giovedì 8 maggio 2008

I diritti dei popoli indigeni e il cambiamento climatico

L’impatto del cambiamento climatico, causato dall’utilizzo incontrollato delle risorse e da una cieca politica di sfruttamento economico, mette a rischio le popolazioni indigene ancora esistenti sulla terra. Dall’Africa all’Artico, passando per Asia, Sud America ed Europa, migliaia di esseri umani assistono a una continua violazione dei loro diritti naturali. Paradossalmente, infatti, le misure internazionali adottate per ridurre gli effetti negativi dello sfruttamento ambientale, ledono i benefici fondamentali di 370 milioni di indigeni, costretti spesso a lasciare le loro terre natie per dare la possibilità ai governi ricchi di supplire ai loro errori e "promuovere" lo sviluppo di biocarburanti.


La violazione dei diritti umani delle popolazioni indigene ha subito un incremento consistente proprio a causa dell’espropriazione delle terre e delle foreste nelle quali vivono da sempre per poter permettere la coltivazione di biocarburanti come la soia, la canna da zucchero e il mais, senza il consenso degli stessi indigeni, costretti spesso a evacuazioni forzate che stravolgono il loro stile di vita e i costumi culturali.

L'ONU si stà occupando di proteggere le poche culture indigene rimaste sul pianeta.
Il Foro Permanente per le questioni Indigene dell'ONU è un organismo assessoriale del Consiglio economico e sociale, con il mandato di esaminare le questioni indigene relazionate con lo sviluppo economico e sociale, la cultura, l'educazione, la salute, il medio ambiente e i diritti umani.

Lo scorso settembre l'ONU ha approvato la Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni.




Riferimento: Anthropos

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