Cacciatori, messaggeri e guerrieri: la corsa nelle culture native americane
Nell’era precolombiana, prima
della introduzione del cavallo da parte degli spagnoli nel XIVº secolo, camminare
e correre facevano parte della vita
quotidiana praticamente tra tutte le popolazioni native del continente
americano.
Dall’Alaska alla Terra
del Fuoco la corsa è stata un modo per spostarsi rapidamente nei vasti
territori che caraterizzavano queste terre.
La grande maggioranza delle culture native erano nomadi,
molto delle quali cacciatrici di persistenza e la corsa era una fattore essenziale
così come nelle culture sedentarie come ad esempio quella Azteca.
Esistono poche informazioni in proporzione alla vastità di
popolazioni che abitavano questi luoghi pero per alcune culture è stato
possibile avere una idea dell’importanza della corsa nelle varie culture amerinde,
attraverso usi e costumi tramandati fino ai nostri giorni, articoli scritti
successivamente all’arrivo degli europei ed alcune foto.
Corridore Taos Pueblo.
New Mexico.
1914. Foto di Carl Moon.
Senza
cavalli, utilizzando solo cani come animali da traino, i nativi americani erano
condizionati a percorrere grandi distanze a piedi fin da un'età precoce.
Gli
Apache per esempio, famosi per la loro tenacità, da adolescenti dovevano
intraprendere una lunga corsa su aspri terreni trasportando sulla schiena un pesante
carico durante 48 ore senza riposare. Una dura prova iniziatica che serviva per
le uscite di caccia di persistenza che potevano durare anche fino a due
settimane.
Un
Apache adulto poteva percorrere tra gli ottanta e centoventi chilometri al
giorno.
Articolo del “The New York
Times”, Marzo 1885
Altri
cacciatori di persistenza che abitavano nelle vicinanze dei territori Apache
sono i Rarámuri che abitano ancora oggi nelle zone del Messico settentrionale
tra le montagne della Barranca del Cobre e di cui abbiamo ampliamente trattato
negli articoli precedenti.
Donne Rarámuri durante la
corsa della Ariweta.
Nella
cultura Hopi, come in molte culture Pueblos, la corsa ha sia una importanza
pratica che cerimoniale.
Si
credeva che gli antenati e gli animali insegnarono alla razza umana a correre,
e che le corse degli spiriti ancestrali contribuirono allo sviluppo e alla
organizazzione del mondo.
Durante
le cerimonie come la danza del serpente o della canasta, le corse avevano un
significato sacro. Ancora oggi gli Hopi continuano a correre nelle loro
cerimonie propiziando piogge per le loro coltivazioni.
Corridori Hopi, 1902.
Foto di Jesse H. Bratley
Cerimonia Hopi della Danza dei Serpenti.
1899-1900. Foto di Summer W. Matteson.
Corridori Acoma Pueblo,
New Mexico. 1909. Fonte: New York Public Library.
Gara durante
il St. Geronimo Day. Taos Pueblo, New Mexico. 1884-1892. Foto di W.A. White.
Tra
le tradizioni Navajo esiste un rito di passaggio per le ragazze che dall’età
della pubertà passano all’età adulta tramite la celebrazione della “Kinaalda”. Durante il rito le ragazze apprendono
che l'universo deve essere tenuto in ordine. Imparono a prendersi cura
della terra e tutto ciò che vive in essa. La terra è la madre di tutta la
vita. Fornisce un riparo, nutrimento e produce la vita. Tra i tanti rituali che
fanno parte della Kinaalda c’è anche quello dedicato alla corsa. I Navajo
credono che la vita e il movimento sono valori essenziali. La ragazza correndo
esprime la visione del mondo.
Ragazza Navajo durante la celebrazione
delle Kinaalda
In
tutto il continente americano esistevano reti commerciali molto vaste
utilizzati da commercianti e messaggeri. I primi coloni europei documentarono fin
da subito queste reti di intercambio tra le varie tribù per esplorare il
territorio americano.
Nel
nord-est in quella che sarebbe diventata New York, la confederazione Irochese
era tenuta insieme dai loro messaggeri che potevano percorrere correndo in tre
giorni 380 chilometri portando messaggi di importanza anche politica. I
corridori Irochesi trasportavano nello loro rotte cinturoni chiamati “Wampum”
fatti con pezzi di conchiglia che oltre ad avere un significato decorativo nei
loro simboli c’erano anche codificati messaggi di accordi, inviti a riunioni o
assemblee, risoluzioni di conflitti, morte o nomina di un leader o qualsiasi
altro messaggio che doveva essere recapitato a una tribù vicina. I corridori
avevano la missione di fare arrivare questi messaggi a volte di vitale
importanza per la sopravvivenza come per esempio chiedere aiuto durante un
attacco nemico.
Cinturone Wampum
Più
a sud del continente, nella civiltà Azteca, esistevano messaggeri che correvano
per fare arrivare le notizie il prima possibile.
I Paynanis, o
messaggeri del Dio Paynal, la cui definizione etimologica è "corridore
veloce" o "piè veloce" avevano il compito di recapitare messaggi.
Consegnavano informazioni
urgenti correndo lunghe distanze in breve tempo. Con il sistema di staffetta
potevano percorrere fino a 600 chilometri al giorno.
Rappresentazione grafica di un messaggero
Paynani
Si chiamavano Chaquis
e facevano parte del sistema di comunicazione dell’impero. Attraversavando la Cordigliera
delle Ande a velocità sostenuta. Utilizzando anch’essi il sistema di staffetta,
potevano percorrere enormi distanze in un tempo relativamente corto, circa 300
chilometri al giorno. Un messaggio che partiva da Quito (Ecuador) arrivava a
Cuzco (Perù) in solo 5 giorni, coprendo una distanza di 1250 chilometri. I
sentieri non erano semplici in
quanto si snodavano tra montagne con alture considerevoli, tra precipizi e
ponti fatti di corda che ondeggiavano sospesi su burroni.
Rappresentazione grafica di un messaggero
Chasqui.
Sono state descritte in
questo articolo solamente alcune culture ma possiamo dire che in tutto il continente
americano la corsa è stata fondamentale per secoli, facendo prosperare civiltà,
tra deserti ed alte montagne, tra oceani ed immense pianure.













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