Le Vie dei canti



Circa 100.000 anni fa durante la prima ondata migratoria dell'Homo Sapiens fuori dall'Africa, alcuni esploratori, attraversarono l'Asia meridionale e si diressero verso sud arrivando fino in Australia 55.000 anni fa. Si separarono così dal resto dell'umanità che a sua volta si accoppiò con altre specie arcaiche formando le cosiddette ibridazioni
Gli aborigeni australiani costituiscono la più antica civilizzazione ininterrotta sulla terra. Per questo motivo sono considerati i diretti discendenti dei primi uomini moderni esploratori ed hanno il DNA dell'homo sapiens più antico del mondo. Nessuno sa quante persone siano arrivate la prima volta in Australia, ma secondo la genetica c'è stata solo un'ondata migratoria e poi si è fermata.

Gli umani iniziarono così ad esplorare l'Australia: un continente vergine isolato dal resto del mondo. Una terra verde piena di animali da cacciare e cibo da raccogliere e con così poche persone non esisteva una reale competizione per le risorse. Una cultura avanzata fu così creata rappresentata da rituali e tradizioni culturali che sono ancora presenti tra gli aborigeni attuali.



Nei secoli successivi con l'avanzamento della glaciazione sul pianeta, l'acqua rimase intrappolata nel ghiaccio e l'umidità dell'atmosfera diminuì. Le minori precipitazioni trasformarono l'Australia in un luogo asciutto e ostile per la sopravvivenza umana. Quando i fiumi si prosciugarono, le foreste scomparvero e le praterie divennero deserti. I grandi animali australiani si estinsero. Gli esseri umani sono diventati una specie in via di estinzione in questo continente. Seconda la genetica Il 60% della popolazione australiana è morta durante questo periodo della glaciazione. Cibo ed acqua erano scarsi.


Quando il tempo ha iniziato a cambiare e il territorio ha iniziato a diventare più arido, la ricerca di risorse iniziò ad essere molto complicata. Sono state necessarie ulteriori conoscenze per trovare le risorse disponibili. Mentre le persone si allontanavano in cerca di cibo, la popolazione era divisa in gruppi più piccoli, separati dal resto dell'umanità e l'uno dall'altro. Gli esseri umani dovevano sfruttare tutta le loro capacità adattative per sopravvivere, ma rappresentava anche un'altra sfida alla quale non potevano adattarsi nel loro assoluto isolamento. Avevano pochissimi contatti con altre persone. Erano completamente soli come piccoli gruppi. Una popolazione troppo isolata di solito va incontro all'estinzione. Senza nuovi geni il patrimonio genetico diminuisce. La popolazione diventa soggetta ai pericoli di consanguineità e alla fine scompare. I sopravvissuti australiani sono stati però in grado di superare il rischio di isolamento dovuto al contatto con altri piccoli gruppi. Durante la glaciazione i diversi gruppi australiani hanno scambiato conoscenze, strumenti e prodotti lungo centinaia di chilometri. Queste reti commerciali sono state importanti per la salvezza genetica. Con il passare degli anni, quando le persone si sono divise in piccoli gruppi, ognuno è diventato geneticamente diverso dal resto e questo creò diversità, ma per sopravvivere questa diversità deve essere trasmessa da un gruppo all'altro e per questo è necessario un contatto. È così che le reti commerciali hanno propiziato lo scambio genetico per mezzo degli accoppiamenti tra gruppi diversi.


C'è stato quindi uno scambio genetico che ha permesso il successo della sopravvivenza durante il lungo periodo di isolamento. Senza rendersi conto, questi primi australiani hanno trovato un equilibrio tra isolamento e contatto e ciò li ha aiutati a superare la minaccia di estinzione.

