mercoledì 24 dicembre 2008

Siempre hay algo más que a simple vista no se ve

La cosa che mi piace di più quando faccio esercizio fisico è la spiritualità nel realizzarlo in un ambiente naturale. Allo stare all'aria aperta sono capace di connettermi con l'ambiente in maniera molto più spontanea e facile. Riesco a stabilire una comunicazione con il mio essere, riesco ad ascoltare il mio corpo e le mie emozioni in modo molto più chiaro, riconoscendo i propi limiti e la propria verità ma sopratutto riesco a connettermi con tutto quello che mi circonda.

Credo moltissimo negli elementi: il mare ha la sua forza, il vento un'altra, così come le montagne e i fiumi. Ed è bellissimo saperli distinguere ed assimilarli in quello scambio incessante di interdipendenze. La vita ci insegna tante cose. Sempre c'e' qualcosa che a una prima semplice occhiata non si riesce a vedere.

L'altro giorno ho ascoltato per telefono un mio caro amico che ha partecipato alla maratona di New York lo scorso novembre. Mi ha detto, con una emozione ancora molto viva, che di tutte le maratone che ha fatto è stata proprio questa della grande mela a piacergli di più. Mi ha anche invitato a fare questa esperienza ma sinceramente l'asfalto e il contesto di correre in una città non mi attirano in questo momento.
Sono un corridore solitario che considera il movimento come un mezzo che mi permette di scarnire gli elementi della vita fino a portarli tutti allo stesso livello come devono essere per poter farne parte in maniera molto più profonda e coscienziosa in un atto spontaneo come quello della corsa. Correre in spazi aperti è quello di cui ho bisogno.
A volte poi penso che competere in una gara non fà più per me. Il mio "misurare" va oltre al numero di pettorale e oltre a queste prove. Senza ombra di dubbio avranno le loro emozioni, ma già le conosco, già ho partecipato a questi tipi di attività in passato. Percezioni che cambiano.

Ora sono silenzioso e alla perenne riscoperta di elementi che ogni volta mi stupiscono come fosse la prima.
La simbiosi che provo e con la quale partecipo in un certo senso, perdendomi nei tragitti che giorno per giorno improvviso, la riesco ad assimilare in quella quiete che sento lontano dalle folle, dai cronometri e dalle città.

In questi giorni freddi dove il sole è apparentemente statico e le notti sono più lunghe, in questi giorni cosi introspettivi, mi sento carico di emozioni e voglia di incominciare ancora una volta, un altro ciclo ricco di sensazioni che solo la madre terra riesce ad offrirmi insieme alla mia disponibilità, grazie anche al dono dell'atto del muoversi.

Quell'auspicio nel ritrovarsi ancora una volta esseri divini & mortali e celebrare il tutto con quel senso di sacralità percepibile in ogni istante, lo rivolgo anche a tutti voi...

Con un grande sorriso auguro buone feste a tutti!

13 commenti:

  1. Buone feste anche da parte mia.
    Roby

    RispondiElimina
  2. Io sono diventato talmente poco competitivo che ormai perderei anche a briscola.

    Devo ritrovare il coraggio di mettermi le scarpette e andare a correre qualche chilometro, se no non avrò mai il fiato per riprendere in mano la racchetta da tennis, anche se ho come l'impressione che il mio ginocchio bionico non sarà mai più come prima...

    RispondiElimina
  3. Siamo parte integrante della natura. La città e la cosìdetta civilizzazione ci hanno allontanato dalle nostre radici, dalla nostra vera natura...noi siamo vitali alla madre terra così come lei lo è per noi.
    Bello spunto di riflessione in questo post :)
    A presto.
    Paola

    RispondiElimina
  4. Grazie per la visita e per gli auguri.

    Che l'anno che viene possa essere per te (e per il maggior numero di persone possibile) un anno sereno e ricco di amore.

    Auguri.

    Gaia

    RispondiElimina
  5. Salute a voi cari Andrea y Perla :-)
    ... e altrettanto sincero saluto lo porgo ai presenti :-)

    Sono ancora dell'avviso che quello del "correre" sia la nostra più grande dissonanza :-) ed è ben vero che il mio antico motto "Io non corro" non rappresenti antitesi alla tua nobile passione. Penso e credo che sia la mia pigrizia innata e la mole, a tenermi lontano dal desiderio di far rimbalzare al suo il mio bel quintale :-D

    Vi abbraccio e voglio dirvi che siete nei nostri Cuori ed è ricorrente il sogno di potervi incontrare.

