giovedì 29 maggio 2008

Usa solo quello che hai bisogno


Campagna realizzada in Denver, Colorado per sensibilizzare il risparmio del consumo dell'acqua. Un ottimo slogan che possiamo applicare ad ogni nostro genere di consumo.
http://useonlywhatyouneed.org/


lunedì 26 maggio 2008

La storia in groppa a un Cavallo


La relazione tra l'uomo e il cavallo è molto antica.

Lo cacciavano gli uomini di Neandertal e i Cromagnon dipingendolo nelle caverne di Lascaux e Altamira. Il cavallo non è un essere inclinato alla addomesticazione.
È un essere nervoso che si spaventa facilmete, si eccita con facilità ed è ha un temperamento molto forte rispetto ad altri animali addomesticabili. Inoltre, quando sente qualcosa sulla sua groppa, sembra impazzire.

Non sembrava all'apparenza un animale che poteva convivere insieme agli uomini per queste sue caratteristiche. Ma qualcosa di meraviglioso avvenne. Gli agricoltori seminomadi delle steppe al nord del Mar Nero, pascolavano cavalli insieme a pecore e mucche.

Qui l'uomo, 5000 anni fá, scoprì tecniche per poter cavalcare questo splendido essere incominciando in tal modo una lunga storia che avrebbe cambiato il mondo.

Incominciando da quelle steppe che si estendevano tra Europa ed Asia in poco tempo, per contatto culturale, imitazione, intercambio o conquista, l'addomesticazione si estese rapidamente dall'Ungheria fino alla Manciuria. Il cacciatore amplificò le capacità del cavallo, il pastore poteva controllare greggi molto piú grandi. La steppa conobbe una trasformazione che portò ad un nuovo modo di vivere.
Susseguirono guerre e saccheggi portarono le tribù ad allearsi in orde creando in questo modo una nuova forma di nomadismo.

Grazie al potere del cavallo, la cultura della steppa conquistò popoli come gli Sciti, i Sarmati, i Media, i Parti, gli Unni, i Bulgari, gli Ungheresi, i Turchi, i Tartari fino ad arrivare ai Mongoli.

L'uomo della steppa si adattò al cavallo, fulcro della sua esistenza. Lasua importanza si è riflessa non solo tra i popoli della steppe ma in tutta la storia dell'umanità.

In America, luogo dove si suppone sia nato, il cavallo si estinse in epoca preistorica circa 10.000 anni fà, contemporaneamente ad altri grandi mammiferi; fra le ipotesi per tali estinzioni, il disturbo antropico, costituito dalla caccia da parte dell'uomo.

Secoli a seguire, ritornarono in questo continente addomesticati tramite la conquista spagnola.

Alcuni riuscirono a scappare ritornando alla vita selvaggia delle grande pianure. Presto migliaia di cavalli incominciarono a galoppare in gruppi. I nativi americani impararono a cacciarli, domarli e quindi montarli. In pochi decenni, la vita delle grandi pianure sperimentò un cambio radicale simile a quello millenario delle steppe. Alcune tribù che avevano coltivato mais, fagioli, cacciato e pescato, incominciarono ad addentrarsi nelle grandi pianure, lontani dai fiumi che fornivano acqua, per poter cacciare bisonti nelle regioni che fino a quel momento erano state inaccessibili a piedi. Nacque così la cultura della prateria, incentrata nei Mustang e nei bisonti.

Anche i cowboys hanno improntato la loro esistenza insieme a quella del cavallo. Le steppe hanno quel richiamo alla libertà.

La immensità della pianura induce a quel sogno di raggiungere la linea infinita che rappresenta l'orizzonte. È rilevante come l'uomo abbia affrontato grandi spazi aperti e immensi cieli, in groppa a un cavallo, dando quel senso di orgoglio e passione per la libertà.

È successo con i Cosacchi Russi, con i Sioux, con gli Apache, i Cowboys; nella Pampa e in Patagonia con i Patagones e i Cauchos, in Australia con i Cowboys delle Outback, tra la popolazione Kham in Tibet, che furono gli ultimi a mantenere accesa la fiamma della resistenza contro l'invasore cinese, tra i Berberi nel Nord Africa e in altre mille culture.

È il modo di vita che i Magiari portarono al di là degli Urali e che i Csikos, ultimi mandriani di questo secolo, intentano preservare nella Puszta, steppe che occupano la grande pianura Ungherese.

Come 5000 anni fà, il cavallo alimenta quella nostra ansia chiamata libertà.

sabato 10 maggio 2008

Compreresti una eucarestia di plastica?

Quante volte ci è capitato di vedere annunci di centri olistici, seminari, eventi dove vengono offerte "cerimonie di nativi americani" a pagamento?

La curiosità sui cosidetti "Indiani Americani" in questi casi diventa un abuso che danneggia culture totalmente estranee a questi tipi di attitudini.

Nel libro They Call Us Indians, Al Carroll, co-fondatore della New Age Froud & Plastic Shaman, interviene rispetto a questo tema cercando di fare chiarezza e informare meglio le persone.

"Quando la curiosità sui Nativi diventa abuso.

Pensi di essere “Indiano nel cuore” o di essere stato un indiano in una vita precedente? Ammiri le tradizioni Native, vuoi che entrino a far parte della tua vita? Vuoi creare una versione di una capanna sudatoria o di una richiesta di visione, tutta tua?

Hai visto annunci, libri e siti web che offrono di insegnare come diventare facilmente uno sciamano, in pochi fine-settimana, oppure dietro compenso?

Hai mai pensato a cosa c’è dietro, veramente?

Ti sei mai chiesto come, le popolazioni Native, vedono ciò che stai per fare?

