mercoledì 9 dicembre 2009

Bisonti in Chihuahua


Per millenni hanno popolato le zone settentrionali del Messico nutrendosi di vegetazione e facilitando le condizioni di vita di altre specie come il cane della prateria o il corriere montano.

La sua esistenza incrementava la diversità biologica Nordamericana, però al quasi scomparire nel XIXº secolo, il suo importante ruolo ecologico scomparse.
Oggi i governi di Canada, Stati Uniti e Messico lavorano insieme per recuperare zone per poter rinserire una delle specie più importanti dell'ecosistema delle praterie: il bisonte.

Durante la cerimonia commemorativa del "Día Nacional por la Conservación" lo scorso 27 novembre ne sono stati liberati 23 di esemplari nell'area naturale protetta del Rancho El Uno nel municipio di Janos, Chihuahua, provenienti dal Parco Nazionale Wind Cave, Dakota del Sur.
Il segretario del Medio Ambiente e dei Ricorsi Naturali, Juan Rafael Elvira
Quesada, ha spiegato che questa specie ha un ruolo importante per la rigenerazione dei prati e l'obiettivo è quello di raggiungere i cento esemplari per i prossimi tre anni.
Si chiederà anche al governo statunitense di interrompere la costruzione di una parte del muro di divisione tra le due frontiere per facilitare le migrazioni di questi splendidi animali.

domenica 6 dicembre 2009

Firmamento Messicano


Il cielo ha accompagnato l'umanità durante la sua esistenza, e la sua influenza è stata fondamentale per l'evoluzione intellettuale. Grazie agli stimoli visuali di questo grande spazio cosmico l'uomo prese coscienza dei movimenti delle stelle intraprendendo cosi il suo cammino nel campo della scienza astronomica espandendo la sua visione cosmica.
In Messico anche l'uomo precolombiano approfondì la sua conoscenza di questo cielo pieno di bellezza ma allo stesso tempo pieno di incognite. Con il passare dei secoli imparò a sviluppare tecniche per conoscere i movimenti ed i periodi di osservazione dei principali corpi celesti. Riuscì cosi a generare un punto temporale per organizzare tutte le sue attività creando un sistema basato su di un calendario essenziale per il funzionamento di quelle società. Questo avvicinamento agli astri da parte dell'uomo mesoamericano era il risultato di un sentimento culturale che attribuiva il comportamento degli astri con quello degli dei.
Praticamente si considerava il calendario come un dono di queste divinità dato all'uomo per potersi beneficiare.
Nonostante questa prerogativa i numerosi conseguimenti da parte dei sacerdoti-astronomi preispanici possono essere catalogati come attendibili risultati scientifici. Questa conoscienza si integrò con lo sviluppo di alcuni manufatti relazionati agli astri, come i codici, le stele, le ceramiche, le pitture murali, i petroglifici e l'architettura. Forme e orientazioni che aiutano a capire il processo ideologico di queste civiltà.
Lo studio archeoastronomico si concentra in queste espressioni singolari.
Il Codice Maya ad esempio contiene tavole dove vengono descritti periodi di osservazione di alcuni pianeti così come il registro di eclissi della luna e del sole. Risultati ottenuti oltre che con la paziente osservazione del cielo anche da calcoli complessi.


Una pratica che prevalse durante tutta l'epoca precolombiana fù l'orientamento di strutture architettoniche lungo direzioni definite dagli eventi astrali. Come in altre culture antiche, si eressero piramidi e palazzi orientati verso il disco solare all'orizzonte, il Paso Cenital (il passo del sole sopra lo zenit che si presenta nella zone prossime al tropico) oppure nei giorni dell'equinozio o del solstizio.
Si costruirono anche strutture dove in questi particolari giorni si potevano notare giochi di luci o ombre.

In passato ho già parlato di alcuni siti archeoastronomici messicani dove si potevano osservare questi tipi di effetti ottici.

Vennero anche costruite strutture allineate con altri corpi celesti come la luna, venere o la via lattea che permettevano di osservare movimenti e cicli.


Di questi osservatori in Messico se ne conoscono pochi ma c'e' da dire che le nostre conoscenze in merito a queste misteriose civiltà è minimo. Si suppone inoltre che molti siti siano ancora nascosti altri invece sono stati distrutti con l'arrivo degli spagnoli.

I principali osservatori che si conoscono attualmente in Messico sono i seguenti:

El Caracol
Chichén Itzá, Yucatan


Attraverso dei suoi elementi architettonici, vani di entrata, finestre, nicchie, scalinate e vertici delle sue piattaforme, si segnalano le posizioni nell'orizzonte dove sorgono e tramontano diversi tipi di oggetti celestiali come il sole, la luna e venere durante la loro traiettoria. All'epoca della loro costruzione si indicavano anche la posizione di altre stelle particolarmente brillanti.

Edificio Circular de Mayapán
Yucatan


Situato nella ultima grande città maya prima dell'arrivo degli spagnoli, questo edificio ha quattro accessi e delle nicchie interne con pitture murali. Insieme segnalavano la posizione del sole nei giorni astronomicamente importanti coincidendo con date del loro calendario che divideva l'anno solare in porzioni espresse in numeri.

Conjunto de la Plaza de la Estela de los Dos Glifos
Xochicalco, Morelos

Il punto di osservazione è segnalato da una stella al centro della piazza corrispondente al nome del calendario di Quetzalcóatl. Il giorno dell'equinozio il sole si allinea lungo l'asse di questa stella. Gli estremi della piattaforma inoltre indicano la posizione del sole nei giorni del solstizio. È così possibile utilizzare questa osservazion per determinare anche la durata esatta dell'anno solare.

Cueva Astronomica de Xochicalco
Xochicalco, Morelos

Una grotta naturale sistemata dagli architetti-astronomici precolombiani permette di calibrare non solo l'anno solare ma anche osservare il Paso Cenital. Inoltre la geometria della camera di osservazione si accomodò in modo tale che le date estreme in cui la luce solare penetrava in questa grotta indicavano l'arrivo di due date importanti per tutto il mesoamerica. Queste date sono il 29 di aprile e il 13 di agosto. Date che dividevano l'anno solare del loro calendario.

Observatorio Cenital del Edificio de Monte Albán
Oaxaca

La sua camera di osservazione possiede un tubo di pietra verticale dove venivano registrate i giorni del Paso Cenital in Monte Albán. Le date estreme di entrata dei raggi solari si incontrano a una distanza temporale di 65 giorni, prima e dopo del giorno del solstizio estivo.

Cueva Astronomica en Teotihuacan
Estado de México

Questa grotta localizzata al sud-est della piramide del sole è profonda quasi quattro metri. Al suo interno si trova una stela liscia e un altare. In base allo spessore dell'entrata della luce solare la grotta permette il registro dei solstizi e degli equinozi oltre che il Paso Cenital illuminando direttamente sia la stela che l'altare. Questa grotta di osservazione si utilizzò per calibrare la durata dell'anno solare con grande precisione.

Riferimento: 1 (file pdf)

venerdì 6 novembre 2009

La Cueva de los Cristales

Il Messico è una terra delle infinite meraviglie.
Riesce sempre a sorprendere anche con la sua natura, custode di molti segreti che si nascondono perfino sotto la terra come il caso de la Cueva de los Cristales de Naica.

La Miniera di Naica è situata nel deserto di Chihuahua, nel Messico settentrionale, da dove viene estratto piombo ed argento.

Nel 1910 a 120 metri di profondità si scoprì la Cueva de las Espadas (Grotta delle Spade) una cavità constituita da un corridoio lungo 87 metri ricoperto da cristalli che potevano arrivare a misurare due metri di altezza.

Dopo quasi 100 anni, nell'aprile del 2000 a circa 300 metri di profondità si scoprirono altre tre cavità naturali: El Ojo de la Reina (L'occhio della Regina), la Cueva de las Velas (Grotta delle Candele), e la straordinaria Cueva de los Cristales (Grotta dei Cristalli), una grotta letteralmente invasa da centinaia di immense colonne di cristallo trasparenti.

Le grotte furono scoperte in maniera casuale, infatti l'acqua calda, che serviva per estrarre i minerali dalla miniera, veniva prelevata dal sottosuolo mediante un sistema di pompaggio che prosciugò le grotte, portando alla scoperta questo straordinario tesoro naturale.


I giganteschi cristalli di selenite (una forma purissima di gesso) che si trovano nella Grotta dei Cristalli, possono raggiungere 11 metri di altezza e i 2 metri di diametro ed hanno avuto origine in un ambiente sommerso grazie alla particolare interazione tra acque sulfuree, calde, provenienti da strati profondi ed acque più fredde filtrate dall’esterno attraverso gli strati di roccia.


Un processo complesso, verificatosi in una condizione di straordinario equilibrio, al quale potrebbero aver contribuito batteri che non sono stati ancora individuati, ma dei quali sono state trovate prove indirette data l’esistenza di minerali che si formano solo in presenza di certi microrganismi.
La grotta raggiunge una lunghezza di circa 50 m. per una larghezza di 40 m.
Studi ed esplorazioni sono attualmente in corso da parte della associazione italiana di esplorazioni geografiche La Venta.

Mappa della Grotta dei Cristales
(Immagine tratta da geomondo.it)

La temperatura a questa profondità varia tra i 45 e i 50ºC e la percentuale di umidità è tra il 90 e il 100% caratteristiche che permettono all'essere umano di sopravvivere alcuni minuti senza l'equipaggiamento appropriato.
Le esplorazioni vengono compiute coi volti coperti dai respiratori e con tute particolari che raffreddano il corpo umano, permettono di rimanere nella grotta per oltre un'ora.


Il giorno in cui non ci saranno più minerali da estrarre, il sistema di pompaggio dell'acqua si fermerà. Si inonderanno allora nuovamente tunnels e grotte, permettendo di ritornare alle condizioni naturali in cui si trovavano. Si alimenterà così di nuovo la crescita dei suoi cristalli sotto l'acqua.
Intanto in questo relativo poco spazio di tempo che rimane a disposizione, si cercherà di conservare e studiare queste stupende formazioni naturali.

Questa grotta è un viaggio all'interno della terra ma può rappresentare benissimo anche l'interiore di noi stessi che ci invita alla comprensione del nostro essere in relazione con la natura ed il nostro pianeta.


Maggiori informazioni:

Ricostruzione fatta con computer della Grotta di Naica

La Venta - Esplorazioni Geografiche

Proyecto Naica

martedì 3 novembre 2009

Allevamenti Intensivi ed Influenza


Ci sono stati mesi un pò confusi e allarmanti quest'anno qui in Messico.
Un anno molto duro sotto molti aspetti. L'influenza A/H1N1 devo dire ha fatto la parte da leone rovinando ulteriolmente l'immagine di questo paese.
Spaventati all'inizio per le poche notizie che si avevano, con il tempo si è venuto a conoscenza di molte cose mentre il virus varcava i confini per espandersi in tutto il mondo.

