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Visualizzazione dei post da ottobre, 2019

La chiamano preistoria...

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... ma è la nostra storia più lunga. Un misterioso viaggio lungo più di 300.000 anni. Riferimento Callaway, E. (2017). Oldest Homo sapiens fossil claim rewrites our species' history . Nature: https://www.nature.com/news/oldest-homo-sapiens-fossil-claim-rewrites-our-species-history-1.22114

Monaci maratoneti

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C'è un tempio buddista in Giappone in cui i monaci percorrono più di 38.000 km in 7 anni come parte di una pratica religiosa per chiarire la mente e lo spirito. La pratica si chiama Kaihōgyō , "Pratica che circonda le montagne". I partecipanti sono più comunemente noti come i monaci della maratona del Monte Hiei. "La montagna stessa è un mandala. Pratica attentamente l'auto-riflessione in mezzo a pietre, alberi, ruscelli e vegetazione incontaminate, perdendoti nel grande corpo del Buddha Supremo. " Questo frammento è attribuito a Sō’ō, il patriarca della pratica Kaihōgyō. Sō'ō era un monaco Tendai che visse tra l'831 e il 918 e trascorse numerosi anni di pratica ascetica nelle montagne nei dintorni della moderna Kyoto. Approfondimenti Stevens, J. (2013). The Marathon Monks of Mount Hiei . Echo Point Books & Media

Le Vie dei canti

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Circa 100.000 anni fa durante la prima ondata migratoria dell'Homo Sapiens fuori dall'Africa, alcuni esploratori, attraversarono l'Asia meridionale e si diressero verso sud arrivando fino in Australia 55.000 anni fa. Si separarono così dal resto dell'umanità che a sua volta si accoppiò con altre specie arcaiche formando le cosiddette ibridazioni .  Gli aborigeni australiani costituiscono la più antica civilizzazione ininterrotta sulla terra. Per questo motivo sono considerati i diretti discendenti dei primi uomini moderni esploratori ed hanno il DNA dell'homo sapiens più antico del mondo . Nessuno sa quante persone siano arrivate la prima volta in Australia, ma secondo la genetica c'è stata solo un'ondata migratoria e poi si è fermata. Gli umani iniziarono così ad esplorare l'Australia: un continente vergine isolato dal resto del mondo. Una terra verde piena di animali da cacciare e cibo da raccogliere e con così poche perso...

La caccia di persistenza, il pensiero astratto, la scienza, il linguaggio e l'arte.

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La caccia di persistenza o per sfinimento, è una tecnica di caccia in cui i cacciatori, che possono essere più lenti della loro preda su brevi distanze, usano una combinazione di corsa, camminata e localizzazione per inseguire la loro preda fino appunto allo sfinimento di quest'ultima dopo diverse ore di inseguimento. La caccia di persistenza è stata probabilmente una tra le prime forme di caccia dell'essere umano risalente a 2 milioni di anni fà, fino al suo lento declino marcato con l'arrivo dell'agricoltura, dell'allevamento e delle vaste aree urbane. In questo post non starò qui a spiegare le caratteristiche fisiche che noi umani abbiamo come corridori di resistenza e che ci permettono di poter cacciare in questo modo, ma piuttosto di come la caccia di persistenza abbia avuto un ruolo importante nell'origine della scienza, dell'arte e del linguaggio. Uno dei punti chiave della caccia di persistenza è il "tracking" (tracciamento) che ...

Come la tecnologia può aiutare a riportare le persone in contatto con la natura.

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Mentre originariamente gli uomini vivevano completamente immersi nella natura e godevano di un'esperienza molto diretta della realtà, le persone che vivono attualmente in città sono sempre più alienate dalla natura. Oggi la maggior parte delle persone vive in città circondata da un ambiente urbano artificiale. La televisione, i computer ed internet ci danno accesso a un'enorme quantità di informazioni. Tutta questa tecnologia usata in maniera errata può però alienare le persone dalla natura. La percezione della natura è limitata alle prospettive offerte dai media. I bambini che crescono nelle città trascorrono meno tempo giocando all'aperto e più tempo al chiuso guardando la TV, giocando al computer e interagendo con le persone attraverso i social network a disposizione su internet. Ciò ha sollevato la preoccupazione che i bambini possano soffrire di "Disturbo da deficit di natura" (Louv, 2005). "Newton, quando era giovane, riproduceva modellini di mulin...

Il Messico, gli States e le mie corse

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Sono davvero poche le gare a cui partecipo durante l’anno, si possono contare al massimo sulla punta delle dita di un solo piede! Mi piace correre libero, come gesto naturale, dove il movimento riesce a dare un significato al mio essere. Mi piacciono quelle uscite che la gente chiama allenamenti, le corse non competitive o le Ultra con quell’atmosfera amichevole, dove al traguardo, dopo tante ore di corsa, si va a cercare una birra da bere da condividere con gli altri corridori e non il tabellone con i risultati. Il fattore competizione per me non esiste. Mi piace godermi il tempo e non cercare di vincerlo. Ho vissuto in Italia fino al 2001, dove negli anni 90 ho praticato corsa e triathlon: esperienze uniche ed indimenticabili. Ora il mio approccio è molto più “soft”, dando meno peso ai cronometri, alle pulsazioni del mio cuore ed alle tabelle. Quello che conta, in questo momento, per me, è conoscere e godermi ciò che mi circonda correndo. I grandi spazi, con i loro scenari n...