Per favore, pensa a queste cose prima di prendere un’infausta decisione, sprecando tempo, soldi e coinvolgimenti emotivi:
i Nativi non credono che sia etico chiedere soldi in cambio di cerimoniali o di insegnamenti. Chiunque vi chieda anche solo un centesimo, non è un vero nativo.
I tradizionalisti Nativi credono che l’unico modo accettabile di trasmettere gli insegnamenti tradizionali, sia quello orale e diretto. Ogni tentativo di trasmettere gli insegnamenti tradizionali attraverso un libro o un sito web, non è autentico.
Imparare le vie della medicina richiede decenni e deve essere fatto con grande attenzione e pazienza, nel rispetto della sacralità. Chiunque si offra di insegnare ciò che c’è da sapere in un seminario che dura un fine settimana, o due, è nel caso migliore un illuso, in quello peggiore, un truffatore.
Le donne devono fare molta attenzione a quegli “insegnanti” che dichiarano che il sesso fa parte di un presunto “cerimoniale”.
La maggior parte di questi operatori di frode hanno alimentato fantasie, sul modo in cui, alcuni bianchi vorrebbero che i Nativi fossero. Un altro modo per dire che sono totalmente bugiardi e falsi.
Probabilmente vi starete chiedendo “Fra queste persone non potrebbe essercene una veritiera, che sia in grado di insegnarmi qualcosa di buono?”
Vi prego, cercate di comprendere i punti che seguono, a proposito della via spirituale dei Nativi:
Il credo Nativo si espleta in comunità, non si focalizza sulla fede del singolo, come nella Cristianità.
Il credo Nativo è specificatamente tribale. Non esiste una “forma generica” di spiritualità indiana. Ci sono così tante differenze, da tribù a tribù, quante ce ne sono fra l’Induismo e la Chiesa Anglicana. Nessuno mai penserebbe di insegnare queste ultime, come se fossero una confessione sola, magari chiamandola “Indo-Europea”. Purtroppo, però, molti operatori fraudolenti insegnano qualcosa che è un frullato di piccoli frammenti di credo diversi.
Gli anziani che seguono la tradizione sono molto cauti nel cambiare rituali e mischiare diverse usanze. Può succedere, com’è ovvio, ma solo dopo lunghe discussioni che possono richiedere anche decenni. Gli operatori fraudolenti si affidano al caso, non sono attenti a quello che fanno, dimostrando, così, di non capire ciò che stanno facendo e di non avere rispetto per la sacralità.
Gli anziani, che seguono la tradizione, non credono che chiunque si senta in grado di farlo, possa seguire un cerimoniale. E’ sempre questione di attenzione e rispetto per il sacro. Gli operatori fraudolenti, invece, danno a chiunque la possibilità di seguire la loro versione non accurata di cerimoniale, purchè abbia denaro da spendere.
Le Ricerche della Visione, ad esempio, sono dedicate ai giovani maschi di 12/14 anni di età, ma i ragazzini non hanno molti soldi, così, questi operatori fraudolenti le vendono, perlopiù, a uomini e donne di mezza età, a cifre con 2 o 3 zeri.
C’è anche chi dice alle persone, che possono diventare “sciamani Indiani”, incaricandosi di prepararle. Se foste interessati al Giudaismo, dareste dei soldi a qualcuno che vi dice che può fare di voi un rabbino, se frequentate un seminario della durata di un fine settimana?
Se qualcuno lo facesse, dichiarando, poi, che le obbiezioni degli Ebrei sono tutte fandonie, non avremmo dubbi a definirlo un anti-Semita. Pensate alla mancanza di rispetto che dimostrano queste persone, nei confronti delle popolazioni Native e delle loro credenze, senza contare i loro seguaci, defraudandoli.

I Nativi non usano la definizione Sciamano.

Pensate a quanto diventa difficile convivere, per i Nativi e i bianchi, quando i bianchi dipingono un falso ritratto delle culture dei Nativi.
Dobbiamo imparare a convivere e non potremo farlo, fino a quando i bianchi daranno il loro supporto a persone che promulgano una versione falsa di ciò che siamo.
Noi (i Nativi e i nostri sostenitori) capiamo che la maggior parte delle persone non ha la possibilità di saperne di più, almeno non ancora, ma confidiamo nel fatto che possano imparare da fonti più rispettabili e nel modo più consono.
Se, sulla copertina di un libro, leggete New Age o Sciamanismo, esso non è una buona fonte per imparare qualcosa sui Nativi. Ricercate quegli autori che possono essere credibili prima di dare denaro ad operatori che danneggiano tutti noi!

Danni provocati dalle capanne sudatorie fittizie organizzate dai Nuage/pseudo Sciamani

Una delle più comuni cerimonie native celebrate, commercializzate, imbastardite, e vendute per profitto dai Nuage e pseudo-Sciamani è la capanna sudatoria. Non è difficile capire perché. Un gran numero di libri divulgativi, siti web e operatori hanno tentato di insegnare come insegnare, o prendere parte a una capanna sudatoria. Sembrerebbe decisamente facile.
Molti Pagani di estrazione europea cercano di ricreare le loro antiche tradizioni, cosa non facile da realizzare dal momento che i testi sono andati persi molto tempo fa, o gli ultimi credenti sono morti o scomparsi da molti secoli.
Le cerimonie attirano i consumatori di droghe che sperano di ricreare un qualche tipo di stato di trance, senza conseguenze legali e senza considerare i pericoli delle droghe attuali. Le cerimonie sono, per loro, un modo rapido e raffazzonato di ottenere ciò che cercano, un modo per avvicinarsi ad un romantico stereotipo sui Nativi, che vive nella fantasia dei profani.
Purtroppo i possibili danni fisici e psicologici sono molto reali, e non sono resi noti nelle descrizioni che i celebranti usano per promuovere la loro assurda versione della capanna sudatoria.
Il danno provocato dagli estranei, ai Nativi e ai credenti, è così pesante che non può essere compensato dai presunti benefici, dovuti alla gente che paga, per la capanna sudatoria.
Francamente, la maggior parte dei Nativi è offesa da questo ignorante e irrispettoso utilizzo e dal modo in cui viene celebrata la cerimonia della capanna sudatoria.

Se avrete l’opportunità di prendere parte a una falsa capanna sudatoria, prima considerate attentamente questi punti:

1) Al di fuori dei Nativi americani e canadesi dislocati nelle basi dell’esercito statunitense in Europa, non c’è una persona che possa descrivere come fare la cerimonia con accuratezza, sicurezza, e cosa altrettanto importante, nel pieno rispetto.

