venerdì 29 febbraio 2008

John Trudell



La storia dei nativi americani è la metafora dell’intera storia dell’umanità.

Viviamo tutti in un riserva, in questo mondo, in queste società basata su determinati poteri politici ed economici, in questa società dove la tecnologia è sempre più padrona delle nostre vite, dei nostri ritmi, del nostro tempo... sembriamo una enorme tribù relegata in una riserva con tutti i nostri limiti.

Questo è uno dei tanti messaggi che John Trudell trasmette con la sua musica dove le note si fondono con le parole. Parole profonde che fanno riflettere su determinate realtà.

Figlio di una padre Santee Sioux e di una madre Messicana, John Trudell è nato nato nel 1946 a Omaha, Nebraska.

Reduce dal Vietnam, ha fatto parte dell’American Indian Movement, di cui fù anche presidente dal 1973 al 1979.

Per questo suo attivismo l’FBI fece su di lui un fascicolo composto da 17.000 pagine. Il 12 febbraio del 1979 una tragedia colpì la vita di John. Un incendio distrusse la sua casa nella riserva Shoshone di Paiute, nel Nevada, dove morirono la moglie Tina, i suoi tre figli e la suocera. Le cause dell’incendio non sono state mai accertate. Dodici ore prima dell’incendio, Trudell bruciò una bandiera Americana davanti alla sede dell’FBI a Washington. Fuoco per fuoco, John è sempre stato convinto che gli artefici di quell’incendio furono proprio quelli dell’FBI.

È attraverso questa orrenda tragedia che Trudell trovò rifugio nella sua voce proponendosi come un poeta, uno scrittore, un musicista, un nuovo modo di esprimersi... come lui stesso afferma "per rimanere connesso a questa realtà".

Incominciò a dedicarsi alla musica proponendo una nuovo modo di esprimersi fatto di suoni, poesia, blues, chitarre elettriche, canti Lakota e i loro tamburi.

Un nuovo modo di lottare contro l’ipocrisia come quella Americana che si proclama custode della pacifica convivenza tra i popoli di tutto il mondo, dove parla di libertà, di eguaglianza ma dove continua a rimuovere dalla coscienza collettiva tutti i genocidi e le distruzioni fisiche e culturali perpetuate contro le culture native presenti sul suo territorio.

John nella sua musica non cerca compassione o comprensione per il suo popolo ma si propone a tutte quelle persone che vogliono vivere con diritto, il proprio passaggio sulla Terra.

2 commenti:

  1. Video struggente e bellissimo, come anche il tuo post.
    Grazie Andrea!

    RispondiElimina
  2. Io purtroppo il video non riesco a vederlo... Ci metterei otto ore per caricarlo!!! Mi basta quello che hai scritto.
    Non conosco questo autore e musicista, ma le tue parole mi hanno stuzzicato la curiosità.
    Sto finendo proprio in queste ore (mi mancano poche pagine) un bellissimo libro sugli indiani Lakota e il tuo post mi evoca molte cose che ho letto, parole di saggezza e di dolore...
    E' proprio vero che l'America si indigna nel vedere le ingiustizie e i genocidi degli altri, ma è incapace di vedere le brutture del proprio orticello.
    Gesù diceva che prima di vedere la pagliuzza nell'occhio del vicino era necessario rimuovere la trave dal nostro di occhio...
    Un abbraccio che vola sopra l'Oceano
    Francesca

    RispondiElimina