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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2008

John Trudell

La storia dei nativi americani è la metafora dell’intera storia dell’umanità.
Viviamo tutti in un riserva, in questo mondo, in queste società basata su determinati poteri politici ed economici, in questa società dove la tecnologia è sempre più padrona delle nostre vite, dei nostri ritmi, del nostro tempo... sembriamo una enorme tribù relegata in una riserva con tutti i nostri limiti.
Questo è uno dei tanti messaggi che John Trudell trasmette con la sua musica dove le note si fondono con le parole. Parole profonde che fanno riflettere su determinate realtà.
Figlio di una padre Santee Sioux e di una madre Messicana, John Trudell è nato nato nel 1946 a Omaha, Nebraska.
Reduce dal Vietnam, ha fatto parte dell’American Indian Movement, di cui fù anche presidente dal 1973 al 1979.
Per questo suo attivismo l’FBI fece su di lui un fascicolo composto da 17.000 pagine. Il 12 febbraio del 1979 una tragedia colpì la vita di John. Un incendio distrusse la sua casa nella riserva Shoshone di Paiu…

Imprevisti

Rieccomi dopo una pausa contraddistinta anche da alcuni viaggi fatti nei dintorni. Abbiamo visitato alcuni paesi tra i quali Guanajuato e San Miguel de Allende, l'altro ieri siamo andati anche a Città del Messico per visitare il museo nomade di Gregory Colbert. Una mostra davvero interessante ed originale... se vi capita di avere l'occasione andatela a vedere.
Stiamo pensando di andare in altri posti qui in Messico ma un inconveniente stà facendo slittare i nostri progetti. Ho un problema fisico da risolvere. Niente di grave ma sono imprevisti che necessitano i propri iter. In pratica ho una disfunzione alla tiroide. Un problema, sorto nel 2003, che pensavo di avere risolto dopo due anni di cura. Sono stato bene per quasi 3 anni. Ora però i valori sono ritornati sballati. Non ho altra scelta che levare parte di questa ghiandola per ridurre la produzione eccessiva di iodio nel corpo. Il mio metabolismo in questo momento è un pochettino accelerato ma sono appena all'inizio…

Temazcal

Temazcal o Temazcalli è una parola di origine Nahuatl e significa "Casa di Vapore" (Temaz=Vapore e Calli=Casa). È un bagno a vapore di acqua ed erbe aromatiche. El Tematzcal può essere costruito con foglie, pelli o mante ma anche con pietre e adobe. Il bagno a vapore si realizza dentro questa costruzione a forma di cupola e di piccole dimensioni. Il vapore viene provocato dall'acqua che viene versata su delle pietre porose riscaldate. Questa terapia millenaria è eseguita da un Temazcalero che, tramite un ventaglio costituito da dei rami di foglie ed erbe, indirizza il vapore verso le persone.

Il Temazcal, con quella sua forma ad iglù, raffigura il ventre materno della Madre Terra. La sua porta si può considerare l'utero della Madre Terra. Il luogo dove tutti proveniamo. All'entrarci si rappresenta un atto sacro, un ritorno alle origini in un mondo scuro, caldo e umido come quello di un ventre.

Anticamente veniva usato in molte aree sparse del Centro America.

Orm…

Caos & Ordine

"L'armonia invisibile è una sfera perfetta e incontaminata. Quella visibile, invece, si deforma continuamente sotto il peso della realtà"

"L'opposto concorde e dei discordi bellissima armonia e tutto avviene secondo contesa"


Eraclito
Grizzly Man, il film/documentario premiato al Sundance Film Festival nel 2005, diretto e commentato dal regista Werner Herzog è la storia di Timothy Treadwell basata su scene raccolte da quest'ultimo durante le sue 13 estati passate in Alaska in compagnia degli Orsi Grizzly.

Personaggio controverso, Timothy, voleva proteggere gli orsi convivendo per 3-4 mesi all'anno insieme a loro pur essendo consapevole dei rischi che andava incontro. Era convinto di essere diventato un loro amico e forse di essere un orso. Finché nel 2003 un orso divorò lui e la sua fidanzata. Timothy ha lasciato più di 100 ore di filmati con scene davvero originali proponendoci una testimonianza unica in una spettacolare Alaska tra orsi, volpi e paes…

Proporzioni e spazi

Lección de los animales di Cristina Bayliss
Rifletto sul modo in cui, come esseri umani, riusciamo a percepire le proporzioni e gli spazi che ci circondano incidendoli nella nostra mente, nel nostro paesaggio interiore per poterli riconoscere, estetici o meno che siano.

L'indole, la cultura, il contesto, sono le principali cause che condizionano queste misure percettive le quali determinano questa nostra unicità che ci fà distinguere, orientare e muovere in quel legame esteriore fatto di paesaggi e natura.

Gli aborigeni australiani si riconoscono nel loro territorio tramite i canti: ogni cosa ha un canto proprio. Migliaia di linee immaginarie connesse tra di loro composte da pietre, piante, animali e luoghi e che assumono una dimensione particolare tramite questa musicalità geo-topografica.

Anche gli eschimesi nel loro mondo bianco, apparentemente piatto, hanno sempre punti di riferimento per potersi muovere.

Penso ai Tuareg e le loro rotte nel deserto e a tutti i viandanti che …