Di come si sia creata questa influenza però non se ne parla molto al limite si incolpa il Messico per averla esportata al di là dei suoi confini.
Bene, secondo il Dr. Michael Greg direttore della 'Public Health and Animal Agriculture at the Humane Society of the United States', questo tipo di influenza incominciò a svilupparsi nei primi del 900 del secolo scorso dove si registrò la peggiore piaga della storia dell'umanità dovuta a un virus aviario conosciuto come H1N1 che si trasmise dagli uccelli agli esseri umani e riuscì a uccidere una quantità che variava dai 50 ai 100 milioni di persone nel 1918. Fino a quell'epoca non si registrò mai nessun'altra malattia che uccise tante persone in così poco tempo.
Il virus fù trasmesso dagli uomini ai maiali dove ha continuato a circolare e a trasformarsi, convertendosi nella causa più comune delle malattie respiratorie dei maiali che si trovano negli allevamenti Nord Americani e in Euroasia.
Nel 1998 in un allevamento del North Carolina fù scoperto così un virus ibrido composto dal virus con componenti genetici di maiale, di uccello e umano.
Il virus, è inutile dirlo, si propagò in maniera rapida dovuto al fatto che gli allevamenti intensivi di maiali favorivano questi scambi. L'influenza si correlaziona con la densità degli individui.
Il trasporto dei maiali in altri allevamenti ha permesso una diffusione ancor più rapida. Nessun limite quindi tra gli allevamenti Statiunitensi e Messicani, dove nella Granjas Carroll, appartenente alla multinazionale Smithfield Foods, furono registrati i primi casi di influenza A/H1N1.
Nei primi giorni di Marzo il 60% della popolazione locale presentava sintomi di questa "nuova" influenza.
La multinazionale Smithfield (26 milioni di capi abbattuti nel 2006) era già nota per le sue vicessitudini negli States per i danni ambientali che ha provocato scaricando milioni di litri di materiale fecale nelle acque di fiumi americani e per aver falsificato documenti e distrutto prove.
In Messico, la Smithfield, conosceva benissimo l'evoluzione del virus. Gli abitanti della valle del Perote, Veracruz (dove si trova la Granjas Carroll) furono curati dalla stessa Smithfield con i famosi antivirali già da alcune settimane senza avvisare il governo messicano dell'accaduto.
Inoltre qualche mese prima della scoperta del virus, la gente del posto stava manifestando contro la Granjas Carroll colpevole di scaricare carcasse di animali morti e liquami vari in una laguna provocando fetidi odori.
La laguna dove vengono scaricati escrementi, sangue e resti di maiali (Immagine tratta da Enlace Veracruz 212)

Carcassa di maiale nella laguna del Perote (Immagine tratta da Enlace Veracruz 212)



Condizioni sanitarie della Granjas Carroll nel 2006:
Maiali in evidente stato di decomposizione (Immagini tratte da Enlace Veracruz 212)

Nel mese di Aprile ma anche nei seguenti, il Messico è stato sottoposto a una discriminazione che ho riscontrato anche durante la mia visita in Italia ma la colpa forse dovremmo darcela ad ognuno di noi che consumiamo carne che proviene dagli allevamenti intensivi. Come al solito il più debole (in questo caso il Messico) paga sempre le conseguenze.

L'A/H1N1 non è altro che il prodotto della grande industria alimentare che alleva intensamente grandi quantità di capi per soddisfare le proprie tasche e le miliardi di bocche umane affamate.
Una multinazionale devasta e saccheggia territori e culture in cui prolifica proprio come se fosse un virus.
Il problema ancora più grave è che i governi, come quello Messicano, permettano questo scempio ospitando questi gruppi industriali pensando di favorire l'economia nazionale.

Riferimenti: 1, 2, 3, 4, 5.

domenica 25 ottobre 2009

Dias de lluvias

Un ricordo, in modo particolare, riaffiora ogni volta che
penso a come sia cominciato il coinvolgimento vero,
l’inizio di una vaga intuizione, divenuta poi
consapevolezza che nulla sarebbe più stato come prima.
E’ un immagine curiosa nella sua banalità, la semplice
attesa davanti alla macchina con l’ennesima rogna al
motore, standosene sotto una tettoia di zinco su cui batteva
una pioggia fine. Il meccanico la guardava senza dire
niente, e ogni tanto sbirciava me, con un mezzo sorriso
indecifrabile. La pioggia era sola una scusa. A nessuno, li,
importava nulla di bagnarsi, faceva abbastanza caldo da
infradiciarsi comunque per l’umidità, e starsene sotto
quella tettoia era soltanto una buona occasione per smettere
di fare le cose di sempre. L’uomo aveva un età
indefinibile, forse era molto più vecchio di quanto
apparisse, indossava una tuta di cui si era smarrita ogni
memoria dell’originario colore, e teneva le mani in tasca
senza decidersi a fare quel che io speravo: dire cosa
secondo lui avesse il motore e quanto tempo ci sarebbe
voluto per rimetterlo in sesto.[ ] Lui continuava a non dire
niente, e la pioggia a battere sulla lamiera di zinco.
La strana sensazione che avvertivo l’avrei afferrata molto
più tardi: stavo perdendo la fretta, l’ansia dei ritmi
che mi ero portato appresso cominciava a sfaldarsi, e il
sintomo impalpabile era quel semplice ascoltare la pioggia e
smettere di chiedere al meccanico quanto tempo ci sarebbe
voluto.
Il mio tempo non era il tempo della realtà che mi
circondava.
Fino a quel momento lo avevo speso male, illudendomi di
vedere più cose andando più in fretta.
A un certo punto, mi ha detto: "credo che pioverà anche
domani”. Alla mia espressione vagamente contrariata,
l’uomo aveva sorriso scuotendo la testa. Sapeva che non
potevo capire, ma che era il momento giusto per cominciare a
provarci. Cosi, stando fermi, ad ascoltare la pioggia.

Pino Cacucci 

venerdì 16 ottobre 2009

A piedi nudi


La consapevolezza del momento, l'essere presente nel singolo istante, agire in questo preciso momento.
Essere presenti nel qui ora è lo strumento che ci permette di vivere nella piena espressione delle nostre possibilità. Parlare di qui e ora è diverso dallo sperimentarlo.

La corsa è uno degli innumerevoli modi di questa vita per metterlo in pratica.

Correre, camminare, il muoversi in generale è un modo di agire ed è un modo di agire naturale.
Ascoltarci, ascoltare il nostro corpo, il battere del cuore, il nostro respiro, sentire i propri polmoni espandersi, sentire il corpo unirsi all'anima e all'universo intero queste sono fondamentalmente le sensazioni che dovrebbero appagarci e farci sentire in qualche modo in armonia con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda, estensione quest'ultima della nostro essere.

Ne ho già parlato diverse volte in questo blog del perchè l'uomo sia strutturalmente fatto così e della nostra predisposizione del movimento che abbiamo nei nostri geni ormai assopiti.
In passato ho parlato anche dei Tarahumara che fanno della corsa il loro modo di vivere per spostarsi tra le zone impervie in cui vivono.
Molti corridori Tarahumara si possono considerare tra i migliori ultra maratoneti del mondo nonostante non facciano uso della tecnologia che abbiamo noi uomini moderni. Non conoscono cronografi, integratori alimentari ne tantomeno le nostre scarpe tecnologiche sempre più perfezionate. Corrono in completa libertà con appena ai loro piedi dei sandali chiamati Akaka.

Proprio in merito all'uso delle scarpe moderne che ho incominciato una ricerca sulla rete un pò particolare scoprendo così persone "moderne" che fanno del correre scalzo (barefoot) una virtù, vivendo in pieno il gesto, atavico e naturale, del movimento.

I piedi sono il perno dei nostri movimenti deambulatori.
Per migliaia di anni gli esseri umani hanno vissuto scalzi con una postura e un movimento naturale armonici alle proprie necessità. Con la scarpa si è persa questa disinvoltura.

immagine tratta da barefootted.com

La scarpa limita i movimenti del piede in particolar modo quelli delle dita facendo in modo che la muscolatura di queste si indebolisca. Questo particolare cambia completamente il corretto equilibrio di tutto il corpo, il cui baricentro si sposta in avanti, con effetti negativi sulle ossa dell'intero scheletro.

Con la scarpa si perdono le percezioni da parte dei meccanoricettori del piede, i quali devono identificare la distribuzione delle varie pressioni e di conseguenza non si riescono a dare le giuste informazioni al sistema nervoso che regola i muscoli del nostro corpo fondamentali per tenere una giusta postura e un giusto equilibrio.
La scarpa impedisce il normale e corretto movimento dei piedi, ne indebolisce la muscolatura, fa si che il carico non si distribuisca dinamicamente sull'intero piede ma che gravi rigidamente sul solo calcagno, e pertanto predispone a difetti posturali, può portare dolori alle ginocchia, alle anche, alla schiena o fasciti plantari. Quasi l'80% della popolazione occidentale presenta questi tipi di problemi semplicemente camminando.
La scarpa inoltre sopprime la sensibilità tattile del piede, che non percepisce più la qualità del terreno, e rende l'incedere meno sicuro, i piedi non assumono più la posizione ottimale, il passo diviene meno cauto con conseguenti contraccolpi sul corpo.
Al contrario, camminando o correndo scalzi, oltre ad esercitare correttamente la muscolatura del piede e favorire una distribuzione corretta dei carichi, si favorisce la traspirazione (la pianta del piede ha tra le più alte concentrazioni di ghiandole sudorifere di tutto il corpo), produce un massaggio riflessologico che stimola positivamente tutto l'organismo, favorisce la circolazione sanguigna degli arti inferiori e, di conseguenza, quella di tutto il corpo.

Per concludere i piedi nudi permettono di conoscere il mondo in una maniera più diretta e consapevole.

Essere consapevoli del fatto che la vita si svolge in questo istante, e viverlo intensamente è senza ombra di dubbio il miglior modo per poter essere partecipi in pieno come essere nella nostra esistenza. Essere parte del cerchio. Agire e non pensare. Se pensiamo troppo il momento è già passato. Porgiamo attenzione in ciò che facciamo...

Qual'è la prima cosa che succede quando si tolgono le scarpe?
Si incomincia a prestare attenzione!
Mick "The Barefoot Sensei" Dodge

mercoledì 14 ottobre 2009

Nati per correre

È di oggi un articolo della Repubblica che si ricollega in qualche modo alla teoria di Lieberman e Dennis Bramble.

'Bolt? Qualunque aborigeno della preistoria l'avrebbe surclassato. Il record mondiale del salto in alto è stato, almeno fino a un secolo fa, alla portata di buona parte dei giovani Tutsi, del Ruanda, che nelle cerimonie di iniziazione all'età adulta saltavano 2,50 metri e più, contro i 2,45 di Sotomayor. Questi ed altri esempi si possono trovare in un libro dell'antropologo australiano Peter McAllister, intitolato Manthropology, dove lo studioso smitizza sistematicamente il mito del progresso fisico-atletico della nostra specie, e in particolare del genere maschile.

Il sottotitolo, che suona come "La scienza dell'inadeguatezza dell'uomo moderno" è di per sé eloquente premessa della tesi dello studioso: il maschio dei nostri giorni è una mezza cartuccia. "Se stai leggendo questo libro - scrive McAllister nella sua prefazione - o se sei il 'lui' per cui qualcuna ha comprato questo libro, sei il peggior maschio della storia. Senza 'se' e senza 'ma': il peggior periodo del maschio: come categoria, infatti, siamo la più penosa coorte di maschi di Homo sapiens ad aver calpestato il pianeta Terra".

Attingendo a una gran quantità e varietà di fonti, lo studioso ha trovato, sostiene, evidenze che attestano l'inferiorità dell'uomo moderno rispetto ai suoi predecessori in numerosi campi. Tra questi, alcune discipline dell'atletica leggera. Le sue conclusioni sulla velocità degli aborigeni australiani vissuti 20mila anni fa si basano su alcune impronte, rinvenute su un terreno fossilizzato nel suo Paese. Le tracce appartengono a sei uomini, ed è stato possibile accertare che si tratta di individui che inseguivano una preda animale. Ma McAllister è andato oltre e, analizzando le tracce di un singolo uomo, denominato T8, ha provato che doveva correre ad una velocità di 37 km orari. Bolt durante il suo record mondiale ottenuto a Berlino, ha superato quota 44: ma si tratta di una velocità di punta, di un atleta che corre su un terreno ideale, con scarpe ultraspecializzate e annessi tacchetti. Lo studioso ipotizza che quel particolare aborigeno, che correva a piedi scalzi su un terreno "molle", avrebbe comunque potuto raggiungere i 45 orari. E non necessariamente si trattava del Bolt dei suoi tempi...