2) Virtualmente, nessuno di questi officianti è chi dichiara di essere. La maggior parte non è un Nativo. Coloro che sono realmente Nativi, non sono uomini medicina, guaritori o anziani legittimati dalla loro tribù.

3) Molto pochi, di quegli officianti, sono stati istruiti sufficientemente per condurre una cerimonia in modo corretto o, comunque, tanto da non mettere in pericolo le vite di coloro che sono abbastanza sciocchi da partecipare alle loro pseudo capanne sudatorie.

4) Una versione fittizia di una capanna sudatoria è estremamente pericolosa.

Ecco alcuni dei pericoli fisici che possono essere causati dalle pseudo capanne sudatorie:
Colpo di calore
Disidratazione
Ustioni
Cecità
Asfissia
Attacchi cardiaci
Possibile morte

Numerose persone sfortunate sono morte durante una pseudo cerimonia.

Ecco anche, alcuni tremendi pericoli psicologici che possono derivare dalle pseudo capanne sudatorie:

Claustrofobia
Paranoia
Episodi psicotici
Riaffioramento di traumi da molestia infantile
Riaffioramento di traumi da stupro

5) Sfortunatamente, è piuttosto frequente che operatori di pseudo capanne sudatorie cerchino di sedurre, molestare, o addirittura stuprare donne, uomini o bambini. Il calore, in una capanna sudatoria, è molto intenso ed è facile sentirsi venir meno. Lo stato mentale alterato rende qualcuno così confuso da non capire cosa gli succede attorno.

Le donne non dovrebbero mai, in nessuna circostanza, credere ad un operatore che insiste nel voler far loro partecipare ad una capanna sudatoria, nude.
Le donne non dovrebbero, inoltre, in nessuna circostanza, credere a un operatore che cerca di convincerle a partecipare al rito, sole con lui.

6) Molti operatori cercano di produrre una esperienza molto intensa, simile a quella della droga. Con questo intento, mantengono il calore troppo alto e troppo intenso, rispetto a quello che sarebbe ammissibile per una giusta capanna sudatoria, o inducono i partecipanti a sudare per periodi troppo lunghi. Questo è il caso in cui si verificano la maggior parte delle morti, delle ferite, cecità e sfregi.

Molti di questi operatori insistono anche nell’uso di droghe o alcol durante le capanne sudatorie. I pericoli psicologici e fisiologici dovrebbero essere ovvi!

Altro pericolo è nelle pietre che si usano. Le rocce di origine sedimentaria, in questi casi, possono esplodere.

7) Anche in quei rari casi in cui gli officianti, materialmente, non danneggiano le persone, quello che fanno è molto offensivo per la sensibilità religiosa del popolo Nativo. La capanna sudatoria non dovrebbe essere commercializzata, comprata e venduta, o usata per costruire un simil-culto.

8) Alcuni pagani, erroneamente, pensano che la capanna sudatoria fosse in uso dagli europei nell’antico passato. Questo non è vero. Gli europei usavano (ed usano tuttora) le saune. Queste non hanno nessun intento religioso o componenti rituali.

Se siete pagani, noi speriamo che sarete cauti ed eviterete di partecipare alle cerimonie di questi operatori. Noi speriamo anche che avrete abbastanza rispetto per il popolo Nativo da lasciarci le nostre tradizioni.

Se incontrate questi falsi celebratori di capanne sudatorie, per favore:

Non prendete parte alle loro celebrazioni, e non dategli del denaro.

Mettete in allerta gli altri, con quello che avete appena letto qui.

Ponete domande sulla sicurezza delle pseudo capanne sudatorie. Se voi ritenete che esse siano pericolose, chiedete alla polizia e alle autorità sanitarie di intervenire. Delle vite potrebbero essere in gioco.

Se essi si presentano con false credenziali, denunciate questi operatori alla polizia per frode.

Linguaggio cerimoniale

Le cerimonie vengono normalmente condotte nel linguaggio delle tribù. Alcune tribù hanno un linguaggio cerimoniale estremamente complesso, conosciuto soltanto da alcuni anziani. Alcuni riti più semplici, come le benedizioni o le preghiere, possono essere recitate in inglese. Una benedizione, in un contesto intertribale, come può essere un Pow-pow, viene pronunciata di solito, in inglese. Ma se qualcuno, dichiarando di essere un uomo medicina, uno sciamano, un anziano ecc., non conosce il linguaggio nativo della tribù perfettamente e, di conseguenza, non può per questo celebrare le cerimonie tranne le benedizioni in quella lingua, allora si tratta di un truffatore.

Questo vale anche per un bianco che, volendo essere uno sciamano, dice di avere avuto una visione, un sogno, o di essere la reincarnazione di questo o quello.

Mettetelo alla prova chiedendogli di parlare in lingua indigena.

Ci sono molti sottointesi nelle parole sacre e nelle formule, che non possono essere tradotti pienamente nella lingua inglese, né in qualsiasi altro linguaggio Indo-europeo. Molti significati verrebbero persi e questo è un aspetto molto negativo, dal momento che i Nativi sono molto attenti quando celebrano una cerimonia. Ad esempio, molti linguaggi nativi sono basati sul verbo, mentre quelli Indo-europei si basano sul nome.

Molti linguaggi nativi sono “agglutativi” cioè tendono a sommare più parti di parole diverse (questo spiega perché i nomi Nativi,tradotti, possono sembrare lunghissimi, mentre nella lingua originale si limitano ad essere composti da una o due parole).

Portavoce Nativi

Molte tribù non hanno denaro, o altre risorse, per poter pagare un rappresentante. Se date un’occhiata alla scala gerarchica di un governo tribale, noterete che non esistono quei titoli ultramistici e altisonanti usati dagli impostori, come ad esempio “Portatore di pipa” o “Discendente capo portatore del sacro…qualcosa”.

Al loro posto troverete titoli normalissimi come “Consigliere” o “Supervisore del dipartimento antincendio”.