    Hic ;-)

    P.S.: ...sostituire ad "Anonimo ha detto..." Paolo y Grappa™ y Acqua non lo bagna della tribù Langota VinBrulé (Blue Indian)

    RispondiElimina
  6. È un piacere rileggerti Gaia :)
    Grazie tante per gli auguri.

    Caro Acqua non lo bagna sono davvero molto ma molto contento di leggere le tue parole.
    Questo tema del correre o no ci ha sempre contraddistinti vero? :)
    Vuoi o non vuoi nell'evoluzione dell'uomo la caccia ha avuto una importanza fondamentale per il suo sviluppo. La caccia ha portato quei cambiamenti fisici attui a farci correre sulle lunghe distanze: muscoli elastici, tendini reattivi, gambe dall' ampia falcata, indipendenza di testa e spalle che facilitano l'equilibrio...
    Elementi essenziali per farci compiere una corsa basata più sulla resistenza che sulla velocità. La corsa è stato quel gesto primordiale ed essenziale per la sopravvivenza del nostro essere umani.

    Con questo non pretendo mica che tutti si mettino a correre in cerca della propria preda :D
    Sono passati millenni!
    Io però provo ancora curiosità nel compiere quell’atto istintivo che ci ha accompagnato fino al nostro essere sedentari. Per me rappresenta un piacere, un ritorno alle origini, un ritrovarmi, una celebrazione.

    Il gusto di "non correre" ha anche il suo fascino. Cerco sempre di combinare le due cose. Cada una però ha le sue peculiarità, le sue emozioni.

    Dovremmo parlare più di intensità piuttosto che di velocità nel percepire il gusto della vita.
    Le mie emozioni nell'atto del correre in questo momento sono focalizzate nell'intensità del gesto che si confronta e si amalgama con l'ambiente.

    Il movimento in generale, veloce o lento che sia, è poi secondo me la metafora di tutta la vita.

    Speriamo davvero di incontrarci presto in quel cammino segnato solo nei nostri cuori considerando quel movimento circolare che tanto ci accomuna e che ci permette di ritrovarci in quell'abbraccio che Perla ed io diamo a te e a tutta la tua famiglia carissimo Paolo.

    Vi ricordiamo sempre con affetto.

    Andrea & Perla

    RispondiElimina
  7. Ciao Andrea, questo post mi fa pensare ad un uomo molto sereno. Ora stai correndo dentro la Terra, con la Terra, stai correndo dentro te stesso. Non più competizione, non più sfida... solo piacere! E' stupendo!
    Buon Anno nuovo, che ti porti tanta serenità e felicità.
    Un abbraccio
    Francesca

    RispondiElimina
  8. Grazie Francesca per le belle parole.
    Buon Anno nuovo anche a te e alla tua famiglia.

    Un Abbraccio
    Andrea

    RispondiElimina
  9. Ciao Andrea, ho seguito il consiglio di Francesca e sono venuta a trovarti.
    Quello che dici è molto bello, poetico, ma...mmm...mi sa un po' di fuga dalla realtà quello che stai facendo...si può trovare il contatto con se stessi anche tra mille persone, basta essere presenti e chiari in se stessi e se c'è pace in te, anche se intorno c'è confusione, niente ti tocca. Allontanarsi, per qualche giorno può funzionare, ma un albero si, crescendo si espande, ma non si allontana mai dalle sue radici.

    Mi hanno raccontato la storia di un monaco, che aveva scelto di vivere nella natura, fuori dalla confusione del villaggio. Era sempre sereno ed estatico, finchè un giorno un pellegrino lo invitò a partecipare ad una festa in paese e fu così convincente, che il monaco accettò. Alla festa c'era allegria, cibo, danza e così il monaco si lascio andare alla danza. Ad un certo punto, un uomo, preso dalla danza, gli pestò un piede...il monaco si fermò ad osservare l'uomo e riprese la danza. Passano pochi minuti ed ecco di nuovo un'altra pestata...il monaco si ferma e guarda fisso l'uomo. Ricomincia la danza e poco dopo eccco un'altra pestata. Il monaco si rivolta come una furia e comincia a pestare di santa ragione il poveretto.
    Si narra che il monaco lasciò il suo eremo solitario e si trasferì nel villaggio, per ri-imparare a vivere nella vita e tra la gente.