"Possiamo affermare che T8 ha accelerato fino alla fine della sua corsa, e dare per certo che corresse vicino ai suoi limiti, dal momento che inseguiva una preda - ha spiegato McAllister a Cambridge, Inghilterra, dove temporaneamente lavora e risiede -. Ma lo faceva in condizioni ben diverse da quelle che si riescono a creare su una pista di atletica. Oltretutto non ci sono ragioni per pensare che molti dei suoi coevi non fossero in grado di correre altrettanto veloci: fossilizzazioni come quella su cui sono stati eseguiti i test sono talmente rare che le probabilità di aver trovato proprio quella dell'uomo australiano più veloce del suo tempo (e del più rapido del mondo) sono estremamente rare.

McAllister va oltre e racconta che foto scattate da un antropologo tedesco all'inizio del Novecento mostrano giovani Tutsi che saltano fino a 2,52 metri. Anche qui, ovviamente, senza tacchetti, e senza Fosbury... "Si tratta di un rituale di iniziazione, che consisteva nel saltare almeno la propria altezza. Lo dovevano fare tutti per entrare nell'età adulta - spiega McAllister -. Saltavano sin dai primissimi anni di vita per farsi trovare pronti a quell'appuntamento, sviluppando grandi capacità atletiche e tecnica specifica".

McAllister cita altri confronti. Gli aborigeni lanciavano lance di legno duro a 110 metri, contro i 98,48 metri dell'attuale record mondiale del giavellotto. "E' vero che si tratta di strumenti diversi (oltretutto il giavellotto è stato via via appesantito negli anni perché i lanci diventavano troppo lunghi rispetto agli stadi n.d.r.) -. Ma siamo comunque di fronte a un'altra evidenza delle enormi capacità atletiche degli antichi aborigeni, tali che, se per assurdo qualcuno di loro potesse esser fatto partecipare a una moderna competizione di giavellotto, sarei sorpreso di vederlo eliminato dopo i primi lanci".

Ancora: le legioni romane riuscivano a percorrere una maratona e mezzo al giorno (oltre 60 km) con addosso un equipaggiamento che pesava circa la metà di loro; Atene aveva nel suo esercito 30mila vogatori che avrebbero potuto surclassare i vari Abbagnale e Redgrave. Una donna Neanderthal (qui per la verità si tratta di un'altra specie, vissuta in parallelo alla nostra) possedeva il 10 per cento di massa muscolare in più del miglior Schwarzenegger.

Insomma un declino fisico netto e inarrestabile, contro il quale nulla possono - sembra - i criteri di allenamento ai limiti della fantascienza di cui l'uomo moderno, e solamente lui, è in possesso (e, a quanto pare, neppure il doping, dove presente). Con una sola spiegazione. "In questi tempi, siamo spaventosamente inattivi, lo siamo dai tempi della rivoluzione industriale - spiega McAllister - Prima di quel tempo, l'uomo era molto più robusto e muscoloso. Noi vediamo i progressi dell'atletica dell'ultimo secolo, e degli ultimi 30 anni in particolare, frutto di migliorie tecnologico-scientifiche nella capacità di allenare l'organismo umano. Ma se potessimo andare più indietro, le cose cambierebbero".

"Le statistiche su quanto lavorasse più di oggi l'uomo pre-Rivoluzione industriale sono note a tutti - continua l'autore di 'Mantropologist' - Abbiamo perso il 40 per cento della diafisi, della parte centrale delle ossa lunghe perché abbiamo molto meno massa muscolare collocata su quelle ossa. Semplicemente, non siamo esposti agli stessi carichi di lavoro, alle stesse sfide che quotidianamente gli uomini dell'antichità dovevano sostenere e affrontare, e come diretta conseguenza i nostri corpi si sono sviluppati meno. Neanche il livello di allenamento di un superatleta, evidentemente, è in grado di replicare quei carichi di lavoro".

Un invito a tornare al passato? "Tutt'altro - conclude, un po' laconicamente McAllister - Nessuno vuole riproporre la brutalità di quei giorni, ma ci sono cose che potremmo fare meglio, e trarne profitto".'

Fonte: La Repubblica

Oltre al libro Manthropology di Peter McAllister (Codice ISBN: 9780733623912) queste sono altre letture legate all'argomento (in inglese):

domenica 11 ottobre 2009

GPS

Durante il mio viaggio in Italia ho approfittato per comprare un GPS da polso molto utile durante le corse e i giri in bici. La mia scelta è ricaduta sul Forerunner 310xt.


Questo preciso GPS è dotato di funzioni come il cronografo, il calcolo delle distanze, quello delle calorie consumate e della frequenza cardiaca, altitudini, pendenze, velocità medie e massime, virtual partner e waypoint.

Ha una cassa completamente impermeabile che al cospetto del suo predecessore il Forerunner 305 e il modello più piccolo con ghiera, il Forerunner 405, non presenta problemi con l'acqua. Anzi, per la sua duttilità può essere usato anche per attività come il kayak e il nuoto.
Sembra più grande di quello che realmente è ma un punto a suo favore è proprio la sua leggerezza e comodità sul polso.
Con questo aggeggino mi sono un pò divertito quest'estate correndo e andando in bici sul lungomare.
Appena arrivato in Messico ho voluto subito metterlo alla prova per capire a quale altitudine ci troviamo con esattezza (1902 mslm!) e poi anche per togliermi lo sfizio di capire quanta distanza copro durante le mie attività fisiche.
Tutte le attività registrate sul Gps naturalmente si possono trasferire su un database che la Garmin mette a disposizione per cosi controllare su mappa le distanze e i vari parametri.

Questo è il giro di un oretta in Mountain Bike che ho fatto ieri.

sabato 10 ottobre 2009

Di ritorno

Eccomi di nuovo a casa.
Eccomi di nuovo in Messico dopo una sosta durata quasi 3 mesi.
Erano 3 anni che non tornavo in Italia e devo dire che me lo sono proprio goduto questo viaggio.
Incontrare amici dopo cosi tanto tempo fà bene. Condividere ed abbracciarsi con persone che il tempo ha saldato al proprio cuore è una delle cose più belle di questa vita. Ho perfino incontrato persone con cui feci il militare 20 anni fà e che non vedevo da quella data!
È stato un periodo di profondo relax tra spiagge e montagne. Il mese di settembre spettacolare. Per me da sempre il migliore per la sua tranquillità ma anche per quel cambio imminente che aspetta di arrivare. Ogni singolo istante l'ho goduto in pieno. Una riconciliazione con la mia terra che stavo ormai perdendo.
Ho visitato la Sicilia, la terra di mia madre, che con i suoi luoghi e la sua gente è riuscita a stupirmi ancora una volta. Io e Perla ci siamo ripromessi di tornarla a visitare alla prima occasione. E poi ancora i sassi di Matera. Un luogo affascinante dove sembra vivere in un altro tempo. Tra chiesi rupestri e case arroccate connesse tra di loro da labirintiche viuzze.
Gli Abruzzi e le Marche tra spiagge, colline e montagne tra scampagnate e passeggiate per un totale di 4000 chilometri di strada in poco piu di due mesi di Italia.
Siamo tornati in Messico con le valige piene oltre che di cose comprate anche di bei ricordi nonostante alitalia ci abbia fatto arrivare a casa i bagagli dopo 3 giorni :)

Foto scattata a Scala dei Turchi in Sicilia che riassume un pò il contenuto di questo post.

sabato 18 luglio 2009

Vacanze

Estate tempo di vacanze e di viaggi.
Cosa possiamo fare per ridurre il nostro impatto ambientale durante questo periodo?

Alcuni consigli dal sito del WWF Italia:

1. > Riduci al minimo indispensabile gli spostamenti aerei. Ormai lo sai che il traffico aereo ha un impatto diretto sul cambiamento climatico. Valuta anche vacanze vicine a casa o località che puoi raggiungere con altri mezzi di trasporto.
2. > Cerca di muoverti con i mezzi pubblici, taxi compresi e meglio che mai i treni, tutte le volte che puoi.
3. > In auto spegni il motore quando sei in sosta o bloccato nel traffico, risparmierai carburante, soldi e CO2.
4. > Noleggia la bici, ecologica ed economica, e un’occasione per immergerti nel paesaggio, con i suoi colori, profumi e suoni…
5. > Fai una passeggiata! Gironzola a piedi, nelle città o in natura, rallenta il ritmo…
6. > Abbandona quegli sports che danneggiano l’ambiente, che prevedono l’uso dei motori e il consumo di carburanti e di acqua in quantità.
7. > Scegli strutture ricettive che adottano misure di trattamento dei rifiuti, che riciclano i materiali e fanno la raccolta differenziata, che dispongono di sistemi ad alta efficienza energetica e, dove possibile, che usano fonti di energia sostenibili e rinnovabili e che si impegnano per la conservazione della natura e della biodiversità.
8. > Rispetta l’ambiente, resta sui sentieri e sui percorsi segnalati, soprattutto all’interno delle aree protette. Non portar via nessuno degli elementi naturali come souvenir: né piante, né rocce, né conchiglie, né tantomeno animali. Non lasciare mai rifiuti di alcun genere.
9. > Consuma solo l’acqua necessaria, scegli una doccia veloce anziché il bagno. Scegli tutte le volte che puoi contenitori riutilizzabili per l’acqua e se è possibile nel luogo della tua vacanza scegli di bere acqua di fonte o d’acquedotto anziché comperare acqua in bottiglia. Scegli bottiglie di vetro e con vuoto a rendere anziché bottiglie di plastica tutte le volte che puoi. Guarda infatti "quanti chilometri in un sorso"
10. > Limita al necessario l’uso di energia elettrica inclusa quella per l’aria condizionata e per la produzione di acqua calda. Spegni le luci e assicurati di aver chiuso i rubinetti quando esci dalla tua stanza d’albergo.
11. > Riduci al minimo anche l'uso di prodotti detergenti sia per l’igiene personale che per la biancheria, rinuncia al cambio quotidiano degli asciugamani e delle lenzuola.
12. > Presta attenzione ai rifiuti particolari derivanti dall’igiene personale, non gettare mai nulla nel WC…per non ritrovarteli poi sulla spiaggia!
13. > Ridurre al necessario il tuo uso di sacchetti di plastica e di imballaggi per gli alimenti (e a proposito di alimenti, guarda cosa dice Coldiretti sul pic-nic ecosostenibile)
14. > Alcuni souvenir costano in termini ecologici molto più di quanto tu non li abbia pagati: pensaci due volte prima di acquistare qualunque oggetto naturale, fatto con parti di animali o piante. Tra l’altro oltre che colpire specie a rischio il loro possesso potrebbe essere illegale.
15. > Per affrontare in modo positivo le tue vacanze, senza rinunciare al tuo benessere, al tuo gusto di viaggiare e di conoscere paesi e popoli, la loro cultura e la natura che li circonda. Per capirne di più su quello che le nostre vacanze rappresentano: www.viaggiambiente.com

Perla ed io siamo in partenza. Dopo 3 anni stiamo ritornando in Italia per qualche settimana omettendo purtroppo il primo di questi 15 consigli.
Il danno ecologico che un aereo fà riguardo al riscaldamento globale della terra è uno dei più consistenti. Tanto per rendere l'idea facendo un calcolo sul sito di Climate Friendly consumiamo 6.1 tonnellate di biossido di carbonio per andare e tornare dal Messico. Partirò con i sensi di colpa.

venerdì 19 giugno 2009

Xochicalco


Xochicalco: luogo della casa dei fiori.
Fondato nel 200 a.C. , ebbe il maggior splendore tra il 650 e il 900 d. C. , questo luogo si caratterizza con i suoi edifici per essere un punto di osservazione celeste tra i più interessanti in Messico.
La cosmovisione dei suoi antichi abitanti permise di incorporare le regolarità del movimento degli astri del proprio intorno geografico in questa straordinaria urbanizzazione che ancora oggi possiamo ammirare. Xochicalco si trova nello stato messicano di Morelos e fà parte di quei luoghi patrimonio dell'umanità. La sua posizione privilegiata sopra la cima di una grande collina, oltre che a dominare un ampio paesaggio e permettere una facile difesa, si complementava quindi con l'osservazione astronomico-geografico. Dimostrazione di grande perspicacia sviluppata nei trascorsi dei millenni dalle popolazione mesoamericane per introdurre nella loro cosmovisione concetti spazio-temporali connessi con il rituale-paesaggistico.
Il complesso della Plaza de la Estela de los dos Glifos, per esempio, è un osservatorio orizzontale che calibra l'anno solare. Nel campo di gioco della Pelota durante i giorni dell'equinozio negli anelli di pietra posti sul muro si può osservare il disco solare precisamente nel centro di tali cerchi. La piramide del las Serpientes Emplumadas con la sua inclinazione e i suoi glifi rappresenta un enorme calendario.