Quindi cercate di ricordare che non esiste una buona ragione per cui una tribù mandi un “portavoce” a vendere cerimonie agli europei. Al loro ritorno cosa potrebbero riportare di buono per la loro tribù?

L’unica eccezione che conosco, è il caso in cui le tribù inviano persone, per sostenere i leaders del loro governo tribale, presso i grandi stati nazione di cui fanno parte (come gli Stati Uniti o il Messico). Ma in questi casi si possono definire lobbisti e non portavoce. E dal momento che le Nazione europee non hanno più alcuna giurisdizione sui Popoli Nativi, sarebbe un puro controsenso immaginare presunti “portavoce tribali” in Europa.

Se qualcuno dichiara di essere un portavoce, contattate immediatamente la tribù a cui dichiara di appartenere. Se nessuno li ha incaricati, le loro comunità avranno apprezzamenti decisamente dure. Se si tratta di impostori che “giocano agli indiani” verranno perseguiti legalmente.

Portatore di pipa

A volte sembra che, virtualmente, chiunque sappia creare un sito web, oppure organizzare un seminario durante un fine settimana, si senta in dovere di definirsi “portatore di pipa”.

Il numero delle “pipe sacre” garantite, vendute come simboli di autorità spirituali, o di autenticità, dai new-agers e presunti sciamani, ha raggiunto proporzioni endemiche e, presto, potrebbero superare, letteralmente, l’attuale numero dei Lakota viventi.

Il numero delle vere pipe sacre è,attualmente, molto piccolo, forse saranno un paio o addirittura una per gruppo o tribù. Vine Deloria Jr.,forse il più dotto Lakota di tutti i tempi, afferma che non è mai esistita una carica simile a quella del “portatore di pipa” fra i Lakota, né fra altre popolazioni. C’erano, comunque, anziani e uomini sacri che avevano altri compiti. Ma la definizione “portatore di pipa” è fittizia, inventata e usata solo dai profani.

Perché mai qualcuno dovrebbe prendere o dare via, come i dolcetti a Natale, oggetti così tanto adorati perché pieni di sacri significati?

Riuscite ad immaginare qualcuno che dichiara di essere un Rabbino mentre va in giro a distribuire Torà, come fossero decorazioni per le feste, oppure a chiunque sia disposto a pagare? Immaginate come sarebbe ridicolo se qualcuno dicesse “Si non sono Ebreo, ma credetemi, sono un Rabbino. E questa ne è la prova: una Torà consegnatami dopo aver pagato 999.9 $ ad un seminario del Capo Nome Stupido”.

Chiunque incontri un operatore che dichiara di avere una pipa sacra, dovrebbe chiedersi immediatamente:

1) A quale tribù appartiene e cosa pensano di lui i membri della tribù? (Non esitate a contattare gli uffici della tribù, o gli attivisti Nativi se avete dei sospetti)

2) Se dichiarano di appartenere ad una tribù, perché non si mettono a disposizione di essa, invece di far soldi alle spalle dei bianchi Americani ed Europei?

3) Perché qualcuno a cui sono stati affidati oggetti sacri, dovrebbe usarli per far soldi? Non dovrebbe avere più rispetto per le tradizioni?

Chiunque si definisca “portatore di pipa” e usi una pipa che definisce sacra per vendere cerimonie ed apparire legittimo, è qualcuno che deve essere accuratamente evitato. Contattate immediatamente gli uffici tribali o gli attivisti Nativi. Se avete il sospetto che le leggi non siano rispettate, contattate subito la polizia!

Viaggi del tamburo

Non conosco alcuna cultura Nativa che usi la frase “viaggi del tamburo”. Il termine, per meglio dire, era usato solamente dagli stranieri, in particolare gli antropologi, in accademia, nel tentativo di descrivere lo stato di alterazione, a cui può indurre il suonare a lungo il tamburo. Ovviamente, i cosiddetti sciamani, si sono appropriati della definizione e ora la usano per vendere e per impressionare gli sciocchi.

Nome Nativo

1) Dare il nome a qualcuno è un momento molto importante, che segue ad un processo spirituale molto profondo, in ogni tradizione indiana di cui si sia a conoscenza. La scelta non è casuale e non può essere fatta per divertimento.

2) Non potete scegliervi da soli un nome. La scelta deve essere fatta da altri e dovete aver guadagnato il diritto a portare quel nome, in accordo con le tradizioni specifiche.

3) La persona che vi dà il nome, deve essere un anziano, oppure un’altra persona, cui è stato affidato questo compito da lungo tempo.

4) L’assegnazione di un nome è sempre associata ad una cerimonia, in ogni tradizione che conosco.

5) In molte tradizioni, il vostro nome indiano può essere tolto, se non ottemperate agli obblighi che il nome stesso comporta.

6) In molte tradizioni, il vostro nome indiano non può essere rivelato ad altri.

Stereotipi

“Insegnami la spiritualità e io la diffonderò per te”

“Siete a posto…lì sotto?”

Le abbiamo sentite davvero queste cose!

Le immagini degli indiani di Steadman, dicono come il fascino di un uomo indiano, per molte donne bianche, dipenda dal fatto che viene visto come estremamente vulnerabile, minacciato dalla nostra possibile scomparsa o dalla “prossimità all’estinzione”. Ecco perché dobbiamo essere “salvati” da donne bianche, presumibilmente, i cui discendenti si sono sentiti legittimati a prendere il controllo di questo territorio (gli Stati Uniti) senza alcun senso di colpa. Questo spiega il perché l’uomo indiano viene ritratto, solitamente, a petto nudo, o quasi nudo, ferito o minacciato, sulle copertine dei romanzi.

E poi c’è il fascino sessuale del supposto selvaggio.

Circa a metà degli anni 70, negli Stati Uniti, si sono diffuse novelle di infima categoria, storie di stupri indiani. In queste novelle, giovani donne bianche venivano rapite, stuprate più volte da “selvaggi” indiani, e crescevano innamorandosi dei loro stupratori.

Ad un certo punto, quanto di più assurdo potete immaginare è stato proiettato, sulle popolazioni Native, da alcuni bianchi.

Come potete scoprire se qualcuno è un imbroglione?