Questa connessione è ancora esistente tra le culture australiane. Secondo la cultura aborigena Yolngu, la dea Barnumbirr, condusse i primi uomini in Australia volando attraverso la terra e cantando la sua canzone creò tutti gli esseri viventi e non. Barnumbirr è anche conosciuta come la stella del mattino, il pianeta Venere. Secondo la cultura Yolngu, Barnumbirr è la stella del mattino che, per paura di annegare nel fiume della Via Lattea, avrebbe chiesto aiuto a due donne anziane. Per aiutarla, queste donne anziane la legarono con un lungo filo di luce su un albero che si trovava sull'isola di Baralku, che è il luogo da cui la dea guida le anime in Paradiso. Gli Yolngu si riuniscono dopo il tramonto in attesa che il pianeta Venus sorga. Mentre si avvicinano le prime ore dell'alba, gli Yolngu possono comunicare con gli antenati attraverso una cerimonia caratterizzata da un canto e da delle danze. Le canzoni rappresentano un tipo di mappa che contiene informazioni sui migliori luoghi per cacciare e trovare acqua. 

Queste canzoni non appartengono solo alla cultura Yolngu. Variazioni di questi canti si trovano in tutta l'Australia, collegando varie tribù in una cultura condivisa. Rituali come questi hanno aiutato i gruppi aborigeni a superare l'impatto dell'isolamento. Lo stesso isolamento che ha contribuito alla sopravvivenza del rituale. Senza un flusso di persone diverse con idee diverse, c'è meno pressione affinché una cultura cambi. Quindi gli stessi rituali vengono trasmessi attraverso generazioni intatti ed inalterati. Queste connessioni tra gruppi aborigeni sono note come le “Vie dei canti”. Nessuno sa quanti anni hanno, ma potrebbero risalire all’epoca delle reti commerciali che hanno aiutato le persone a sopravvivere alla glaciazione. Questo metodo di navigazione permette di attraversare il territorio ripetendo le parole della canzone o rievocando la storia attraverso la danza. 

Nel corso della canzone vengono descritte anche la posizione di vari punti di riferimento del paesaggio (ad esempio formazioni rocciose, pozze d'acqua, fiumi, alberi ). Cantando un ciclo di canzoni nell'ordine appropriato, un esploratore puo percorrere vaste distanze, viaggiando attraverso i deserti dell'Australia (un fatto che ha stupito i primi antropologi  sbalorditi dagli aborigeni che camminavano attraverso centinaia di chilometri di deserto individuando minuscole caratteristiche lungo la strada senza errori).



Mentre il resto dell'umanità combinava i geni con altri umani arcaici creando la cosiddetta ibridazione con l'homo di Denisova, l'homo erectus e l'Homo de Neanderthal, gli australiani rimasero in un incomparabile isolamento genetico. In teoria avrebbero dovuto estinguersi. Fu una migrazione umana che raggiunse un vicolo cieco. La loro sopravvivenza non era dovuta a nessuna tecnologia speciale, ma alla loro capacità di connettersi e intercambiare relazioni con altre popolazioni sparse in tutto il continente. Ciò che è accaduto allora accade anche adesso. Siamo esseri sociali che cerchiamo altri come noi e troviamo una causa comune. È ciò che ci rende umani e ciò che ci ha portato così lontano.

Per migliaia di anni la cultura aborigena prosperò e la popolazione crebbe fino a raggiungere un milione di persone in 300 gruppi linguistici diversi, ma nel 1606 arrivarono gli europei. La colonizzazione europea fu un disastro per gli aborigeni. I colonizzatori presero le loro terre, separarono le loro famiglie e le connessioni con i loro antenati, fondamentali per la loro sopravvivenza e identità.

Tutte queste informazioni ci indicano che gli aborigeni australiani sono stati capaci di sopravvivere all’estinzione grazie a anche alle Vie dei canti che identificano rotte ancestrali le quali permettendo di muoversi in un ambiente ostile ma sacro ed avere contatto a distanza di chilometri con altri clan potendo così prosperare. Il senso del movimento, la curiosità, l'esplorazione, la visione e la voglia di arrivare a un limite e superarlo sono caratteristiche peculiari del nostro modo di essere umani. Le Vie dei canti ci ricordano chi siamo.



Approfondimenti

Chatwin, B. (1988), Le Vie dei cantiMilano, Italia: Adelphi.

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