domenica 27 aprile 2008

Un mondo senza frontiere

In questi giorni ho intenzione di postare alcuni articoli prendendo spunto dalla rivista della National Geographic che questo mese in Messico, e penso anche nel resto del mondo, è uscita con un numero speciale dedicato al nostro meraviglioso pianeta.



Il polso della Terra. Il pianeta che rappresenta la nostra casa, un luogo che fino al secolo scorso ci sembrava molto più grande di come lo vediamo ora.

Oggi, con la crescita delle società umane insieme alla capacità di viaggiare per il mondo, misurandolo, traendo profitto dalle sue ricchezze, avvolgendolo in una rete di informazioni a livello globale, siamo riusciti a rimpicciolirlo.

Al giorno d'oggi come nella preistoria, la necessità e la curiosità ci ha portati a spostarci in giro per il mondo.

L'intera umanità si muove ed è da questa qualità che ho intenzione di iniziare.


I Viaggi per affari, per vacanze all'estero e la emigrazione economica di tutto il mondo, stanno ridefinendo e stanno cambiando il nostro concetto di distanza, differenze ed esotismo.
I viaggi internazionali possono fare conoscere ai viaggiatori nuove culture, idee e realtà, contribuendo anche al processo di globalizzazione che impulsa lo sviluppo economico dei paesi ricettori.
Nel 2006 i turisti hanno effettuato 842 milioni di viaggi internazionali, al di là della preoccupazione del terrorismo, dei rischi sanitari e delle instabilità politiche di alcuni paesi.
Il 50% degli spostamenti internazionali sono viaggi di piacere.
Nell'ambito non lavorativo, i viaggi realizzati per un trattamento medico, turismo culturale, ecoturismo e pellegrinazioni religiose sono segmenti ogni volta sempre più significanti, mentre i lavoratori emigrati che ritornano a casa di visita o per passare le vacanze costituiscono una proporzione sostanziale di arrivi dall'estero al proprio paese d'origine. 
Però non tutti i viaggi danno luogo a un intercambio culturale e, a volte, neanche conducono ad interazione positive tra le persone.
I complessi esclusivi turistici, ad esempio, possono ridurre il contatto tra il viaggiatore e gli abitanti del luogo e il turismo sessuale insieme ad altre forme di sfruttamento, rappresentano gravi problemi in alcune regioni del mondo.

I viaggi all'estero sono alla portata di molte persone nei paesi sviluppati. I costi di trasporto si sono ridotti in relazione agli ingressi. La maggiore libertà politica cui godono molti paesi si è tradotta in una maggiore libertà per viaggiare. 

Anche per lavoro si viaggia più che mai. Molti immigrati arrivano con il beneplacito di alcuni paesi altri in maniera clandestina vedendosi obbligati a vivere una esistenza nell'ombra del paese che li ospitano. Gli immigrati economici (quelli che cercano lavoro più che una patria) sono le persone che stanno definendo la nostra epoca.

Le reti di commercio mondiali sono oggi più estese che mai ed hanno portato beneficio a molti mentre per altre persone hanno significato un allontanamento dalla propria casa e dalla propria storia, incontrando anche isolamento culturale e sfruttamento.

Le radici della globalizzazione magari hanno origini commerciali ma gli effetti si riflettono sulle persone.

Esiste una ricchezza innegabile nella mescolanza delle culture e i grandi centri di immigrazione vibrano con queste tipo di energie fatte di tradizioni sovrapposte.
Però questo lato appassionante della globalizzazione convive con altre realtà.
Con il crescente sviluppo del turismo, della immigrazione economica, di internet, della diffusione mondiale di musica, letteratura, cinema, sempre più gente è in contatto diretto con le culture straniere causando però la scomparsa della diversità umana.

Una lingua condivisa è forse l'espressione più profonda dell'identità di un gruppo umano e il mezzo più efficace per trasmettere le conoscenze culturale da una generazione alla seguente.

Però la globalizzazione è integrazione.
Sia per scelta personale, sia per forza delle circostanze o per imposizione, molte tradizioni culturali e linguistiche stanno scomparendo rimpiazzate dalle lingue dominanti e quando muore una lingua muore anche una cultura. La morte di una lingua incomincia con l'indiscriminazione e termina con l'assimilazione.
Il mondo urbano e globalizzato è particolarmente spietato contro migliaia di lingue locali che anticamente fondavano vincoli famigliari, tribali e nazionali. Nell'era più interconnessa della storia, stiamo perdendo quel legame essenziale che ci unisce al nostro passato, tesoro unico di conoscenza, saggezza e cultura.

Riferimento: National Geographic

Sulla scomparsa delle lingue: 1


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