Oh, di solito è incredibilmente facile provare chi è un impostore.
Basta chiedere alle loro comunità. Uno che fa ondeggiare cristalli e dichiara che le donne devono essere tenute fuori, per essere guarite, è chiaramente non legittimo. Gli unici che, realmente,sono difficili da controllare, sono quelli che possiamo chiamare “anziani” o “anziani decaduti”.

Qui, sono elencati altri indizi, che vi possono suggerire se una persona è quello che dichiara di essere:

1) I veri anziani, capi spirituali, o qualsiasi cosa dichiarino di essere, non si lasciano coinvolgere in attacchi personali, se vengono criticati.

2) Essi non usano le loro cerchie di sostenitori per minacciare di fare causa, o di procedere per vie legali, alla minima critica. Se la loro attitudine e le loro azioni sono buone, li porteranno alla vittoria e li proteggeranno dalle critiche.

3) Per questo motivo, non mandano fuori dalla loro cerchia membri da infiltrare in quei siti dove vengono criticati, nel tentativo di distruggerli.

4) I veri anziani non dichiarano di aver imparato altre tradizioni tribali al di fuori della loro.

5) Non mischierebbero mai, né farebbero corrispondere, tradizioni indiane e pagane, per poi voltare faccia e negarlo.

6) Non userebbero il loro (presunto) sangue indiano per ottenere approvazione, o come simbolo di legittimità.

Per quale motivo non possono essere perseguiti dalla legge? Se estorcono denaro alla gente, la legge dovrebbe prendere provvedimenti!

Ho provato a chiederlo ad un avvocato. Mi ha risposto che è un colpo a vuoto, un buco nell’acqua. Se qualcuno sa, o sospetta, che queste persone lo stiano frodando, è un suo problema il fatto di dar loro del denaro. È come il gioco delle confidenze, le vittime si sentono in grande imbarazzo e dopo il fatto, preferiscono lasciar correre.

La legge sulle frodi esiste, fino ad un certo punto. È possibile perseguire qualcuno per fatti non relativi alla frode in esame, come l’estorsione, l’aggressione ecc. Ma perseguire qualcuno che si è presentato, mentendo, come uomo di medicina, è difficile. Soprattutto a causa dell’ignoranza di una parte dei poliziotti e dei Giudici che, perseguendoli, violerebbero il I° emendamento. Inoltre, molti indiani non vogliono che i governativi, o i federali vengano coinvolti.

Quelle di cui stiamo parlando sono leggi che favoriscono le frodi e i capi nuage, non i loro seguaci, non importa quanto ingenui, innocenti, o ben intenzionati possano essere! Io non credo che perseguire i seguaci nuage sia il giusto approccio. Di solito sono vittime loro stessi.

È capitato che, durante alcune cerimonie su territorio pubblico, il Sevizio Forestale abbia chiesto ai non indiani di stare alla larga durante il periodo delle celebrazioni. Non voglio vedere regolato da loro, il credo di qualcuno. Questo è teoricamente proibito dal I° emendamento. Ma la clausola del libero esercizio permette di regolare le pratiche. Essi possono, per esempio, condannare, e lo fanno, i sacrifici animali e la poligamia (faccio notare che non sono d’accordo al bando di entrambe, quando il sacrificio non sia cruento o la poligamia sia forzata o coinvolga minori.)

Tutto questo è un modo lungo per dire che, il I° emendamento non dovrebbe essere una protezione, per il frodatore. Vorrei proprio vedere, i federali, trattare questi impostori allo stesso modo in cui tratterebbero un uomo, che dichiara, falsamente, di essere un rabbino o un ministro di Dio.

Cosa potete fare se venite a sapere che qualcuno è un impostore?
Potete distribuire volantini durante i suoi incontri, spiegando alla gente quali sono le vostre obiezioni, spingendo gli altri al rispetto e a non dare denaro all’impostore.

Ho scoperto che è più facile ed efficace, per una persona, colpirli nel portafoglio, riuscendo a decurtare fino ad un terzo, o più, i loro introiti. A volte vengono talmente coperti di proteste, da decidere, in qualche caso, di abbandonare il gioco della preghiera per denaro.

Potete scrivere all’editore di un giornale locale per spingere le persone a stare lontane.

Potete, anche, parlare con chiunque lo sostenga, chiedendogli di ripensarci.
Se decidete di scrivere un volantino, saremo lieti di aiutarvi a prepararlo, inviandovi critiche, suggerimenti ecc.

È anche possibile contattare il consiglio tribale di ogni tribù, per scoprire se la persona che conduce la cerimonia è legittimata o no."

Fonti:

Al Carroll

Nativiamericani.it per la traduzione (blog d'informazione sulle culture dei Popoli Nativi Americani e sulle loro attuali condizioni di vita e rivendicazioni)

New Age Froud & Plastic Shaman

venerdì 9 maggio 2008

Il Sogno Lakota

Tramite questi due video sono venuto a conoscenza di una puntata trasmessa lo scorso 24 Marzo dal TG3 Primo Piano in cui si parla dei Lakota in maniera differente rispetto ai stereotipi con cui conosciamo in genere i Nativi Americani. Storia ed attualità di un popolo ancora vivo tra mille difficoltà che rivendica le sue terre e la sua cultura.


*I 2 video, ahimè, sono stati rimossi dal canale di Youtube :(

giovedì 8 maggio 2008

I diritti dei popoli indigeni e il cambiamento climatico

L’impatto del cambiamento climatico, causato dall’utilizzo incontrollato delle risorse e da una cieca politica di sfruttamento economico, mette a rischio le popolazioni indigene ancora esistenti sulla terra. Dall’Africa all’Artico, passando per Asia, Sud America ed Europa, migliaia di esseri umani assistono a una continua violazione dei loro diritti naturali. Paradossalmente, infatti, le misure internazionali adottate per ridurre gli effetti negativi dello sfruttamento ambientale, ledono i benefici fondamentali di 370 milioni di indigeni, costretti spesso a lasciare le loro terre natie per dare la possibilità ai governi ricchi di supplire ai loro errori e "promuovere" lo sviluppo di biocarburanti.


