lunedì 28 aprile 2008

Urbanizzazione



Le città hanno dato sicurezza e stabilità all'uomo soprattutto economica in un mondo fatto su misura dove la natura è stata in qualche modo isolata paradossalmente all'esterno delle concezioni, lontani dai pericoli e dalle incertezze.

Per la prima volta nella nostra storia, la metà dell'umanità vive in città e la loro urbanizzazione prosegue ad un ritmo veloce.

Siamo agli albori del millenio urbano.


Si calcola che in questo 2008 la maggior parte dei 6600 milioni di abitanti del mondo vivrà in città e non nei campi.

La tendenza si manterrà per qualche decada e la crescita demografica di 1500 milioni di persone previsto per il 2030 si concentrerà quasi interamente nelle città.

Le prime città comparvero nelle pianure della Mesopotamia circa 9000 anni fà e da allora l'umanità ha abbandonato lentamente i centri rurali.

Però quello che fù una volta una goccia d'acqua, ora è un fiume in piena sopratutto in Africa e in Asia. Solamente in Cina un 200 milioni di persone stanno emigrando dalle campagne verso le città. La popolazione urbana mondiale si è raddoppiata dal 1950 e gran parte della crescita corrisponde alle città che danno sul mare.
L'attrazione è evidente: offrono posti di lavoro, educazione e nelle zone di guerre, stabilità.

Però quando la popolazione è sproporzionata rispetto alle infrastrutture e alle opportunità esistenti, la vita in città può essere dura.

Una terza parte di chi vive nelle città (più di un milione di persone) vive in condizione estreme senza acqua potabile, sistema fognario e altri servizi.

Questa era urbana è l'era delle baracche.

Le zone marginali di molte grandi città del mondo sono in condizione precarie.
Un chiaro esempio della perseveranza e ingegno dell'uomo: vivere in condizioni disperate è un grande esempio di forza.

Però idealizzare le capacità di queste comunità impoverite non significa ignorare le realtà marcate dalla penuria, dalle malattie e dalle indiscriminazioni. Una persona su sei che vive in queste zone deve fare i conti con inondazioni, smottamenti, smog, delinquenza e altri mille problemi. Il 49% della popozione che vive in queste aree abita a lato di un fiume, torrente o mare, il 32% su terreni propensi alle inondazioni, il 29% su terreni in forte pendenza, il 24% su terreni con problemi di erosione, e il 9% su terreni adibiti alle discariche dei rifuti.

Le megalopoli con più di 10 milioni di abitanti sono icone della nostra era però non la definiscono. Le città più grandi continuano a crescere però solamente la quarta parte della popolazione urbana mondiale vive in città con più di 5 milioni di abitanti. La crescita più intensa si registra nelle città con meno di 500 mila abitanti dove vive più della metà della popolazione urbana. 

Due secoli di crescita demografica accelerata (da 1100 milioni di persone nel 1800 a 6600 milioni attualmente) hanno lasciato impronte indelebili nella mappa del mondo.

21 megalopoli sono l'esempio più spettacolare.

Globalmente l'immigrazione verso i centri urbani continua a trasformare le comunità rurali diminuendole. 

L'immigrazione urbana genere problemi nelle aree rurali, dove vengono distrutte comunità, separando famiglie lasciando senza mano d'opera l'economia del posto. In casi estremi rimangono nelle aree rurali solo anziani e bambini.

La crescita naturale (il numero di nascite superiori alle morti) intensifica un incremento della popolazione urbana già alimentata dall'immigrazione. Non tutto il pianeta è saturo. Le aree urbane concentrano la metà della popolazione mondiale però occupano solamente tra il 3% e il 4% delle terre emerse. Molte zone inospitali come le tundre, le selve e i deserti, continuano ad essere poco popolate.

L'Europa e il Nord America si sono urbanizzate lentamente tra il 1750 e il 1950. America Latina a partire dal 1950 e ora i grandi spostamenti verso le città stanno avvenendo in gran numero in Asia e Africa. Dovuto in parte al commercio mondiale la maggiore crescita ha luogo nelle città portuali. Le città più grandi continuano a crescere e ad espandersi occupando terreni rurali inglobando in questo modo nella città, i paesi vicini.

Non sappiamo cosa succederà in futuro. Forse le aree urbane cresceranno in maniera esponenziale e incontrallata imponendo una maggiore impronta delle persone verso il medio ambiente o forse chissà la crescita rallenterà e la popolazione si riduca come già stà succedendo in molti paesi sviluppati. Una cosa è certa però: il nostro futuro dipenderà dallo sviluppo delle città.

Riferimento: National Geographic

2 commenti:

  1. "...il nostro futuro dipenderà dallo sviluppo delle città".
    Purtroppo, mi viene da dire, con un aumento massiccio di inquinamento...non credo che alla Terra rimanga molto da vivere, è già ammalata e noi viviamo su di lei, siamo come organi di un corpo malato, malato il corpo, malati noi.

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  2. Hai ragione Paola... malato il corpo, malati noi.
    Non tutto è perduto però: i numeri giocano ancora a favore di possibilità per recuperare quello che abbiamo trasformato e alterato.
    Incominciamo a mettere al mondo meno figli. Non conosco la media per poter frenare la nostra crescita demografica ma mettere al mondo 7-8 figli come succede generalmente nei paesi in via di sviluppo penso sia eccessivamente esagerato.
    I vari governi dovrebbero incaricarsi di informare i propri cittadini, i propri figli, con una educazione sessuale e ambientale persuasiva.
    Impulsare verso energie alternative.
    Fare capire che siamo parte di tutto e non solo di noi stessi o del nostro nucleo famigliare. Rispettando il mondo rispettiamo noi stessi e viceversa.
    In ogni modo se la natura ci ha fatto con questa indole un motivo ci sarà.

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