domenica 11 gennaio 2009

Faber


"Io mi ritengo religioso e la mia religiosità consiste nel sentirmi parte di un tutto, anello di una catena che comprende tutto il creato e quindi nel rispettare tutti gli elementi, piante e minerali compresi, perchè, secondo me, l'equilibrio è dato proprio dal benessere diffuso in ciò che ci circonda. La mia religiosità non arriva a ricercare il principio, che tu voglia chiamarlo creatore, regolatore o caos non fa differenza. Però penso che tutto quello che abbiamo intorno abbia una sua logica e questo è un pensiero al quale mi rivolgo quando sono in difficoltà, magari dandogli i nomi che ho imparato da bambino, forse perchè mi manca la fantasia per cercarne altri"*

Fabrizio De André
(Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999)


* da" Cantico per i diversi",
intervista a cura di Roberto Cappelli,
"Mucchio Selvaggio", settembre 1992

6 commenti:

  1. Bello questo passaggio; non lo conoscevo! Oggi leggo molti post dedicati a Fabrizio De Andrè e credo che sia giusto che sia così. Era un grandissimo poeta dell'Anima!!!
    Francesca

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  2. Fabrizio ha rilasciato interviste ed interventi molto interessanti oltre che alla sua bellissima musica piena di poesia.
    Il seguente, ad esempio, e’ un altro suo intervento fatto durante la presentazione di "Citta vecchia" in un concerto del 1997:

    "Io credo che gli uomini agiscano certe volte indipendentemente dalla loro volontà. Certi atteggiamenti, certi comportamenti sono imperscrutabili. La psicologia ha fatto molto, la psichiatria forse ancora di più, però, dell'uomo, non sappiamo ancora nulla.
    Certe volte, insomma, ci sono dei comportamenti anomali che non si riescono a spiegare e quindi io ho sempre pensato che ci sia ben poco merito nella virtù e poca colpa nell'errore, anche perché non ho mai capito bene che cosa sia la virtù e cosa sia l'errore. È una questione di relativismo, sia geografico che temporale. Basta spostarci di paralleli e meridiani che troviamo cose per noi turpi da un punto di vista morale, e invece normalissime per certi gruppi che popolano l'Amazzonia. Dal punto di vista temporale, si pensi ad una brava persona, un tedesco di trent'ottanni, che nutriva i propri figli, che era innamorato della moglie e non pensava al altro che alla famiglia e al lavoro; bene, quest'uomo il sabato e la domenica si metteva la camicia blu e andava ad ascoltare e ad applaudire i discorsi di Hitler. Era una brava persona?
    Vedete che tutto è molto relativo.
    Anche le leggi sono assolutamente relative e il loro rispetto altrettanto. Insomma, credo che siamo tutti condizionati da un relativismo morale. Non esistono, secondo me, verità assolute. E quindi è inutile condannare qualcuno."

    Un analisi molto particolare che lascia riflettere su molte cose.

    Un abbraccio

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  3. Primo pensiero dopo aver letto (poi magari ne faccio altri):
    Il Bene si sceglie ogni giorno della vita, e in quel giorno diverse sono le possibilità che abbiamo.
    L'errore sta nel non scegliere il bene.

    Ciao Faber e, grazie per i pensieri che ancor oggi stimoli in tutti.

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  4. Il problema Paola è che a livello umano non esiste una visione della realtà assoluta. La realtà non è un fatto oggettivo, ognuno la vede e l'interpreta sotto una propria ottica, non può esistere una visione della realtà universale, in quanto è un fatto esclusivamente soggettivo.

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  5. "Questi ceppi che han portato
    perché il mio sudore
    li trasformi nell'immagine
    di tre dolori,
    vedran lacrime di Dimaco
    e di Tito al ciglio
    il più grande che tu guardi
    abbraccerà tuo figlio".
    Maria nella bottega del falegname

    Una delle mie preferite...
    Ciao Andrea,
    un abbraccio

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  6. Carissimo Andrea,
    è possibile superare quei cancelli oscuri che ci opprimono, ci trattengono al relativismo e al materialismo.
    E’ su quella dimensione interiore che dobbiamo ricercare, accostandoci con la Ratio, con pensiero indagatore, ma soprattutto facendoci guidare da quella innata assai celata divina parte intuitiva che è nel nostro cuore.
    Ogni giusto umano prima o poi approda a quel ricercato tortuoso sentiero dei perché senza fine che lo conduco a certe verità che il cuore sapeva già.

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