martedì 3 novembre 2009

Allevamenti Intensivi ed Influenza


Ci sono stati mesi un pò confusi e allarmanti quest'anno qui in Messico.
Un anno molto duro sotto molti aspetti. L'influenza A/H1N1 devo dire ha fatto la parte da leone rovinando ulteriolmente l'immagine di questo paese.
Spaventati all'inizio per le poche notizie che si avevano, con il tempo si è venuto a conoscenza di molte cose mentre il virus varcava i confini per espandersi in tutto il mondo.

Di come si sia creata questa influenza però non se ne parla molto al limite si incolpa il Messico per averla esportata al di là dei suoi confini.
Bene, secondo il Dr. Michael Greg direttore della 'Public Health and Animal Agriculture at the Humane Society of the United States', questo tipo di influenza incominciò a svilupparsi nei primi del 900 del secolo scorso dove si registrò la peggiore piaga della storia dell'umanità dovuta a un virus aviario conosciuto come H1N1 che si trasmise dagli uccelli agli esseri umani e riuscì a uccidere una quantità che variava dai 50 ai 100 milioni di persone nel 1918. Fino a quell'epoca non si registrò mai nessun'altra malattia che uccise tante persone in così poco tempo.
Il virus fù trasmesso dagli uomini ai maiali dove ha continuato a circolare e a trasformarsi, convertendosi nella causa più comune delle malattie respiratorie dei maiali che si trovano negli allevamenti Nord Americani e in Euroasia.
Nel 1998 in un allevamento del North Carolina fù scoperto così un virus ibrido composto dal virus con componenti genetici di maiale, di uccello e umano.
Il virus, è inutile dirlo, si propagò in maniera rapida dovuto al fatto che gli allevamenti intensivi di maiali favorivano questi scambi. L'influenza si correlaziona con la densità degli individui.
Il trasporto dei maiali in altri allevamenti ha permesso una diffusione ancor più rapida. Nessun limite quindi tra gli allevamenti Statiunitensi e Messicani, dove nella Granjas Carroll, appartenente alla multinazionale Smithfield Foods, furono registrati i primi casi di influenza A/H1N1.
Nei primi giorni di Marzo il 60% della popolazione locale presentava sintomi di questa "nuova" influenza.
La multinazionale Smithfield (26 milioni di capi abbattuti nel 2006) era già nota per le sue vicessitudini negli States per i danni ambientali che ha provocato scaricando milioni di litri di materiale fecale nelle acque di fiumi americani e per aver falsificato documenti e distrutto prove.
In Messico, la Smithfield, conosceva benissimo l'evoluzione del virus. Gli abitanti della valle del Perote, Veracruz (dove si trova la Granjas Carroll) furono curati dalla stessa Smithfield con i famosi antivirali già da alcune settimane senza avvisare il governo messicano dell'accaduto.
Inoltre qualche mese prima della scoperta del virus, la gente del posto stava manifestando contro la Granjas Carroll colpevole di scaricare carcasse di animali morti e liquami vari in una laguna provocando fetidi odori.
La laguna dove vengono scaricati escrementi, sangue e resti di maiali (Immagine tratta da Enlace Veracruz 212)

Carcassa di maiale nella laguna del Perote (Immagine tratta da Enlace Veracruz 212)



Condizioni sanitarie della Granjas Carroll nel 2006:
Maiali in evidente stato di decomposizione (Immagini tratte da Enlace Veracruz 212)

Nel mese di Aprile ma anche nei seguenti, il Messico è stato sottoposto a una discriminazione che ho riscontrato anche durante la mia visita in Italia ma la colpa forse dovremmo darcela ad ognuno di noi che consumiamo carne che proviene dagli allevamenti intensivi. Come al solito il più debole (in questo caso il Messico) paga sempre le conseguenze.

L'A/H1N1 non è altro che il prodotto della grande industria alimentare che alleva intensamente grandi quantità di capi per soddisfare le proprie tasche e le miliardi di bocche umane affamate.
Una multinazionale devasta e saccheggia territori e culture in cui prolifica proprio come se fosse un virus.
Il problema ancora più grave è che i governi, come quello Messicano, permettano questo scempio ospitando questi gruppi industriali pensando di favorire l'economia nazionale.

Riferimenti: 1, 2, 3, 4, 5.

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