La Acropolis è un osservatorio del Paso Cenital (passo dello zenit, ovvero quando il sole si trova perpendicolare sopra la testa dell'osservatore) così come la Cueva Astronomica una caverna dove si può ammirare un grande fascio luminoso di luce solare perfettamente perpendicolare.


Il Paso Cenicial solo si presenta nella zone del tropico durante il solstizio estivo (20 o 21 di giugno) e in altre due occasioni: il passato 15 di maggio e il prossimo 29 di luglio (rispettivamente arrivo delle piogge e crescita del mais, fattori essenziale per la sussistenza di questa antica civiltà). Il calendario era cosi diviso in periodi di 52 giorni (tra il 15 di maggio e il solstizio) e 260 dal solstizio fino al prossimo primo periodo del Paso Cenital.
260 è un numero importante di questo calendario il quale utilizzava due ruote: una di 365 giorni e l'altra appunto di 260 le quali si riunivano nello stesso giorno (Fuego Nuevo) dopo 52 anni del calendario di 365 giorni e 73 anni in quello da 260 giorni.
Stessi numeri che venivano utilizzati anche per altri tipi di conteggi astronomici: 52 giorni, 52 anni, 260 giorni, 73 giorni, 73 anni, 8*52 equivale a 5 rotazioni di Venere, 3*260 equivale a una rotazione di Marte etc.

Xochicalco insomma possiede numerosi esempi, materializzati nella sua arte e nella sua architettura, di concetti mesoamericani associati con il calendario e il movimento degli astri.
Una splendida armonia tra urbanistica e firmamento.
Un sito assolutamente da visitare specialmente in questo periodo.

Buon Solstizio a tutti!

giovedì 18 giugno 2009

HOME



La nostra casa la terra. Home è uno straordinario documentario dedicato al nostro pianeta diffuso in 50 paesi lo scorso 5 di giugno. Le tematiche trattate sono simili al documentario di Al Gore "An inconvenient truth" o andando un pò più indietro a "Koyaanisqatsi"
Qui però le immagini e le tecniche di registrazioni sono straordinarie e di altissima qualità. Un film che si racconta tranquillamente da solo guardando gli splendidi scenari. La trama del film è incentrata sulla bellezza del nostro pianeta e sui vincoli legata ad essa tra cui quello dell'uomo.


"HOME denuncia lo stato attuale della Terra, il suo clima e le ripercussioni a lungo termine sul suo futuro. Un tema che viene continuamente espresso lungo tutto il documentario è quello del delicato e fondamentale collegamento che esiste tra tutti gli organismi che vi fanno parte.

Il documentario inizia con le riprese di grandi paesaggi vulcanici spiegando la connessione che esiste tra le alghe monocellulari e la nascita della vita sul nostro pianeta.

Successivamente, il documentario approfondisce tematiche riguardanti le attività dell'uomo e sui nefasti effetti che queste stesse attività producono sull'ecosistema. Partendo dalla rivoluzione agricola ed il suo impatto sulla natura, vengono affrontate le questioni riguardanti il petrolio, l'industrializzazione, le città e le disuguaglianze sociali, che non sono mai state così grandi quanto nel nostro tempo. L'attuale situazione degli allevamenti di bovini, la deforestazione in Amazzonia ed in altre parti del mondo, la carenza di prodotti alimentari e di acqua pulita, l'eccessiva estrazione di materie prime e la sempre maggiore richiesta di energia elettrica sono alcuni dei temi trattati. Città come New York, Las Vegas, Los Angeles, Mumbai, Tokyo e Dubai sono mostrate come esempio di pessima gestione con i loro ingenti sprechi di energia, acqua e cibo. Lo scioglimento dei ghiacciai e l'essiccamento delle paludi e dei grandi fiumi vengono mostrati attraverso le riprese aeree effettuate in Antartide, al Polo Nord ed in Africa, denunciando l'aumento della emigrazione di massa e dei rifugiati nel caso in cui non vengano subitaneamente prese le adeguate contro misure.

A questo punto del documentario viene posta l'attenzione sul riscaldamento globale ed il buco dell'ozono. HOME ci spiega come lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello del mare e il cambiamento meteorologico non hanno solo a che fare con il terzo mondo ma che, continuando di questo passo, molto presto interesseranno anche le regioni più sviluppate. Per circa tre minuti del film vengono forniti i dati sulla situazione attuale che vengono visualizzati mediante grandi scritte bianche su sfondo nero.

La conclusione del film cerca di essere al tempo stesso positiva e propositiva. Il documentario, dopo aver mostrato le terribili conseguenze di alcune attività umane sul nostro pianeta e sul suo ecosistema, fornisce indicazioni riguardo alle energie rinnovabili, la creazione di parchi nazionali, la cooperazione internazionale tra le varie nazioni in merito alle questioni ambientali come risposta agli attuali problemi che affliggono la terra."
da Wikipedia


Il documentario è disponibile in alcune lingue nel canale video di youtube dedicato a questo progetto.

La versione spagnola è narrata da Salma Hayek.

mercoledì 17 giugno 2009

Sonnolenza Messicana

Sono giorni che non scrivo sul blog. Un torpore dovuto al caldo torrido di questi ultimi 3 mesi. Poca voglia di stare a casa e sul computer. Inizio la giornata prestissimo anche per le zanzare che non fanno dormire nonostante le nostre finestre siano disposte di zanzariere. C'e' nè sempre una che riesce farla franca. Verso le 7.30 di mattina vado a correre quando ancora si può bocheggiare. Poi arriva il caldo. Un caldo secco che nemmeno fà sudare. La pelle bruciata da un sole completamente differente dal nostro italiano. Ci rinfreschiamo con fresche bevande, granite e insalate varie. Sono le 8 di sera in questo momento con 30º C in questa stanza ma stà finalmente piovendo. Il primo giorno di vera pioggia qui a Queretaro. Questo anno è arrivata in ritardo. Sospirata dalla tanta attesa. Questa notte spero di dormire al fresco.

lunedì 25 maggio 2009

Il secondo blog



Ebbene si... nel mio piccolo ho deciso di rilanciare l'economia turistica del Messico dopo che la crisi economica, l'insicurezza e l'influenza hanno colpito al cuore questa nazione :)
Ho deciso di rilanciarla tramite un nuovo blog dedicato esclusivamente ai viaggiatori che hanno intenzione di visitare questo posto.
Nel blog verranno inseriti itinerari differenti che ho compiuto personalmente: alcuni famosi al turismo cosi detto di massa altri un pò meno. Messico ha un territorio così vasto che è un peccato che solamente determinate zone siano conosciute a livello mondiale.
In questo momento ho editato gli itinerari già presenti su questo blog ma presto ne inserirò dei nuovi. Links e consigli saranno presto aggiunti.
I commenti sono momentaneamente disabilitati.

Tutto è ancora in fase embrionale ma spero di fare un lavoro utile.

Il nuovo blog è raggiungibile cliccando sul seguente link:

http://itinerarimessicani.blogspot.com/

Buona lettura!

giovedì 21 maggio 2009

Le Balene lo sanno



Pino Cacucci... con lui ho conosciuto il Messico ancor prima di arrivarci.

Il suo nuovo libro: "Le Balene lo sanno"


"Tu dici California e pensi al Golden Gate di San Francisco, alle spiagge sabbiose di Malibu, agli studi cinematografici di Hollywood. E invece, appena più giù, c'è un'altra California, che a metà Ottocento seppe resistere all'avanzata delle truppe statunitensi e conservare la propria integrità e indipendenza. E la Baja California, la California messicana: la più lunga penisola del mondo, quasi duemila chilometri conficcati nel cuore dell'Oceano Pacifico. Pino Cacucci è ritornato nel "suo" Messico per attraversarla e per raccontarla, da sud a nord, da La Paz alla frontiera di Tijuana. Lungo la Carretera Federai I, detta anche Transpeninsular, ha raccolto storie di pirati e tesori sepolti, di gesuiti e missioni abbandonate, di indios e viaggiatori perduti. Sulle orme di Steinbeck, che qui viaggiò nel 1940, ha riscoperto leggende di regine e perle giganti. E ovviamente si è immerso nella strepitosa natura della Baja, nelle sterminate distese di cactus, nel paesaggio lunare delle saline, nelle montagne che hanno forma di donna. E nelle baie d'incanto dove le balene si avvicinano allegre per giocare con le barche dei pescatori. Perché il Messico fu il primo paese, più di sessantanni fa, a creare riserve protette per questi animali dall'intelligenza misteriosa, e loro lo sanno - lo hanno certamente capito - che gli uomini non sono tutti assassini, e che da queste parti vive un'umanità più autentica, un'umanità più amichevole."

domenica 10 maggio 2009

Adelante

Un pò a rilento questo blog ultimamente.
Abbiamo fatto dei lavori di ristrutturazione in alcuni locali e sistemato il tetto anche della casa dopo che i gorriónes rojos sono riusciti finalmente ad imparare a volare e lasciare il proprio nido.
La situazione in Messico è sempre in allerta per via della influenza.
Pian pianino però si stà ritornando alla normalità considerando il fatto che si stà controllando il virus con misure di sicurezza che purtroppo non stanno considerando negli Stati Uniti dove i casi di influenza dichiarati sono diventati più di quelli del Messico.
Questo paese è stato discriminato per questa situazione da molti paesi tra i quali anche da quelli latini dove per ragioni di sicurezza hanno trattato in alcuni casi i messicani come lebbrosi nonostante fossero in buona salute.
Il turismo purtroppo qui in Messico praticamente non esiste più. Non so quanto tempo ci vorrà per ristabilire la normalità.
Avevamo intenzione di sviluppare un progetto basato sul turismo in queste ultime settimane dopo il viaggio di Baja California ma per ora è tutto rimandato.

