venerdì 2 maggio 2008

Ecosistemi



Ultima parte di questa ricerca fatta prendendo spunto dai dati forniti dalla National Geographic, oggi rivolta agli ecosistemi che con un sistema fragile ci sostengono, equilibrando tutte le attività del nostro pianeta.

Una maggiore sensibilità rispetto alla nostra dipendenza alla natura potrebbe frenare la distruzione degli ecosistemi della Terra.

Dalla metà del XXº secolo, l'avanzamento del benessere umano si deve soprattutto ai mezzi che abbiamo incontrato per sfruttare al meglio quello che la Terra ci ha offerto.

Con gli alimenti che consumiamo, la legna che tagliamo e l'acqua che estraiamo, l'umanità utilizza oggi tra il 30% e il 50% della produzione globale del nostro l'ecosistema.


Come esseri umani facciamo parte di questo ecosistema nello stesso modo che un rospo, un pinguino o una palma. Formiamo parte della natura, convertendoci in esseri rilevanti di quasi tutti gli ecosistemi terrestri.

Come le altre specie del pianeta, dipendiamo da un ecosistema salutare per la nostra soppravvivenza.

Quello che otteniamo dalla natura va molto più in là dell'ossigeno che produce una pianta o il pesce che estraiamo dal mare. La natura ci porta benefici come, ad esempio, l'acqua pulita o il controllo dell'erosione, così come nuove medicine e opportunità per il tempo libero. Inoltre un ecosistema sano, contribuisce a regolare il clima: dalle piogge tropicali, che influiscono sopra il regime delle precipitazioni regionali fino agli spazi verdi urbani dove rinfresca la temperatura delle città, passando per gli ecosistemi marini che puliscono l'atmosfera dall'ossido di carbonio.

Un ecosistema sano e completo è formato da una miriade di interazioni e dipendenze che stiamo appena incominciando a capire.

Se un giorno questo ecosistema dovesse scomparire, non potremmo sostituirlo.

I benefici che ci offrono gli ecosistemi non sono la unica ragione per conservare gli spazi naturali però riconoscere tutto quello che otteniamo dalla natura è il primo passo importante. Il seguente passo, la conservazione, non è ne facile ne economica. Pero se vogliamo alimentarci, vestirci in futuro, dare questi passi è essenziale.

Ci sono molte ragioni che ci inducono a salvaguardare le aree naturali che rimangono nel mondo, dalle specie uniche alle singole culture che tuttavia esistono.
Ci sono anche delle ragioni pratiche. Gli scienziati le denominano "servizi degli ecosistema" e sono tutto quello che ci offre la natura gratuitamente.

Alcuni sono evidenti come l'acqua cristallina delle montagne, altri sono più sottili o sconosciuti.

Molt servizi, come la regolazione del clima e il controllo delle malattie, li scopriamo quando ormai sono scomparsi. La maggior parte sarebbero molto costosi da rimpiazzare nonostante sapessimo come farlo.

Le api offrono un servizio per l'ecosistema molto facile da apprezzare: l'impollinazione.

La dispersione del polline tra i fiori aumenta il rendimento e la qualità di molte coltivazioni, però la deforestazione e l'agricoltura possono essere una minaccia per le api e per altri impollinatori. Tre quarti dei nostri principali raccolti (circa il 35% della fornitura totale degli alimenti) si beneficia delle azioni degli insetti impollinatori, in particolare delle api. Attualmente questi insetti utili sono in pericolo d'estinzione. Un fattore di grandissima importanza e assolutamente da non sottovalutare.

Specie in pericolo per la perdita di ecosistemi

Le cinque grandi estinzioni della storia della Terra, furono causate da catastrofi, come impatti di meteoriti o eruzioni vulcaniche. Scomparvero più della metà delle specie del pianeta e il recupero di alcuni ecosistemi impiegò milioni di anni per ristabilirsi.

Attualmente la tassa d'estinzione è sei volte più elevata del normale.

Stiamo vivendo la sesta grande estinzione e questa volta la causa della catastrofe siamo noi uomini. Scompaiono specie senza che ce ne rendiamo conto o che conosciamo.

Le cause possono essere varie, partendo dalla caccia eccessiva fino al riscaldamento globale però la più significativa è la perdita di habitat: le piante, gli animali, come le persone, hanno bisogno di un luogo dove poter vivere.

Creare riserve ecologiche isolate ormai non basta. Oggi gli ecologisti lavorano insieme alle comunità locali per preservare ecosistemi naturali completi.

Oggi il 12% delle terre emerse, sono ufficialmente protette.

Nonostante questo dato, esistono ecosistemi degradati e specie minacciate d'estinzione. I parchi isolati non sempre sono sufficenti per proteggere la complessità della natura e alcune delle regioni più minacciate sono quelle che hanno meno superfice preservata.

Per fortuna attualmente sono sorte nuove strategie per conservare meglio il patrimonio naturale.

Per salvare le specie minacciate e conservare l'intorno vivo, gli ecologisti hanno imparato a proteggere l'intero ecosistema invece delle specie individuali.

Il suolo, l'acqua e gli esseri viventi devono essere l'oggetto di una gestione comune per una conservazione integrale.

Questo può richiedere, per esempio, la protezione della sorgente di un fiume di un paese per potere preservare la vita che si sviluppa intorno al suo percorso oppure la disposizione di percorsi naturali per facilitare le migrazioni o le circolazioni degli animali all'interno delle aree protette.

Un parco, però, non è mai sufficente. Siamo, come individui, essenziali per la nostra educazione. Quando la popolazione locale partecipa allo sviluppo delle aree comunitarie protette, la caccia illegale e altri usi distruttivi, si riduce considerevolmente l'impatto ambientale; incluso gli abitanti del luogo possono godere dell'uso sostenibile delle risorse naturali.

Negli ecosistemi che sono gravemente degradati, il recupero può beneficiare non solo alle specie selvagge ma anche alle persone che dipendono dai prodotti e dai servizi dell'ecosistema.

Gli oceani sono un caso speciale, la maggior parte della loro superfice è fuori dalle frontiere nazionali e appena un 0.5% gode di protezione. Ogni giorno però si creano sempre più riserve marine e leggi che permettono di recuperare specie in via d'estinzione.

Riferimento: National Geographic

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