    Ciao

    RispondiElimina
  10. Ciao Alessandra, grazie per la visita della quale sono davvero grato.

    Condivido pienamente quando dici che la felicità la puoi trovare ovunque, non lo metto in dubbio, io l’ho trovata perfino in una megalopoli di 25 milioni di abitanti quale Città del Messico in cui ho vissuto per 6 anni.

    Attualmente l'esercizio fisico mi piace farlo all'aria aperta per i motivi che ho citato in questo post ma con questo non significa che io non abbia pubbliche relazioni con le persone o che vivo come un eremita, anzi.
    Attualmente vivo a una quindicina di km di distanza da una città di circa 700.000 abitanti chiamata Queretaro, in una zona residenziale che conta più meno un 20.000 abitanti. Come vedi non propriamente isolato.
    Partendo poi dal principio che “mi casa es tu casa”, questa tua casa è sempre aperta a tutti. C’e’ tanta energia tra queste pareti per le visite che io e Perla, mia moglie, riceviamo: c’e’ chi si ferma qualche giorno e chi riparte subito. Il tempo non conta, quello che conta è l’intensità (fulcro di questo post) dell’amicizia che si prova ad ogni visita, di quella atmosfera inspiegabile che si crea.
    Avere la fortuna di avere vaste zone verdi e montagne (cerros) a portata... di piede, con una grande varietà di sentieri, sterratti, salite/discese, laghi... non penso sia una fuga dalla realtà ma una realtà vera e propria. La mia in queste meravigliose zone.
    Il discorso del monaco lo applicherei con tutto rispetto anche alla gente che conosce solo la città come realtà. La natura intera, e in essa anche un monaco o le persone che vivono nella cosidetta provincia, hanno tantissime cose da insegnare allo stesso modo che un pestapiedi metropolitano.
    Mi dici che un albero crescendo si espande, ma non si allontana mai dalle sue radici: il mio puoi considerarlo un ritorno alle radici. Quelle radici che vanno oltre al dove sei nato o alla città ricordardandoti che l’uomo si è isolato per i suoi buoni motivi, si è rinchiuso nel cemento, tra 4 pareti (palazzi, uffici, palestre...) dimenticando appunto la sua vera provenienza: la terra. Il mio gesto è un modo, uno dei tanti, per non dimenticare da dove vengo, il mio essere uomo in questo istante in questo universo.
    Una serata con amici, una partita a carte, un bicchiere di vino, il comprare il pane, fare il pieno di benzina, andare al cinema o a un concerto, utilizzare internet… sono tanti altri modi che mi fanno sentire uomo con le mie allegrie, le mie tristezze, le mie certezze ed insicurezze. Personalmente non escludo niente. Ho solo voglia di vivere intensamente, di non dimenticare chi sono e di essere riconoscente verso qualcosa di davvero grande che va oltre ad essere solamente città o wilderness.
    Concludo ricordando che la corsa mette, per necessità, in un certo equilibrio mente e corpo essenziali per potere arrivare alla cima di una montagna... e poi riscenderla (o viceversa).
    Questa combinazione, questo apparente equilibrio, questo stato di benessere/sofferenza per me non ha nessun nome in quanto indefinibile a parole però ho sentito alcuni chiamarla in diversi modi.
    Definire una emozione, una intensità, per me è la vera fuga dalla realtà. Le parole non sono mai abbastanza.

    RispondiElimina
  11. Bellissimo...hai tolto le radici da un vaso e le hai radicate nella terra...è intenso e vibrante quello che hai condiviso e avendo conosciuto il messico, che mi è rimasto nel sangue, sento l'energia di questa terra.

    Che lavoro svolgi?

    Un saluto a te e alla tua compagna di viaggio Perla.

    RispondiElimina
  12. In Messico mi sono improvvisato grafico :-)

    Grazie per i saluti che ricambiamo.

    A presto
    Andrea & Perla

    RispondiElimina
  13. Quante contemplative e ispiranti riflessioni dal cuore arrivano alla mente di chi vive in quegli assai amati luoghi dai nostri antichi genitori. Non ci sono tesori più grandi di quello che il cuore riesce a cogliere in questi luoghi sacri.

    RispondiElimina