Stavo pensando anche di cambiare il contenuto di questo blog incentrandolo unicamente sugli itinerari messicani per rilanciare e fare conoscere questo paese che tanto amo. Scelta che stò prendendo considerando il fatto che le pagine più visitate sono proprio quelle che parlano dei viaggi messicani.
A tale proposito pubblico un nuovo sondaggio (qui sulla colonna di destra) per capire quali sono realmente i contenuti che più piacciono in questo blog e poi deciderò.
Invito naturalmente a tutti a partecipare ringraziandovi anticipatamente.

venerdì 1 maggio 2009

Sondaggio

33 voti per uno smilzo sondaggio durato un anno per capire la concentrazione della popolazione nelle aree urbane dei lettori che passavano a leggere queste pagine.
Presi spunto da degli articoli della National Geographic che commentai nel blog nei mesi di aprile e maggio 2008 riguardanti i problemi della terra. Il tempo è passato davvero in fretta.

Alla domanda "Quanti abitanti ha il tuo centro urbano?":

- 9 persone (pari al 27% di tutti i votanti) hanno risposto più di un milione
- 1 persona (pari al 3% di tutti i votanti) ha risposto tra 500 mila e un milione
- 1 persona (pari al 3% di tutti i votanti) ha risposto tra 100 mila e 500 mila
- 12 persone (pari al 36% di tutti i votanti) hanno risposto tra 15 mila e 100 mila
- 10 persone (pari al 30% di tutti i votanti) hanno risposto meno di 15 mila

In vantaggio sono prevalse le persone che abitano praticamente nella cosidetta provincia.

Sondaggio a parte il problema del nostro impatto umano è sempre in ogni caso attuale. Uno cosa che deve fare riflettere specialmente in questi giorni difficili per il Messico e per il mondo intero. La sovroppopolazione, la necessità di modificare sempre di più ambiente a favore di terreni che impoveriscono i nostri ecosistemi, allevamenti sempre più grandi di bestiame incominciano davvero a crearci grossi problemi.
Intanto continuiamo a crescere in popolazione e tremiamo per questa serie di nuovi virus annunciati però ormai da parecchio tempo.
Virus attacca virus...

martedì 28 aprile 2009

Pues...

Non stiamo vivendo tempi facili, tra le triste notizie prevenute dal terremoto dell'Aquila fino a questa febbre suina partita proprio qui dal Messico.
Io e Perla in questo momento stiamo bene ma con il fiato sospeso per l'evolversi di questo virus.
Dispiace vedere un paese già in difficoltà essere ancora messo a dura prova da questo problema.
Il popolo messicano è stato sempre un popolo combattente e dedito al sacrificio, qualità che ho sempre ammirato.
Non si sà ancora dove si sia sviluppato il virus trasmettibile da uomo a uomo. Si sà che se preso in tempo dentro le prime ore dalla sua manifestazione si può guarire con antivirali.
I casi sono circa 1500 in questo momento in Messico.
Tenendo conto che questo paese ha circa 100 milioni di abitanti, stiamo parlando di un 0.001% della popolazione infetta.
Inoltre in queste ultime ore le persone dichiarate infette sono diminuite.
Cifre che un pò rassicurano.
In ogni modo in questo momento non consiglio a nessuno di venire in Messico fino a quando la situazione diventi più chiara e stabile.

A presto...

venerdì 17 aprile 2009

Gorriónes Rojo

Una coppia di gorriónes rojo, dei passeri rossi, erano in fermento da un pò di giorni intenti a preparare il loro nido sotto il tetto di casa mia.


Finalmente sono nati.
Le mattine ora hanno un sapore tutto particolare con il loro gradevole canticchiare.
Il nido è stato fatto in un punto ben strategico lontano dai maggiori pericoli.
A volte riesco a scorgere la testolina o la coda di qualcuno della famiglia.

Il papà vigila mentre scatto la foto al suo nido

A Querétaro stà facendo tanto caldo. La covata è iniziata a fine marzo con l'arrivo della primavera. Era già un buon segnale.

domenica 12 aprile 2009

Inquieto



"Senza volontà senza sapere quando
Sarà una luna nuova
Una forte nevicata un temporale
L'arresto che consegue il terremoto

Allora un lampo unisce gli occhi e il cuore
Con borbottìo di tuono muovono le parole
Torna il tempo ritorna l'energia
Torna la vita torna il mattino vuoto
Vuoto
Vuoto
Vuoto

E donne strette dentro scialli neri
Vennero a reclamare scelte chiare
Stavano i vecchi accovacciati ai muri
Attenti i bimbi attenti i cani
Attenti!

E donne strette dentro scialli neri
Vennero a reclamare scelte chiare
Stavano i vecchi accovacciati ai muri
Attenti i bimbi attenti i cani
Attenti!

Mattino vuoto luminoso pieno
S'avvia verso la sera il pomeriggio
Pomeriggio dolce la notte consola
Consola il mondo che s'è infittito
Gremito di presenze rimpicciolito
Gremito di presenze il vuoto è pieno
Pieno
Pieno
Pieno

S'incupa al suono s'avviluppa si blocca
S'avviluppa si blocca
Ognuno si rincuccia dove può

E donne strette dentro scialli neri
Vennero a reclamare scelte chiare
Stavano i vecchi accovacciati ai muri
Attenti i bimbi attenti i cani
Attenti!

Memorie passi d'altri ch'io calpesto
Su stanchezze di secoli
In alterna cadenza
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Terre battute dai venti infuriati dai monti
Sereno incanto splendente di sole di bianco
Dense sfumate nuvole di piombo
Grigio verde ed intenso blu
Colpo d'occhio rotondo
Colpo d'occhio rotondo

Memorie passi d'altri ch'io calpesto
Su stanchezze di secoli
In alterna cadenza
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Dolore che inchioda
Dolore che inchioda..."


Consorzio Suonatori Indipendenti

lunedì 6 aprile 2009

Tragedia

Vicino con il cuore alla gente e ai luoghi tanto a me cari quali quelli dell'Aquila.
Ho saputo della notizia ieri sera appena tornato a casa.
Oggi stò materializzando con le immagini e le notizie provenienti dai media la gravità del terremoto.
L'Aquila e i suoi dintorni sono irriconoscibili.
Non è tempo per fare polemiche ma di aiutare le persone che sono rimaste coinvolte...

lunedì 23 marzo 2009

In questi giorni ho scoperto che walmart e conquistadores españoles sono la stessa cosa..


L'ho scoperto in questi giorni sotto le festività primaverili notandolo sopratutto nel sincretismo delle cerimonie.

Walmart, e i centri commerciali in genere, "propongono" prezzi stracciati con il proposito di fare chiudere i diretti concorrenti cioè i piccoli negozi, impoverendo identità di interi paesi e città.


I conquistadores hanno "proposto" il loro Dio facendo sparire in poco tempo identità culturali millenarie.


La storia che si ripete...

domenica 15 marzo 2009

Anima Mundi



"Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino.
Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.

Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lí?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?
Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male?
E gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?
Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora cosí.
Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande.
E questo, é ancora cosí.
Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne.
Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare."

Lied Vom Kindsein di Peter Handke

giovedì 12 marzo 2009

Avvistamento Balene Grige nella Laguna Ojo de Liebre: consigli

Nella mappa sottostante sono indicate le 2 zone dove è permesso avvistare le balene.
Vi consiglio di scegliere le agenzie dei tour che organizzano gli avvistamenti nella Zona 2, la zona blu nella mappa sottostante. Questa zona è più tranquilla rispetto alla Zona 1, quella rossa. Quest'ultima, essendo vicina all'entrata all'Oceano Pacifico, ha il mare più mosso e quindi le onde possono incidere particolarmente sugli avvistamenti e gli incontri ravvicinati con le balene.
La zona 2, oltre ad essere una zona più riparata e quindi più tranquilla, ha i fondali più bassi ideali per insegnare ai cuccioli di balena a muoversi nell'ambiente marino.
Per questo motivo è la zona con più concentrazione di balene rispetto alla Zona 1.
I mesi migliori: Febbraio-Marzo

Inoltre consiglio di prenotare il primo tour del mattino (in genere partono alle ore 8).
Nelle prime ore della giornata, il vento, molto frequente in queste zone, non è ancora forte e di conseguenza il mare non è mosso come magari può capitare nel pomeriggio.

Non rischiate di rimanere delusi... il tempo a disposizione in questi tipi di viaggi a volte è contato.



Visualizzazione ingrandita della mappa

mercoledì 11 marzo 2009

Itinerari Messicani: Baja California Sur


Eccomi qua finalmente a raccontare la nostra pato aventura.
Il nostro viaggio questa volta è stato un viaggio particolare.
La prima parte è stata dedicata all'avvistamento e al contatto con le Balene Grige, mentre la seconda è stata dedicata alla scoperta dei luoghi più caratteristici di questa meravigliosa penisola.
Abbiamo affittato una macchina per gli spostamenti e in 12 giorni siamo riusciti a conoscere le zone che ci eravamo prefissati di visitare.
Abbiamo prenotato alcuni alberghi ed il volo circa 10 giorni prima di partire. Altri hotels invece li abbiamo trovati lungo il tragitto.
È stato un viaggio davvero emozionante.

Spero che le informazioni che troverete di seguito, possano essere di aiuto alle persone che intendono visitare questi luoghi.
Per questo motivo elencherò, dove possibile, links di hotels, compagnie di viaggi/eco-tours, ristoranti ed altri ancora.

Questo post lo aggiornerò un pò alla volta trascrivendo le annotazioni che ho scritto nei giorni scorsi sul mio moleskine. Lo dedico a tutte quelle persone avventuriere a cui piace stare in contatto con la natura.
L'itinerario sarà composto da 12 parti come i giorni del nostro viaggio...

15 Febbraio: da Queretaro fino a La Paz

Il viaggio inizia di domenica giorno ideale per raggiungere l'aereoporto di Città del Messico e prendere il volo che ci condurrà a San José del Cabo. Giorno tranquillo per il traffico della megalopoli. Il volo parte alle 11,25 ma per sicurezza è meglio arrivare almeno 2 ore prima. Contemplando le 3 ore di autobus che dividono Queretaro da Città del Messico, decidiamo di prendere una corriera alle 6.15 di mattina.
Ci svegliamo quindi alle 4 per fare le cose in tutta calma.
Doccia, ci prepariamo, ultima occhiata ai bagagli e alle 5,30, Carlos e Margherita, nostri vicini anche loro in partenza ma con un'altra destinazione, gentilmente ci accompagnano in macchina fino alla stazione degli autobus di Queretaro.
3 ore di pullman ed arriviamo direttamente all'aereoporto di Città del Messico.
Voliamo con la compagnia aerea interjet: puntuale, prezzi economici, flotta aerea recente e sicura, molto comoda, equipaggio cortese. 2 ore di volo ed eccoci arrivare a San José del Cabo. Scendendo dall'aereo si avverte una temperatura leggermente più elevata rispetto a Queretaro. Siamo sui 28 gradi. Un 2-3 gradi in più. Durante le ultime settimane Queretaro di giorno è stata piuttosto calda.
All'aereoporto dopo aver ritirato le valige, noleggiamo con la compagnia Alamo una macchina. La scelta ricade sul mitico Nissan Tsuru. Dopo il maggiolone è la macchina più famosa qui in Messico. Noi conosciamo molto bene il tsuru: sappiamo che è una macchina economica, che consuma poco, resistente, austero però con aria condizionata. L'unico problema è il cambio automatico. Dovrò abituarmi...
Vedremo come si comporterà durante il cammino.
Lasciamo San José del Cabo immettendoci sulla Mex 1 direzione La Paz, la capitale della BCS (Baja California Sur) dove alloggeremo una notte prima di ripartire per Guerrero Negro. 2 ore di viaggio per percorrere 160 km tra cactus, rocce, canyon e calanchi, scorci di mare, passando per il Tropico del Cancro e paesi caratteristici quali Miraflores, Santiago, El Triunfo.