La violazione dei diritti umani delle popolazioni indigene ha subito un incremento consistente proprio a causa dell’espropriazione delle terre e delle foreste nelle quali vivono da sempre per poter permettere la coltivazione di biocarburanti come la soia, la canna da zucchero e il mais, senza il consenso degli stessi indigeni, costretti spesso a evacuazioni forzate che stravolgono il loro stile di vita e i costumi culturali.

L'ONU si stà occupando di proteggere le poche culture indigene rimaste sul pianeta.
Il Foro Permanente per le questioni Indigene dell'ONU è un organismo assessoriale del Consiglio economico e sociale, con il mandato di esaminare le questioni indigene relazionate con lo sviluppo economico e sociale, la cultura, l'educazione, la salute, il medio ambiente e i diritti umani.

Lo scorso settembre l'ONU ha approvato la Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni.




Riferimento: Anthropos

martedì 6 maggio 2008

Lo Zen e l'arte della manutenzione della... bicicletta

In questi giorni stò usando molto la mountain bike per esplorare luoghi sconosciuti che si trovano nei dintorni di casa.

Ho già forato ben due volte nel giro di pochi giorni a causa dei terreni accidentati e pieni di spine delle piante semidesertiche. Ho dovuto perfino regolare freni e deragliatore per un allentamento dovuto all'uso.

In Italia per comodità e per pigrizia, preferivo andare direttamente dal ciclista per effettuare le varie riparazioni o regolazioni.

Qui in Messico ho deciso di cimentarmi da solo e tramite i video di questo simpatico ciclista, sono riuscito a mettere a punto la mia mountain bike:


Per la loro semplicità, spero possino essere di aiuto ad altre persone che hanno curiosità e voglia nel mettere a posto la propria bicicletta.

sabato 3 maggio 2008

Una lettura facile sulla complessità


Formicai, imperi, cervelli è un libro che lessi nel 2001 ed è uno dei miei favoriti. Ogni tanto lo rileggo con gusto e curiosità come se fosse la prima volta.

È un testo scientifico scritto nel 1999 da Alberto Gandolfi: di facile lettura, vengono spiegati i sistemi complessi di cui, in pratica, facciamo parte. La complessità, infatti, è ovunque.

Dalla ditta in cui lavoriamo al clima terrestre. Da un batterio all'economia mondiale. Dal bosco di castagno dietro casa alla cultura di un popolo. Noi stessi siamo sistemi complessi, lo sono i nostri organi, le nostre cellule il nostro cervello. Ci portiamo addosso per tutta la vita, racchiuso nella calotta cranica, il sistema più complesso e meraviglioso che si conosca: il cervello umano. Eppure la nostra ignoranza sul fenomeno della complessità è abissale. Solo negli ultimi decenni si è potuto far luce su comportamenti, strutture, regolarità all'interno dei sistemi complessi. Il motivo di questo ritardo scientifico è molto semplice: per studiare oggetti complessi ci vogliono i computer. Con l'avvento della elaborazione elettronica dei dati è diventato possibile trattare efficacemente quantità enormi d'informazioni. Proprio ciò di cui avevano bisogno gli scienziati per scoprire, descrivere e simulare i sistemi complessi, giungendo infine a una teoria unificata della complessità e addirittura a una cultura della complessità che coinvolge ormai tutte le discipline scientifiche e sociali. Il libro, felice esempio di divulgazione qualificata, espone in una prima parte le caratteristiche fondamentali di tutti i sistemi complessi, per procedere poi, nella seconda parte, alla scoperta dei sistemi creati dalla natura o dall'ingegno umano, dove si trovano appunto i meccanismi universali della complessità.

Un libro che una volta letto farà sentire ancora più uniti a tutto ciò che ci circonda.

venerdì 2 maggio 2008

Ecosistemi



Ultima parte di questa ricerca fatta prendendo spunto dai dati forniti dalla National Geographic, oggi rivolta agli ecosistemi che con un sistema fragile ci sostengono, equilibrando tutte le attività del nostro pianeta.

Una maggiore sensibilità rispetto alla nostra dipendenza alla natura potrebbe frenare la distruzione degli ecosistemi della Terra.

Dalla metà del XXº secolo, l'avanzamento del benessere umano si deve soprattutto ai mezzi che abbiamo incontrato per sfruttare al meglio quello che la Terra ci ha offerto.

Con gli alimenti che consumiamo, la legna che tagliamo e l'acqua che estraiamo, l'umanità utilizza oggi tra il 30% e il 50% della produzione globale del nostro l'ecosistema.


Come esseri umani facciamo parte di questo ecosistema nello stesso modo che un rospo, un pinguino o una palma. Formiamo parte della natura, convertendoci in esseri rilevanti di quasi tutti gli ecosistemi terrestri.

Come le altre specie del pianeta, dipendiamo da un ecosistema salutare per la nostra soppravvivenza.

Quello che otteniamo dalla natura va molto più in là dell'ossigeno che produce una pianta o il pesce che estraiamo dal mare. La natura ci porta benefici come, ad esempio, l'acqua pulita o il controllo dell'erosione, così come nuove medicine e opportunità per il tempo libero. Inoltre un ecosistema sano, contribuisce a regolare il clima: dalle piogge tropicali, che influiscono sopra il regime delle precipitazioni regionali fino agli spazi verdi urbani dove rinfresca la temperatura delle città, passando per gli ecosistemi marini che puliscono l'atmosfera dall'ossido di carbonio.

Un ecosistema sano e completo è formato da una miriade di interazioni e dipendenze che stiamo appena incominciando a capire.

Se un giorno questo ecosistema dovesse scomparire, non potremmo sostituirlo.

I benefici che ci offrono gli ecosistemi non sono la unica ragione per conservare gli spazi naturali però riconoscere tutto quello che otteniamo dalla natura è il primo passo importante. Il seguente passo, la conservazione, non è ne facile ne economica. Pero se vogliamo alimentarci, vestirci in futuro, dare questi passi è essenziale.

