lunedì 4 febbraio 2008

Proporzioni e spazi


Lección de los animales di Cristina Bayliss

Rifletto sul modo in cui, come esseri umani, riusciamo a percepire le proporzioni e gli spazi che ci circondano incidendoli nella nostra mente, nel nostro paesaggio interiore per poterli riconoscere, estetici o meno che siano.

L'indole, la cultura, il contesto, sono le principali cause che condizionano queste misure percettive le quali determinano questa nostra unicità che ci fà distinguere, orientare e muovere in quel legame esteriore fatto di paesaggi e natura.

Gli aborigeni australiani si riconoscono nel loro territorio tramite i canti: ogni cosa ha un canto proprio. Migliaia di linee immaginarie connesse tra di loro composte da pietre, piante, animali e luoghi e che assumono una dimensione particolare tramite questa musicalità geo-topografica.

Anche gli eschimesi nel loro mondo bianco, apparentemente piatto, hanno sempre punti di riferimento per potersi muovere.

Penso ai Tuareg e le loro rotte nel deserto e a tutti i viandanti che fanno riferimento agli astri nei loro spostamenti.

Assomigliamo, con i nostri limiti, a quegli uccelli migratori che hanno impresso rotte nel loro istinto. Quel senso del movimento che implica certi parametri un pò assopiti in molte culture in quanto sedentarie.

Se dà un lato abbiamo trovato tranquillità e stabilità con la nostra vita sedentaria, dall'altro lato abbiamo perso questa sorte di percezione, quel modo naturale di assimilare il nostro intorno mediante il movimento, quel plasmare mappe e luoghi nel nostro IO.

Abbiamo scambiato lo stare al mondo con l’avere un mondo, possederlo, dominarlo, manipolarlo a proprio piacimento secondo le proprie esigenze perdendo quel senso di proporzioni e spazi.

5 commenti:

  1. Ci siamo dimentica 'da dove veniamo' e 'chi siamo'. E non sappiamo più 'dove andiamo'.

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  2. Parlando di eschimesi, mi viene in mente che loro hanno più di 100 modi (o forse 200) per indicare la neve... in tutte le sue molteplici forme, stati e caratteristiche...
    Noi, quanti modi abbiamo per indicare la neve???
    Questo per dire che facciamo parte di questo mondo, ma non lo conosciamo affatto!!!
    Un abbraccio
    Francesca

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  3. le parole "proporzione" ed "spazio" si usano in tantissimo nel gergo architettonico. e' buffo, perche' dentro l'architettura sono parole che denominano cose che si possono modificare, alterare, cambiare secondo i desideri dell'architetto o dell'utente. architettonicamente parlando, sono parole che hanno un senso tutto diverso a quello che hai descritto qui : )
    usare le stesse parole per contradizione e' quello che tiene questo mondo testa in giu'. adesso chissa' quale sara' il significato vero di spazio e proporzione.

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  4. bleaah.. mi sono mangiata un sacco di parole perche' sto anche compilando un modulo.. si capisce quello che volevo dire, no?
    spero : P

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  5. @Paola è una domanda che dovremmo porci tutti quella del "Dove andiamo?"
    Pensa che in una cultura nativa americana, quella Kiowa, si usa salutare con la frase "Dove stai andando?"

    @Francesca hai proprio ragione... quanti modi esistono per percepire questo mondo e per identificarlo? In Inuit, la lingua parlata dagli eschimesi, esistono innumerevoli modi per chiamare la neve, a seconda del suo stato di aggregazione, della consistenza, della freschezza, etc etc

    @Diana ¡Hola casi-paesana! :D
    Penso di avere compreso quello che hai voluto spiegare. L'architettura, secondo il mio punto di vista, riflette in un certo senso il contesto sociale dell'uomo. È il riflettersi di una cultura nel proprio medio ambiente.
    Si possono identificare epoche in un edificio, in un monumento, in strutture urbane.
    Come mi hai ben detto proporzione e spazi sono sempre in costante cambiamento a seconda dei desideri e delle esigenze dell'architetto o dell'utente.
    Questi rapporti di misura non sono mai statici in natura e quindi nemmeno nell'uomo in quanto è parte di essa. Habitat e uomo sono in costante evoluzione. Anche gli astri, che sembrano apparentemente immobili, si muovono seppure con tempi decisamenti diversi dal nostro modo di percepire le cose. È tutta una questione di soggettività e quindi di ottiche.

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