Questo paesaggio ci avvolge subito motivando ancora di più la nostra voglia di conoscere.
Arriviamo così a La Paz intorno alle 4 del pomeriggio. Qui troviamo un hotel carino, il Mediteranee, in stile appunto mediterraneo. Le stanze sono amplie e pulite. L'ambiente confortevole e inoltre in zona centrica vicino al Malecon, il famoso e caratteristico lungomare di La Paz. Infatti, dopo aver lasciato i bagagli, andare sul Malecon è stata la prima cosa che abbiamo fatto. Un posto tranquillo ma ancora per poco in quando si stà allestendo il carnevale che tra pochi giorni si svolgerà proprio sul lungomare. Attendiamo il tramonto camminando un pochettino per conoscere anche un pò il posto. A La Paz soggiorneremo per 5 giorni sulla via del ritorno. I colori del cielo si fanno sempre più accesi mostrandoci un bellissimo scenario.



Ci sono molti pellicani che tornano a riva per riposarsi. Le loro sagome rendono ancora più caratteristica la vista.
Dopo una bella camminata decidiamo di andare a mangiare al ristorante Los Laureles.
Specialità pesce... si inizia.
Il menù è davvero abbondante, c'e' proprio l'imbarazzo della scelta dalla quantità dei piatti proposti e i prezzi sono accessibili.
Ordino dei tacos di Marlin per poi proseguire con un filetto di pesce impanato con sopra una salsa di gamberetti accompagnato da insalata, purè e riso. Una vera delizia.




Perla ordina anche lei tacos di Marlin e un pesce chiamato Perico cucinato alla Veracruzana accompagnato da riso.


Dopo la cena ritorniamo all'Hotel sazi ed esausti dopo questa intensa e lunghissima giornata.
Domani ci aspettano 800 km di strada per arrivare al luogo più lontano dell'itinerario dove dovremo vedere le balene: Guerrero Negro.

16 Febbraio: da La Paz a Guerrero Negro

Puntiamo la sveglia alle 5 di mattina, doccia e sguardo al tempo in TV. Non è dei migliori. Molte nuvole incombono al nord della BCS. Telefono quindi all'hotel di Guerrero Negro per capire bene la situazione metereologica e decidere se cambiare l'itinerario e visitare Guerrero Negro rimandandolo di qualche giorno. L'hotel ci assicura che non piove. Carichiamo quindi i bagagli per incominciare uno dei viaggi on the road più belli del mondo.
Siamo in macchina alle 6,30. Il crepuscolo preannuncia un deserto dai colori bellissimi con in penombra cactus e piante desertiche. Iniziamo il viaggio. Si passa per Ciudad Constitucion, per Ciudad Insurgentes, entrambe all'interno della penisola. La strada da retta incomincia a farsi tortuosa con magnifici paesaggi.
Passiamo tra gli infiniti cactus, canyon, dirupi, nuvole e baie che ci conducono alla città di Loreto ancora una volta sul mare di Cortez.



Passiamo la Bahia Concepcion con le sue bellissime spiagge e Isole, Mulegé e senza accorgecene abbiamo raggiunto Santa Rosalia sono letredici e trenta e abbiamo fatto già all'incirca 600 km da La Paz. Santa Rosalia èun pueblo di origini francese. Fù fondato infatti nell'800 da industriali francesi della compagnia del Boleo che estraeva in questa zona rame. La chiesa principale è stata progettata da Gustave Eiffel, si proprio lui quello della Torre Eiffel di Parigi.


L'intero pueblo conserva ancora l'atmosfera di questo incontro Messicano-Francese. Compriamo del pane e dei dolci nel qui famoso panificio "El Boleo" che opera fin dal 1901 offrendo ottimo pane di scuola francese.


Facciamo benzina e ci fermiamo a mangiare presso il ristorante "Tercos Pollitos" famoso per i suoi ottimi polli arrosto. Rinfocillati, riprendiamo il cammino che ci porterà dal mare di Cortez fino a Guerrero Negro sull'oceano pacifico. Altri 230 km e questa volta la maggior parte sono nel deserto. La prima parte della strada presenta qualche curva. Passiamo davanti al vulcano de Las Tres Virgenes per proseguire in direzione San Ignacio, piccola oasi in mezzo a tutto questo deserto e rocce. Oltrepassando San Ignacio si entra nel deserto Vizcaino. Il paesaggio diventa ancora più desolante ma allo stesso tempo affascinante. Ovunque si vedono zopilotes, una specie di avvoltoio famoso in tutta l'America.
Il tempo passa e tra una fermata e l'altra arriviamo a Guerrero Negro alle 17,30. Qui in Messico c'e' ancora luce a questa ora anche d'inverno. Siamo stanchi ma non esausti dopo 10 ore di viaggio e oltre 800 km. Siamo emozionatissimi solo a pensare che siamo giunti fino a qui a poca distanza da uno dei santuari di balene grige più numeroso e che domani andremo a vederle. Prenotiamo il tour per l'avvistamento presso l'eco tour Malarrimo il più rinomato e quello con più anni di esperienza qui a Guerrero Negro.
Posiamo a quel punto i nostri bagagli presso l'hotel Los Caracoles cui avevamo prenotato la settimana precedente, un hotel pulito, di recente costruzione e molto organizzato. Prenotare un hotel nelle zone di avvistamento in questo periodo è altamente raccomandabile prima di rimanere in pratica senza alloggio considerando la stagione alta. Ci rinfreschiamo e riposiamo un attimino giusto il tempo per l'orario della cena presso il ristorante Malarrimo lo stesso del tour.
Menù rigorosamente di pesce.
La sera la stanchezza prende il sopravvento. Tra uno sbadiglio e l'altro il nostro pensiero però è sempre rivolto al giorno seguente...

17 Febbraio: Guerrero Negro

Ci svegliamo con il cielo coperto... si prospetta pioggia.
Il tour parte puntualmente alle ore 8 di mattina, l'orario più propizio per avvistare le balene in quanto a questa ora il vento non è ancora alto e il mare tranquillo.
Con il camioncino della compagnia arriviamo dopo circa mezz'ora di cammino nella laguna Ojo de Liebre dove ci aspettano le tipiche imbarcazioni Panga ci porteranno quasi all'uscita della laguna.
Siamo due gruppi da 8 persone cada uno.
Dopo circa 10 minuti di navigazione arriviamo sul punto di avvistamento.
La baia è piena di balene grige.
Si vedono un sacco di sbuffi d'acqua ovunque e ogni tanto qualche testolina esce fuori per controllare la situazione.


L'emozione continua a salire ma incomincia a piovigginare per una mezzoretta.
Assistiamo meravigliati ad alcuni loro salti.
Siamo circondati da balene ma ancora nessuna si è avvicinata sufficientemente da potersi fare toccare.
Assistiamo anche ad un accoppiamento. Le balene grige oltre a partorire si accoppiano in queste acque. Ritorneranno il prossimo anno a dare la luce i loro piccoli come le loro compagne.
Il tempo passa, sull'imbarcazione ci offrono il pranzo. Mangiato facciamo ritorno sul molo con tantissima adrenalina. Durante il tragitto di ritornia fiancheggiamo dune bianchissime e una colonia di leoni marini in siesta su di una grossa boa.


Durante il tragitto facciamo amicizia con Chico e sua moglie Leslie, marito e moglie. Entrambi fotografi professinisti. Chico è spagnolo ma ha vissuto tanto tempo in Venezuela. Leslie è americana. Attualmente vivono e lavorano in Messico.
Al ritorno tutti e 4 decidiamo di prenotare per il giorno seguente un altro tour ma con la compagnia del nostro Hotel Los Caracoles, la quale organizza il tour però in un'altra zona della laguna un pochettino più addentrata e riparata dove le acque sono più tranquille e meno profonde. Caratteristiche ideali per la concentrazione del sale nell'acqua. Qui i cuccioli possono imparare ancora meglio a nuotare perchè il sale permette a loro di fluttuare maggiormente.
Non per questo Guerrero Negro è anche tra le più importanti saline del mondo.
Dopo aver prenotato decidiam di andare insieme alla nostra coppia di amici nel deserto Vizcaino. Vogliamo vedere il tramonto e la notte del deserto. Ci addentriamo nel deserto con la macchina per circa un ora e mezzo. Arriviamo nel cuore. Lasciamo la macchina sulla strada principale e ci addentriamo a piedi nel deserto per un centinaio di metri. Il crepuscolo non si fà attendere. L'atmosfera è surreale, silenziosa. Il deserto sembra apparentemente senza vita e colori ma con un pò di attenzione si percepisce tutto il contrario.


Il contrasto tra il deserto e il cielo con il tramonto del sole è qualcosa di indescrivibile.
Le ombre che proiettano i cactus dipingono il deserto con le loro forme.
Il cielo si tinge di mille colori. Le tonalità cambiano in ogni momento. Si mescolano tra di loro prima di arrivare alla oscurità. Si và dal giallo, al rosso, al blu, fino a tonalità più scure. Ogni singolo istante è differente al precedente e al seguente.


Cerco di cogliere ogni attimo di tutte quelle percezioni. Scattiamo un numero consistente di foto girovagando tra cactus e altre piante desertiche.
Quando arriva la notte le stelle si impadroniscono dello scenario costellando l'intero deserto.
Esperienza unica.
Ritorniamo a Guerrero Negro.
Cena al ristorante Malarrimo a base di polpo alla spagnola. Molto buono.
Salutiamo gli amici e andiamo a dormire.
Giornata incredibile, indimenticabile...

18 Febbraio: Guerrero Negro - San Ignacio

Giornata splendidamente soleggiata.
Alle 8 di mattina siamo già sul pulmino de Los Caracoles. La zona di imbarco nella laguna è differente rispetto al tour di Malarrimo. Il tragitto è un pò più lungo e la strada è accidentata.
Quando raggiungiamo la Laguna capiamo immediatamente che la zona è più riparata rispetto a quella del giorno precedente. Questa volta sulla Panga siamo in 11. Tutti i componenti dell'imbarcazione trasmettono simpatia e buone vibrazioni. Tra questi c'è Carlos. Un signore di origini portoghesi che però vive in Canada.
Dalla spiaggia si vedono gli sbuffi delle balene e qualche salto.
La baia è piena. Ci saranno sicuramente 200-300 balene in questo posto.
Arriviamo in poco tempo nella zona di avvistamento. Non tardiamo nemmeno 5 minuti che un cucciolo di balena si avvicina alla nostra imbarcazione incuriosito e sospinto dalla propia madre.
A pelo d'acqua si riescono a vedere i suoi occhi incuriositi. Sporge dall'acqua la sua pinna laterale. La riesco toccare. Che emozione.

In poco tempo siamo circondati perlomeno da 6 balene. Riesco a toccare un altro cucciolo. Questa volta accarezzo la sua testa. Ne tocco altre due sulla pancia.
Sono giocherellone.


Dolcissime creature, così grandi e così fragili.


