gli Sciti, i Sarmati, i Media, i Parti, gli Unni, i Bulgari, gli Ungheresi, i Turchi, i Tartari fino ad arrivare ai Mongoli.

L'uomo della steppa si adattò al cavallo, fulcro della sua esistenza. Lasua importanza si è riflessa non solo tra i popoli della steppe ma in tutta la storia dell'umanità.

In America, luogo dove si suppone sia nato, il cavallo si estinse in epoca preistorica circa 10.000 anni fà, contemporaneamente ad altri grandi mammiferi; fra le ipotesi per tali estinzioni, il disturbo antropico, costituito dalla caccia da parte dell'uomo.

Secoli a seguire, ritornarono in questo continente addomesticati tramite la conquista spagnola.

Alcuni riuscirono a scappare ritornando alla vita selvaggia delle grande pianure. Presto migliaia di cavalli incominciarono a galoppare in gruppi. I nativi americani impararono a cacciarli, domarli e quindi montarli. In pochi decenni, la vita delle grandi pianure sperimentò un cambio radicale simile a quello millenario delle steppe. Alcune tribù che avevano coltivato mais, fagioli, cacciato e pescato, incominciarono ad addentrarsi nelle grandi pianure, lontani dai fiumi che fornivano acqua, per poter cacciare bisonti nelle regioni che fino a quel momento erano state inaccessibili a piedi. Nacque così la cultura della prateria, incentrata nei Mustang e nei bisonti.

Anche i cowboys hanno improntato la loro esistenza insieme a quella del cavallo. Le steppe hanno quel richiamo alla libertà.

La immensità della pianura induce a quel sogno di raggiungere la linea infinita che rappresenta l'orizzonte. È rilevante come l'uomo abbia affrontato grandi spazi aperti e immensi cieli, in groppa a un cavallo, dando quel senso di orgoglio e passione per la libertà.

È successo con i Cosacchi Russi, con i Sioux, con gli Apache, i Cowboys; nella Pampa e in Patagonia con i Patagones e i Cauchos, in Australia con i Cowboys delle Outback, tra la popolazione Kham in Tibet, che furono gli ultimi a mantenere accesa la fiamma della resistenza contro l'invasore cinese, tra i Berberi nel Nord Africa e in altre mille culture.

È il modo di vita che i Magiari portarono al di là degli Urali e che i Csikos, ultimi mandriani di questo secolo, intentano preservare nella Puszta, steppe che occupano la grande pianura Ungherese.

Come 5000 anni fà, il cavallo alimenta quella nostra ansia chiamata libertà.