Ci sono molte ragioni che ci inducono a salvaguardare le aree naturali che rimangono nel mondo, dalle specie uniche alle singole culture che tuttavia esistono.
Ci sono anche delle ragioni pratiche. Gli scienziati le denominano "servizi degli ecosistema" e sono tutto quello che ci offre la natura gratuitamente.

Alcuni sono evidenti come l'acqua cristallina delle montagne, altri sono più sottili o sconosciuti.

Molt servizi, come la regolazione del clima e il controllo delle malattie, li scopriamo quando ormai sono scomparsi. La maggior parte sarebbero molto costosi da rimpiazzare nonostante sapessimo come farlo.

Le api offrono un servizio per l'ecosistema molto facile da apprezzare: l'impollinazione.

La dispersione del polline tra i fiori aumenta il rendimento e la qualità di molte coltivazioni, però la deforestazione e l'agricoltura possono essere una minaccia per le api e per altri impollinatori. Tre quarti dei nostri principali raccolti (circa il 35% della fornitura totale degli alimenti) si beneficia delle azioni degli insetti impollinatori, in particolare delle api. Attualmente questi insetti utili sono in pericolo d'estinzione. Un fattore di grandissima importanza e assolutamente da non sottovalutare.

Specie in pericolo per la perdita di ecosistemi

Le cinque grandi estinzioni della storia della Terra, furono causate da catastrofi, come impatti di meteoriti o eruzioni vulcaniche. Scomparvero più della metà delle specie del pianeta e il recupero di alcuni ecosistemi impiegò milioni di anni per ristabilirsi.

Attualmente la tassa d'estinzione è sei volte più elevata del normale.

Stiamo vivendo la sesta grande estinzione e questa volta la causa della catastrofe siamo noi uomini. Scompaiono specie senza che ce ne rendiamo conto o che conosciamo.

Le cause possono essere varie, partendo dalla caccia eccessiva fino al riscaldamento globale però la più significativa è la perdita di habitat: le piante, gli animali, come le persone, hanno bisogno di un luogo dove poter vivere.

Creare riserve ecologiche isolate ormai non basta. Oggi gli ecologisti lavorano insieme alle comunità locali per preservare ecosistemi naturali completi.

Oggi il 12% delle terre emerse, sono ufficialmente protette.

Nonostante questo dato, esistono ecosistemi degradati e specie minacciate d'estinzione. I parchi isolati non sempre sono sufficenti per proteggere la complessità della natura e alcune delle regioni più minacciate sono quelle che hanno meno superfice preservata.

Per fortuna attualmente sono sorte nuove strategie per conservare meglio il patrimonio naturale.

Per salvare le specie minacciate e conservare l'intorno vivo, gli ecologisti hanno imparato a proteggere l'intero ecosistema invece delle specie individuali.

Il suolo, l'acqua e gli esseri viventi devono essere l'oggetto di una gestione comune per una conservazione integrale.

Questo può richiedere, per esempio, la protezione della sorgente di un fiume di un paese per potere preservare la vita che si sviluppa intorno al suo percorso oppure la disposizione di percorsi naturali per facilitare le migrazioni o le circolazioni degli animali all'interno delle aree protette.

Un parco, però, non è mai sufficente. Siamo, come individui, essenziali per la nostra educazione. Quando la popolazione locale partecipa allo sviluppo delle aree comunitarie protette, la caccia illegale e altri usi distruttivi, si riduce considerevolmente l'impatto ambientale; incluso gli abitanti del luogo possono godere dell'uso sostenibile delle risorse naturali.

Negli ecosistemi che sono gravemente degradati, il recupero può beneficiare non solo alle specie selvagge ma anche alle persone che dipendono dai prodotti e dai servizi dell'ecosistema.

Gli oceani sono un caso speciale, la maggior parte della loro superfice è fuori dalle frontiere nazionali e appena un 0.5% gode di protezione. Ogni giorno però si creano sempre più riserve marine e leggi che permettono di recuperare specie in via d'estinzione.

Riferimento: National Geographic

giovedì 1 maggio 2008

Energia



Il Mondo ha fame di energia. Il consumo totale del carbone, petrolio e gas si è moltiplicato dall'inizio degli anni 70 e la produzione dell'elettricità si è triplicata. Nonostante questo ancora non è sufficente: più di 1500 milioni di persone vivono senza elettricità e, senza soddisfare questa necessità, la richiesta di energia può crescere di un 50% prima del 2003.

I benefici dell'uso dell'energia sono evidenti: da lei dipendono tutte le nostre attività. Però il prezzo per produrla, partendo dallo sfruttamento dei lavoratori fino alla fuliggine e al fumo creati dal suo consumo, non si può misurare con un contatore elettrico.

In cima a tutto c'e' il fantasma del cambio climatico: l'Ossido di Carbonio (CO2) e altri gas scaturiti dalla combustione, sono i responsabili dell'effetto serra. Che cosa fare? Si prevede che tra l'anno 2004 e l'anno 2030 le emissioni di CO2 aumenteranno del 55%. È essenziale conservare l'energia e incrementare l'efficenza energetica, così come fermare la deforestazione e piantare più alberi considerando il fatto che le piante assorbono CO2.

La cattura del CO2 e il suo immagazzinamento in un deposito sotterraneo o sotto il mare potrebbe essere una opzione pero ancora mancano molti anni per poter portare a fine il progetto a grande scala e senza ripercussioni ambientali.

Le fonti di energia alternative sono la chiave per fermare il cambio climatico.

L'energia nucleare non emette CO2 però rappresenta un fattore di insicurezza perchè genera residui radioattivi, nocivi al nostro attuale ecosistema. L'energia eolica e solare sono benigne però limitate in quanto non servono ad esempio alle automobili.

Il bio combustibile, come il bioetanolo e il biodisel servono però ancora non si è raggiunti un accordo sul fatto che siano fonti di energia "verdi".

Si calcola che le emissioni di CO2 relazionate con l'energia cresceranno più velocemente dell'uso dell'energia; risultato ottenuto da una sempre più maggiore dipendenza dal carbone. Più del 75% dell'incremento avverrà nei paesi sottosviluppati che in pochi anni molto probabilmente emetteranno più CO2 che i paesi sviluppati.