L'adrenalina ci riempe di gioia. Perla anche riesce a toccarle diverse volte. Avvistiamo anche altre due accoppiamenti. Le balene ci passano da tutte le parti sfiorando l'imbarcazione. Una enorme passa proprio sotto di noi. Quasi fosse un gioco per loro.
Dopo circa 2 ore di avvistamento ritorniamo a terra pieni di emozioni.
Pranziamo sulla spiaggia. Sull'altra Panga viaggiavano altre persone tra cui 3 italiani. Fin qui niente di male, la Baja California è una delle destinazioni preferite di noi italiani amanti del Messico. La sorpresa è che abitano nella stessa zona di dove abitavo in Italia! Piero di San Bendetto del Tronto, Marco di Alba Adriatica e Fausto di Pagliare. Come è piccolo il mondo si dice no? Arrivano da Tijuana e sono diretti a Los Cabos. Hanno preferito incominciare il tragitto dalla Baja California Nord affittando anche loro una macchina.
Le nostre strade si separano momentaneamente. Viaggiamo in pulmini differenti.
Arrivati a Guerrero Negro andiamo a mangiare insieme a Chico e Leslie in un ristorante locale, che raccomando per la qualità dei piatti e dei prezzi economici, chiamato Las Cazuelas.
Ordino un piatto di pesce misto composto anche da scampi ed aragosta. Una bella abbuffata di buon pesce e crostacei.
Finito di mangiare decidiamo di partire. Salutiamo Chico e Leslie con cui abbiamo passato ore davvero piacevoli con il proposito di rivederci tra qualche giorno più a sud a La Paz.
Carichiamo gli zaini sul mitico Tzuru e lasciamo l'hotel.
Un saluto anche a Guerrero Negro posto incantevole per le sue balene.
Ci dirigiamo a San Ignacio considerando che sono già le 4 passate del pomeriggio.
Dopo circa 2 ore di viaggio raggiungiamo San Ignacio simpatica pueblo immerso in un oasi di palme dopo l'arido deserto Vizcaino.

Posto molto strategico in quanto punto di partenza per andare a vedere le balene grige nella sua omonima laguna che dista circa 65 km raggiungibile con una strada dissestata. È inoltre vicino alla Sierra di San Francisco dove si possono trovare le più grandi pitture rupestri della Baja California.
Facciamo un giro nel piccolo paese in cerca di un hotel non troppo caro. Vogliamo sostare solo questa notte perchè vogliamo raggiungere Loreto il giorno dopo.
Troviamo alloggio presso l'hotel/ristorante/campeggio Rice & Beans. È pieno di americani e canadesi. Stanza spaziosa e tranquilla. Una visita al ristorantino e uno sguardo ad internet tramite i pc che sono messi a disposizione dalla struttura. Andiamo così a dormire crollando letteralmente dal sonno. Beh le emozioni sono state tantissime e ci hanno stremato. È stata una delle giornate più intense ed incredibili della nostra vita...

19 Febbraio: da San Ignacio a Loreto

Questa mattina ha un sapore dolce amaro, dolce perchè sappiamo che lungo il nostro viaggio che ci aspetta incontreremo altri luoghi belli e amaro perchè lasciamo la zona delle baie di avvistamento delle balene. Veramente ci sarebbe anche la Baia Magdalena un pochettino più a sud ma la baia di Ojo de Liebre e quella di San Ignacio sono i luoghi più lontani e quindi con un fascino tutto particolare. Quasi fossero nascoste alle persone che generalmente si trovano a La Paz o Los Cabos che vogliono fare il tour in giornata.
Prima di lasciare San Ignacio visitiamo il piccolo museo di arti rupestri che si trova a fianco della chiesa principale del paese. A una quarantina di km da San Ignacio si arriva alla Sierra di San Francisco, punto di accesso per le pitture rupestri preispaniche più spettacolari di tutto il Desierto Central. A testimonianza del suo alto valore culture, questo luogo è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.
Le recenti datazioni ottenute dai resti archeologici come carbone, ossa e inclusi alcuni pigmenti delle pitture murali, così come il ritrovamento di punte di armi del tipo Clovis, simili a quelle utilizzati dalle tribù del New Mexico, fanno supponere una occupazione di questa zona fin da 10.000 anni fà e di 4.000 anni di tradizioni murali. Fattori che risultano intriganti sia per l'antichità che per essersi mantenuti come pitture durante tutto questo tempo. Nel museo si trova una ricostruzione di alcune pitture. In questo viaggio non abbiamo dedicato tempo per visitare le pitture direttamente sul luogo nelle cosidette Cuevas (alcuni di queste Cuevas possono essere distanti anche 2 giorni di viaggio in groppa ai muli).
Usciti dal museo partiamo in direzione Santa Rosalia, strada panoramica con tanti bei paesaggi caratterizzati dalle rocce e dai Canyon che si trovano lungo il cammino.





Passiamo davanti al vulcano de Las Tres Virgenes



Arriviamo a Santa Rosalia giusto in tempo per il pranzo. Ancora una volta mangiamo nel ristorante "Tercos Pollitos". Prima di ripartire facciamo rifornimento anche al Panificio e in un negozio di alimenti dove compriamo acqua e succhi per il proseguito del viaggio.
La seguente tappa è Mulegé.



Un altra simpatica oasi punto di partenza per la visita di meravigliose spiagge che si trovano nella Bahia Concepcion.
In questa Bahia visitiamo la spiaggia di Santispac. Acque cristalline, sabbie bianche e con una piccola laguna caratterizata da bellissime mangrovie.
Molte spiagge di Bahia Concepcion sono attrezzate per fare Camping.
Riprendiamo il cammino.
Il mare e il deserto si uniscono in uno scenario stupendo.



Passiamo la playa Concepcion, quella di Koko, El Burro, la Coyote, la Buenaventura e senza renderci conto arriviamo a Loreto.
Vantando alle proprie spalle una storia di quasi 12.000 anni, Loreto è considerata dagli antropologi il più antico insediamento umano della penisola della Baja California.
É inoltre il luogo in cui è sorto il primo insediamento europeo permanente delle Californie.
Oggi Loreto è un luogo che propone tantissime attività acquatiche.
Il paesino è simpatico e si respira molta tranquillità. Prenotiamo alloggio presso il motel El Dorado nella zona centrale del paese. Ottimo prezzo, pulito e tranquillo. Lasciando i bagagli facciamo un giro nel paese e sul malecon, il lungomare.

Sulla spiaggia ammiriamo come i pellicani si buttano a capofitto in acqua in cerca di pesci.



La sera ormai è arrivata. Andiamo a mangiare presso il ristorante México Lindo y que rico dove possiamo degustare ottimo pesce in un ambiente tutto messicano con tanto di musica dal vivo.
Domani mattina abbiamo intenzione di mettere a dura prova il mitico Tzuru. Infatti abbiamo intenzione di percorrere una strada completamente dissestata e lunga 32 km per arrivare alla Misión San Francisco Javier de Viggé-Bianundó. Vedremo come si comporterà...

20 Febbraio: Loreto - Misión San Francisco Javier - La Paz

Carichiamo i bagagli. Circa due chilometri a sud di Loreto lungo della Transpeninsular Mex 1, c’e’ l’incrocio che porta alla Missión San Francisco Javier de Viggé-Biaundó. 35 km totali per arrivare alla meta
I primi 7 chilometri sono asfaltati dopodichè la strada diventa sterrato.
Consigliano di percorrerla con un fuoristrada ma abbiamo sentito gente che è riuscita a salire fino alla missione anche con macchine normali. Un altra dura prova per il mitico Tzuru.
La strada è molto accidentata e impegnativa specialmente nel primo tratto appena dopo l’asfalto. Lungo il tragitto ci fermiamo a visitare alcune pitture rupestri. Dobbiamo lasciare la macchina lungo la strada e percorrere una cinquantina di metri per raggiungere la roccia dove si trovano le pitture. Oltrepassiamo a piedi un piccolo ruscello e giungiamo alle pitture. Le loro condizioni purtroppo sono pessime si riescono a malapena distinguere solo alcune figure. Riprendiamo il cammino. La strada è accidentata. Il percorso è molto impegnativo ma spettacolare. Passiamo tra tornanti e precipizi, scorci di mare, mesa, canyon e tra gli immancabili cactus.





Per le condizioni viali e per la non conoscenza della strada siamo costretti a percorrere lentamente il tragitto. Dopo 2 ore e mezza arriviamo però a destinazione. La Missione, ben conservata, fù fondata dai gesuiti nel 1699. La sua costruzione però iniziò nel 1744 e terminata nel 1759.



Dietro alla missione si trovano oliveti piantati 300 anni fà dai gesuiti.
Facciamo una piccola sosta. Siamo in perfetto orario per ritornare a Loreto a mangiare qualcosa nel ristorante México Lindo y que rico. Il ritorno a Loreto è più veloce: un ora e mezzo.
Dopo il pranzo partiamo per La Paz.
3 ore e mezza di viaggio per percorrere 400 chilometri. La Mex 1 è una strada a doppie corsie una per ogni senso di marcia ma in buonissime condizioni e di rapida percorribilità. Alloggiamo per una notte nella Posada Luna Sol. Lasciati i bagagli ci dirigiamo direttamente sul lungomare dove sono iniziati i festeggiamenti del carnevale. Uno tra i più attraenti del Messico.
Il tranquillo lungomare che avevamo lasciato qualche giorno prima ora è pieno di gente e bancarelle dove si trova di tutto e rotonde dove si organizzano eventi. Camminando troviamo Marco, Piero e Fausto che avevamo lasciato a Guerrero Negro durante il tour delle balene. Sono seduti a mangiare. Con sorpresa ci salutiamo e ci sediamo insieme a loro. Parliamo del nostro viaggio e delle situazioni della vita che ci portano a rincontrarci ancora una volta. Decidiamo di andare a visitare in questi giorni Playa Balandra e la Isla de Espiritu Santu insieme.
Intanto la serata continua tra una cena a base di tacos di carne asada, festeggiamenti e l’allegria...

21 Febbraio: La Paz-Playa Balandra-Playa Tecolote

La mattina seguente purtroppo dobbiamo lasciare l’abitazione dell’hotel perchè il giorno seguente ha una prenotazione ed è tutto pieno. Non vogliamo perdere il nostro tempo cercando alberghi giorno per giorno e quindi rinunciamo a questa notte per andare all’hotel del Angel che non è in zona centrale ma è meno costoso: 400 pesos! (circa 22 dollari per 2 persone). Molto pulito nuovissimo offre tutte le comodità che necessitiamo e sopratutto possiamo rimanere qui il tempo che vogliamo. Verso le 9 di mattina abbiamo sistemato tutto. Ci ritroviamo con i nostri 3 amici e ci dirigiamo con la nostra macchina verso Playa Balandra. Una delle spiagge più belle e incontaminate del Messico.



La spiaggia dista circa 25 km da La Paz. Appena arrivati il contrasto delle montagne, della spiaggia bianca, il mare con le sue tonalità ci rapiscono immediatamente. Ci sono delle palapas (ombrelloni di palme) che possiamo usare gratuitamente. La spiaggia è qualcosa di straordinario. C’e’ anche una piccola formazione rocciosa chiamata El Hongo, una roccia che con l’erosione del vento e dell’acqua ha assunto la forma strana di un fungo.





Io e Piero noleggiamo un Kayak e facciamo un giro nella baia costeggiando altre belle spiagge di questa bahia.



A una certa ora la marea si abbassa dando la possibilità di camminare da una sponda all’altra della laguna. Che bellezza, che spettacolo!
Dopo i tanti chilometri godiamo di questo paesaggio riposandoci all’ombra della palapa e mangiando pesce comprato da uno dei quei camioncini che fanno da mangiare. Il ragazzo del camioncino ci consiglia di andare a prenotare il tour all’isola Espiritu Santo nella vicina Playa Tecolote.
Prenotiamo così il tour per il giorno seguente per l’isola con la Azul Tours.
Avremo una barca tutta per noi, daremo volta all'intera isola, nuoteremo insieme alle otarie e staremo su di una delle 25 spiagge dell'isola.
Ritorniamo cosi nel tardo pomeriggio a La Paz. Lasciamo i nostri amici nel loro Hotel mettendoci daccorso per vederci sul lungomare la sera.
Ceniamo ancora tacos de carne asada alla solita bancarella della sera precedente. La carne del nord del messico ha un buon sapore.
La sera scivola via tra le risate e la buona compagnia dei nostri 3 amici...

22 Febbraio: La Paz-Isla Espiritu Santo

Colazione verso le 8 e 30 del mattino a Pichilingue. Ci dirigiamo poi alla alla playa Tecolote alle dove partiremo per l'isola Espiritu Santu. Giornata stupenda, mare calmo.
Sull’imbarcazione siamo noi 5 e il Capitano Saul.
Le condizioni ambientali ci permettono di circumnavigare l’intera isola. La parte orientale dell’isola è caratterizzata principalmente da spettacolari formazioni rocciose.





Entriamo con la barca perfino in 2 grotte tramite le manovre di Saul degne di un vero capitano.



Saul successivamente avvista al largo anche una balena azzurra. Le andiamo incontro per poterla vedere meglio. La vediamo fuoriuscire dall’acqua con meno frequenza rispetto alle giocherellone balene grige di Guerrero Negro. Quando esce per respirare ci rendiamo conto che è immensa.
Nel mare vediamo anche delle razze che saltano fuori dall’acqua.
A nord dell’isola espiritu santo si trova quasi attaccata l’isola Partida.
Un’isola altrettanto spettacolare dove alcuni pescatori la usano come punto d’apppoggio. Nella insenatura che divide le due isole le calme acque sono di colore cristallino. Regna il silenzio rotto solamente dai tuffi dei pellicani in cerca di cibo.



Ancora più a nord ci sono due islotes, due enormi rocce su cui si trovano una colonia di circa 300 otarie e molti pellicani.



È ora di un’altra incredibile esperienza. Avviciniamo la barca alla colonia delle otarie e, indossate le mute, ci tuffiamo insieme al capitano per poter nuotare insieme a loro. L’acqua è freddissima, ma l’emozione è cosi forte che passa in secondo piano. Ci avviciniamo alle rocce. Sotto l’acqua vedo passero diverse otarie. Le adulte sono enormi. Mi guardano negli occhi con uno sguardo curioso. Il capo gruppo mi avvisa invece in modo minaccioso di non oltrepassare quel limite mostrandomi i suoi denti e venendomi incontro. Indietreggio e alcuni piccoli incominciano a giocare con noi sfiorandoci a tutta velocità. Che emozione.
Vedo branchi di migliaia di sardine muoversi in modo uniforme con il luccichio delle loro squame sotto i raggi penetranti del sole. Ci sono anche tanti pesci colorati e stelle marine. Dopo un 15 minuti ritorniamo a bordo della imbarcazione dirigendoci sucessivamente verso la parte occidentale dell’isola Espiritu Santo.
Qui raggiungiamo una spiaggia molto bella. L’acqua è cristallina, la sabbia bianchissima e le rocce che circondano questa baia sono di un colore rosso che accentuano il contrasto con il resto degli elementi. Qui ormeggiamo la barca per goderci la spiaggia.



Il capitano in pochi minuti ci prepara sulla spiaggia una tavolata dove mangiamo cebiche e escabeche di pesce marlin... buonissimi!
Sostiamo ancora un pò sulla spiaggia godendoci ogni singolo istante.
Ripartiamo dopo circa una ora per visitare le rimanenti lagune.
Le stratificate rocce hanno assunto con i passare dei millenni forme davvero uniche e diverse. Passiamo davanti anche a una roccia a forma di maschera.





In un’altra laguna invece c’e’ una carcassa di orca che si è arenata.
Verso le 4 del pomeriggio facciamo ritorno verso terra ferma.
Il viaggio ci ha entusiasmati tutti.
Ritorniamo ancora una volta a La Paz. Ci diamo appuntamento più tardi al ristorante sull lungomare al ristorante Bismark. Specialità pesce in compagnia ancora una volta delle festività carnevalesche. La serata passa ma è tempo dei saluti.
Piero, Marco e Fausto domani partiranno alla volta de Los Cabos e continueranno il loro viaggio che durerà fino al primo di Marzo.
Abbiamo passato momenti divertenti insieme a loro...

23 Febbraio: La Paz e i suoi dintorni

Oggi è una giornata che vogliamo dedicare al relax.
Partiamo da La Paz in direzione ancora una volta Playa Balandra.
Facciamo colazione ancora una volta a Pichilingue. Fatta colazione di dirigiamo verso la nostra playa preferita. Arrivati aproffittiamo che non fà ancora tanto caldo e incominciamo a fare trekking sopra le montagne che abbracciano la baia. Il panorama cambia ancora una volta mostrandoci Balandra sotto un altro punto di vista.



La roccia in alcune parti è rossa.



Si vedono anche alcune mangrovie. Un bella vista che ci riempe gli occhi e l’anima come sempre.



Dopo un ora e mezza di camminata decidiamo di andarci a mettere sotto a qualche palapa e riposare un pò. La giornata passa tranquillamente. Per pranzo andiamo a mangiare al ristorante di Playa Tecolote. Oggi ancora escabeche de marlin che e tacos di calamari.





Nel pomeriggio riceviamo una telefonata di Chico e Leslie. Sono arrivati a La Paz ma alloggiano in un albergo un pò fuori mano. Sono troppo stanchi e purtroppo si scusano perchè non possono vederci la sera nell’affolato lungomare di La Paz in pieno festeggiamento del carnevale. Domani noi partiremo per Los Cabos e cosi ci salutiamo promettendo di vederci a Queretaro a casa nostra per poi andare alla festa dell’equinozio di primavera di Bernal...

24 Febbraio: La Paz-Todos Santos-Cabo San Lucas

Con malincuore oggi lasciamo La Paz. Ci dirigiamo verso la parte più turistica della penisola e cioè Cabo San Lucas.
Dopo un ora abbondante di cammino arriviamo a Todos Santos, località famosa per le sue alte onde sul pacifico e per i surfisti che giungono da tutte le parti del mondo.
Il paese è molto tranquillo e pittoresco.
Qui un sacco di stranieri hanno aperto la propria attività, principalmente sono artisti che con le loro piccoli negozi/galleria d’arte espongono opere e pezzi d’artigianato molto buoni.
Ci soffermiamo anche davanti allo storico Hotel California. Il famoso hotel di cui la leggenda vuole abbia ispirato gli Eagle a comporre la omonima canzone. Tutto falso, cosi dicono.



Ottima colazione a base di paste e capuccino al Caffé Todos Santos, alcune compere e dopo due ore ripartiamo alla volta di Cabos San Lucas.

Altra ora abbondante di viaggio ed arriviamo nella più turistica città della BCS. Qui abbondano turisti principalmente statiunitensi. Grandi resort, centri commerciali, caterba di negozi, traffico e tanta confusione.



Non ci riconosciamo più in questa situazione. Alloggiamo presso l’hotel Mar de Cortez molto carino, ottimo prezzo, conserva ancora l'aria messicana e soprattutto è vicino alla marina, il porticciolo, dove andiamo a prenotare il tour per il giorno seguente che ci porterà a visitare il famoso Arco.
Per cena ci affidiamo alle persone del posto chiedendo a taxisti o lavoratori quale sia il miglior posto per mangiare tacos. In molti ci consigliano El Paisà una taqueria leggermente fuori da tutta la bolgia. I tacos di carne e con tortillas de Harina sono deliziosi e con pochi spiccioli riusciamo a soddisfacere il nostro appetito. La sera facciamo un giro ancora sul porticciolo. In questo porto sono ormeggiate ogni tipo di barche: piccole imbarcazioni, motoscafi, yacht, barche da pesca sportiva, catamarani giganteschi e perfino una nave dove si organizzano feste.



Tutto sembra plastificato e reso estremo. Siamo lontani anni luce da tutto quello che abbiamo visto precedentemente. Decidiamo di trascorrere solo questa notte qui. Domani dopo la visita al Arco andremo a San José del Cabo con la speranza che sia più tranquilla...

25 Febbraio: Cabo San Lucas-El Arco-San José del Cabo

Facciamo colazione nel simpatico ristorante dell'hotel.
Il nostro tour dovrebbe in teoria partire verso le 9 di mattina, ma dobbiamo aspettare una comitiva di turisti il che ci porta via una bella mezzora. Saremo una qundicina di persone.
El Arco è un arco di pietra che si trova esattamente dove si uniscono i due mari: l’oceano Pacifico e il Mar de Cortez. È l’estrama punta della baja california. L’inizio e la fine della pensiola e anche, metaforicamente, del nostro viaggio.



Oltre all’arco, la cui immagine è famosa in tutto il mondo tramite i depliant delle agenzie turistiche, si possono ammirare le incredibili formazioni rocciose e alcune spiagge.



La nostra barca, come tutte del resto credo, ha il fondo di vetro, che permette di vedere il fondale e i pesci.



Giungiamo sul Land’s end, il punto dove finisce la terra e si uniscono i mari. Anche qui c’e’ una piccola colonia di otarie e gli immancabili pellicani.



La Playa del Amor.



Inzialmente avevamo intenzione di soffermarci a visitarla ma considerato l’intenso traffico di imbarcazioni che c’e', preferiamo fuggire letteralmente da questo posto.
Ritornati a terra lasciamo l’hotel e ci dirigiamo in direzione San José del Cabo. Tra le due cittadine ci sono circa 40-50 minuti di macchina caratterizzati dal Corridor il litorale costeggiato ormai da lussuosi resort.
Arriviamo a San José, molto carino e soprattutto tranquillo rispetto a Cabo San Lucas.
Chiediamo a una poliziotta dove poter prenotare un albergo che non sia resort.
La poliziotta gentilmente sale sulla nostra macchina (!) e ci accompagna per mostrarci alcuni alberghi. Ringraziamo increduli alla poliziotta riportandola indietro e prenotiamo presso l’hotel posada Terranova. Ottima sistemazione, pulito, zona centrale, buon prezzo e tranquillo. Non ci speravo a dire la verità a trovare alberghi come questo e come Mar de Cortez in Cabo San Lucas da queste parti.
Posati i bagagli visitiamo il centro.
Per poter mangiare ci rivolgiamo ancora alle persone del posto che ci consigliano un piccolo ristorantino non lontano dalla zona centrale.
Ritorniamo sulla piazza Mijares, la piazza principale, molto simpatica e suppongo ultimamente rifatta.



Compriamo un gelato e ci soffermiamo all’ombra su di una panchina assaporando un pò di fresco e tranquillità. Saremo sui 32 gradi. Visitiamo la chiesa principale e il palazzo municipale. Facciamo un giro nei negozi per comprare dei regali per gli amici. Il pomeriggio passa in tutta calma. Arrivando la sera ci soprassale la malinconia ricordando il nostro viaggio appena compiuto, le cose che abbiamo visto e le persone che abbiamo incontrato. Domani faremo ritorno a casa...

26 Febbraio: San José del Cabo-Queretaro

Ultimo giorno, ultime ore.
Facciamo colazione nell’hotel. Molto pulito e ottimo servizio del ristorante. Raccomandabile.
Carichiamo i nostri bagagli.
Dobbiamo compiere 15 minuti di macchina più o meno per raggiungere l’aereporto.
Prima però dobbiamo consegnare il mitico Tzuru che ha compiuto insieme a noi in questi giorni 2385 km.
2385 km indimenticabili.
L’aereo parte in orario per Città del Messico da li prenderemo il nostro autobus che dopo 3 ore di viaggio in autostrada ci riporterà a Queretaro.


Spero non sia un addio ma un arrivederci Baja California, i tuoi colori sono rimasti nei nostri cuori e ancora oggi a distanza di giorni sentiamo forte la tua vibrante terra.