Non c'e' una soluzione unica per il riscaldamento globale.

Petrolio, gas, carbone

L'energia nucleare e l'energia idroelettrica sono importanti in alcuni paesi, però i combustibili fossili continuano a proporzionare quasi l'80% dell'energia nel mondo.
Si prevede che la richiesta di petrolio, gas naturale e carbone continui ad aumentare con più del 70% di incremento annuale nell'uso di energia localizzato nelle economie in via di sviluppo.

La necessità di energie più pulite non si limita all'industria.
Circa due miliardi e mezzo di persone utilizza ancora legna, carbone o sterco come combustibile domestico e un miliardo e trecentomila di persone muoiono ogni anno prematuramente per l'inquinamento dell'aria in aeree chiuse.

Si prevede che la rischiesta mondiale di petrolio sarà di 99 milioni di barili al giorno nel 2015. Man mano che i giacimenti di petrolio si esauriscono, la produzione si sposta verso altri, più costosi e problematici per l'intorno.

Tutti i combustibili fossili inquinano e contribuiscono ai cambi climatici però il gas naturale è la opzione più pulita. Nei paesi sviluppati è la fonte energetica più utilizzata.

Il carbone invece è economico e abbondante però è il più inquinante combustibile che si conosca. Nell'arco dell'anno estraiamo più di 6000 milioni di tonnellate di combustibile fossile che emette quantità di gas nocivi.

Il carbone ha alimentato la rivoluzione industriale e al giorno d'oggi stà attivando il moderno miracolo economico cinese. Grazie alle abbondanti riserve locali, Cina già consuma più carbone che gli Stati Uniti d'America, la Russia e l'India messi insieme. Durante i prossimi anni il consumo aumenterà e la pessima qualità dell'aria occasionerà circa 400.000 morti prematuri all'anno in questo paese ed è possibile addirittura che superi gli Stati Uniti come emissioni di CO2.

Automobili e biocombustibili

Nel mondo nel 1970 circolavano 200 milioni di veicoli motorizzati. Nel 2006 i veicoli nel mondo sono arrivati a 850 milioni. I veicoli possono causare fino al 90% dell'inquinamento dell'aria nelle città. Nel 2004, negli Stati Uniti, si sono bruciati in media un miliardo e quattrocento milioni di litri di benzina al giorno; il maggiore consumatore, seguito da Cina e Giappone che insieme hanno consumato meno della metà degli Americani.

Henry Ford usò bioetanolo per la sua prima automobile e Rudolph Diesel non utilizzò all'inizio il derivato del petrolio che porta il suo nome ma un olio di pistacchio. Però in quegli anni la benzina e il diesel erano più economici e sviluppavano più potenza per litro. Ora quel vantaggio del prezzo stà scomparendo. Il Biocombustibile è meno agressivo del petrolio ma ha una controindicazione: le coltivazioni dalle quali si ottiene occupano 14 milioni di ettari competendo in maniera discreta con la produzione di alimenti. La richesta sempre più in aumento di entrambi i settori stà facendo aumentare i prezzi rappresentando uno stimolo per gli agricoltori ad usare porzioni di terreni sempre più grandi per produrre biocombustibile. Mancano tuttavia più di un milione di ettari di terreno in modo che il consumo di carburante si riduca di appena un 1%. Inoltre l'energia fossile che si necessita per coltivare e distillare mais, è tanta come quella apportata dall'alcol che si ricava.

Energia Eolica e Solare

Il vento è una delle fonti di energia rinnovabili più antiche. Al giorno d'oggi i nuovi mulini sono molto più efficenti. Il 20% dell'energia in Danimarca proviene dall'energia eolica grazie alle installazioni nel mare. In Germania la produzione è aumentata un 24% nel 2006 e già nel 2007 ha potuto superare il traguardo di fornire un 12.5% di energia rinnovabile prima del 2010. Anche negli Stati Uniti l'uso di questo tipo di energia è aumentato considerevolmente. Nel 2006 si sono riusciti produrre e somministrare tramite la forza del vento, elettricità a 19 milioni di case in America e a 31 milioni in Germania. Si prevede di arrivare a somministrare il 16% di elttricità nella Comunità Europea per il 2020.

I pannelli solari sono cari da produrre però le facilità e le sovvenzioni di alcuni stati stanno aiutando la loro diffusione. I maggiori paesi a farne uso sono Germania e Spagna.

Le nuove inversioni nelle infrastrutture di produzione stanno incrementando la distribuzione delle energie rinnovabili. Stati Uniti ed Europa sono leader di questa tendenza però si fanno inversioni significative anche in Brasile, Cina, India e altri paesi in via di sviluppo. Le richieste di energie più "verdi" stimolano gli investimenti che sono ora più redditizi dovuti al prezzo elevato del petrolio.

71 miliardi di dollari sono stati destinati nel 2006 alle energie sostenibili, il 43% in più rispetto al 2005.

In questa era urbana non è sorprendente che nelle città si concentra circa il 75% del consumo di energia mondiale e l'80% delle emissioni di gas.

Però le città sono promettenti centri per lavorare sulla riduzione del nostro impatto sopra il medio ambiente. Sindaci di 40 città tra le più grandi e importanti al Mondo hanno deciso di unirsi per incamminarsi verso un città più verde, pulita ed efficente. Per iniziare 16 di queste città "C40" si sono impegnate in modo tale che tutti gli edifici municipali siano efficenti nell'uso dell'energia. I seguenti passi previsti sono la gestione di emissione di gas, delle discariche dei rifiuti e dei depuratori, l'uso dei poteri acquisitivi dei municipi o dei governi per creare un mercato automobilistico più pulito, incentivare il programma di Car-pooling che consiste nel condividere un automobile tra un gruppo di persone, incentivare l'uso di mezzi ecologici tipo la bicicletta e rendere il trasporto pubblico più "verde".

In tutti i modi vincere la sfida contro il cambio climatico con strategie differenti rispetto alle attuali, deve essere l'obbiettivo primario di tutti i governi del mondo.

Riferimento: National Geographic